Lavori Pubblici

Mafia, frodi negli appalti dei Morici (Trapani): sequestri per 30 milioni

Beni per un valore complessivo dioltre 30 milioni di euro sono stati sequestrati agli imprenditori edili trapanesi Francesco e Vincenzo Morici, padre e figlio, di 79 e 50 anni, ritenuti dagli investigatori appartenenti al 'cartellò legato al boss latitante Matteo Messina Denaro e che per un decennio avrebbe condizionato appalti pubblici a Trapani. Il sequestro ha riguardato anche
società impegnate nel cantiere del porto di Trapani. Per gli inqirenti, nelle commesse venivano usati materiali non conformi, tali da pregiudicare la durata delle opere.

Il recente smottamento di un tratto della litoranea nord di Trapani e il danneggiamento dell'arco
storico di «Porta delle Botteghelle» sono, per gli investigatori, le conseguenze tangibili della frode nelle pubbliche forniture e degli elementi di «pericolosità» insiti nelle grandi opere realizzate dalle imprese di Francesco e Vincenzo Morici, a cui oggi sono stati sequestrati beni per oltre 30 milioni di euro. Secondo gli inquirenti, infatti, i lavori di riqualificazione della Litoranea Nord, aggiudicati nel luglio 2006 dai due imprenditori considerati vicini a Cosa nostra (ritenuti legati al boss latitante Matteo Messina Denaro), sarebbero stati eseguiti in maniera anomala e difforme al capitolato d'appalto come documentano alcune
riprese video terrestri e sottomarine dalla polizia. A Porta delle Botteghelle, l'associazione di imprese dei Morici avrebbe rimosso e abbassato il manto stradale sottostante per consentire il passaggio di escavatori di grandi dimensione invece di noleggiare mezzi meno voluminosi come imponeva il progetto esecutivo.
Sono stati realizzati dai Morici anche il ripristino della funivia Trapani-Erice, costato nel 2005 quasi 9 milioni di euro, e la costruzione della galleria di Favignana (appaltata tra il 2000 e il 2001 per un importo di 4 miliardi di lire) per cui i Morici avrebbero concordato una tangente di circa 80 mila euro con gli ex funzionari della Provincia arrestati nel 2003 per turbativa d'asta, Vito Giacalone e Giovan Battista Grillo. Nel «reticolo» di imprese utilizzate dai Morici figurano tre società con sede a Roma: la partecipata «Coling spa», «Eumede - Società di consulenza e ingegneria srl» e «Trapani Infrastrutture portuali soc. consortile scarl». Alle ultime due sono state apposti i sigilli, come anche alle ditte Litoranea Nord scarl, La Funivia scarl, Sperone scarl e Torre ascensori scarl, tutte poste in amministrazione giudiziaria per un periodo di sei mesi.
Queste invece le quote societarie sequestrate: quota della Coling spa della Trapani
Infrastrutture portuali; quota intestata alla Morici Francesco della Litoranea nord scarl; quota intestata alla Coling spa della Funivia scarl; quota intestata alla Coling spa della Sperone scarl, quota intestata alla Coling spa della Torre ascensori scarl, quota intestata alla Morici Vincenzo della Eumede srl; quota intestata alla Morici Vincenzo della Port service srl; quota intestata a Morici Francesco della Traghetti delle isola spa; quota intestata a Coluccia Lorena della
Touring service e consulting.
Agli atti dell'indagine ci sono anche dichiarazioni rese nel 2006 dall'imprenditore-collaborante Antonino Birrittella, il quale sostiene che la presenza dei Morici nei grandi appalti veniva vista come «un regalo del senatore D'Alì». Queste parole, secondo Birrittella, gli furono dette da un ingegnere di una delle ditte associate nella strutturazione del porto per gli eventi dell'Americàs cup. In un'intercettazione ambientale del 2001, agli atti del processo per concorso esterno in
associazione mafiosa a carico del senatore trapanese Antonio D'Alì, Francesco Morici avrebbe detto all'imprenditore valdericino Tommaso Coppola, condannato per concorso esterno in
associazione mafiosa: «qua ne ho un'altra... quella che il senatore mi ha promesso che me la faceva passare ... quella di 20, 30 miliardi .. questa ... la convenzione ... questa per la cosa del
porto». Il riferimento é a una presunta promessa, ricevuta dall'ex sottosegretario degli Interni, di agevolare una «convenzione» per alcuni lavori da effettuare al porto di
Trapani.


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