Lavori Pubblici

Lo scambio perverso «pago ora, freno per 5 anni»: pagamenti futuri regolari ma con investimenti al lumicino

Giorgio Santilli

Ancora una volta, la "fissa" del ministero dell'Economia sembra quella di azzoppare la spesa per investimenti, anche quando il decreto nasce con finalità del tutto diverse e positive

Il lupo perde il pelo ma non il vizio. Ed ecco che nella bozza di decreto legge messa a punto dal ministero dell'Economia - e ieri stoppata da Palazzo Chigi per necessità di «ulteriori approfondimenti» - spunta l'arma finale di Via Venti Settembre per il blocco definitivo degli investimenti pubblici degli enti locali e un altro significativo taglio alla già massacrata spesa in conto capitale della Pa.
Il comma 12 dell'articolo 1 della bozza, che disponeva il divieto di finanziamento di nuovi investimenti per il quinquennio successivo al 2013, va letto infatti in combinato disposto con le norme di recepimento delle direttive Ue sui pagamenti già approvate.

Una sorta di riallineamento di tutti gli enti locali al nuovo regime di pagamento dove l e pubbliche amministrazioni dovranno liquidare fornitori e appaltatori entro 30 o 60 giorni: per allinearsi al ribasso, però, le amministrazioni saranno «facilitate» dal quasi-azzeramento dei finanziamenti e degli impegni. Anziché affrontare il problema nella parte finale del tragitto, quando si deve pagare, si risolve a monte: si riducono al lumicino i progetti da avviare, non partono le gare di appalto. Rispettare i rigidi termini di pagamento in questo deserto di investimenti sarà più facile.
Dal ministero dell'Economia e dalla Ragioneria generale obiettano, ovviamente, che la norma è necessaria per il fatto che il picco di spesa del 2013 – quando dovrebbero essere saldati gran parte dei pagamenti pregressi degli enti locali prescelti – necessita di un periodo di successiva decantazione per rimettere in carreggiata enti che certamente avranno (legittimamente) sforato i parametri del patto di stabilità interno nel 2013, ma dovranno tornare a rispettarli dall'anno successivo.

Non è ancora possibile valutare a quanto ammonti la spesa che sarà bloccata nei prossimi cinque anni a fronte dello sblocco dei pagamenti di oggi. L'ufficio studi dell'Ance, l'associazione nazionale dei costruttori edili, sospetta che lo scambio sia sfavorevole, considerando anche i tetti posti dal decreto alle operazioni di pagamento degli arretrati.
Sintetizza il presidente dell'associazione, Paolo Buzzetti: «Non possiamo limitarci a introdurre un allentamento del patto talmente condizionato e di così breve gittata da rischiare di produrre effetti minimi e poco incisivi. Bisogna invece passare a misure forti come la modifica del patto di stabilità».
Servirebbe una modifica definitiva del patto di stabilità che non si limitasse a liquidare i vecchi pagamenti ma consentisse un progressivo recupero della curva degli investimenti in conto capitale, magari a scapito di una spesa corrente che dovrebbe passare a un più rigoroso setaccio della spending review.

Un altro istituto di ricerca, il Cresme, ha recentemente confrontato i valori della spesa corrente e della spesa in conto capitale della pubblica amministrazione dal 2005 al 2011: mentre la spesa per investimenti è stata ridotta del 18,6% circa, le uscite correnti hanno continuato a crescere per oltre il 18 per cento.
Ancora una volta, invece, la "fissa" del ministero dell'Economia sembra quella di azzoppare la spesa per investimenti, anche quando il decreto nasce con finalità del tutto diverse e positive. Segno che il Paese non ha ancora affrontato e sciolto il nodo del ruolo della qualità e della quantità ottimale degli investimenti pubblici nella crescita dell'economia.


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