Lavori Pubblici

Fuori dal patto di stabilità cinque miliardi di euro di crediti comunali

Massimo Frontera e Alessandro Arona

Pubblicato in «Gazzetta» il testo del Decreto sui pagamenti. Per i Comuni possibile da subito pagare con la liquidità disponibile. La discussione parlamentare comincia dalla Camera dei deputati

Inizia giovedì mattina nella commissione speciale della Camera l'iter del decreto sblocca-pagamenti. Sono già in programma delle audizioni che saranno svolte congiuntamente alla commissione speciale istituita presso il Senato. Verranno ascoltati, tra gli altri, gli enti locali, le parti sociali, Cdp, Abi, Ance e il ministro dell'Economia, Vittorio Grilli.

Intanto lo stesso ministro dell'Economia, il 10 aprile scorso ha firmato il decreto ministeriale che, in attuazione del decreto 35/2013 stanzia i fondi finalizzati alla concessione di anticipazioni a favore degli enti territoriali per garantire il pagamento dei debiti maturati al 31 dicembre 2012. Si tratta di 10 miliardi di euro per Comuni, province e Regioni e di 500 milioni di euro per i debiti dei ministeri.

Il 18 aprile invece inizieranno le riunioni del Parlamento in seduta comune per l'elezione del presidente della Repubblica e poiché la conferenza dei capigruppo di Montecitorio ha stabilito che l'approdo in Aula del provvedimento ci sarà il 29 aprile, il calendario è abbastanza serrato e si punta a concludere l'esame del decreto per il 17 aprile così da passare agli emendamenti subito dopo l'elezione del Capo dello Stato, intorno al 22 aprile.

Il decreto sui pagamenti è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale di lunedì 8 aprile 2013 ed è in vigore da martedì 9 aprile. È immediatamente operativa la norma (articolo 1 comma 5 del Dl ) che consente agli enti locali, Comuni e Province, di pagare subito alle imprese - senza le complesse procedure previste dal decreto - i debiti pregressi per una somma pari al 13% della liquidità giacente in cassa in ciascun ente. Da oggi, dunque, le imprese che vantano debiti scaduti con Comuni e Province possono bussare alle porte delle ragionerie locali per farsi pagare. Il decreto indica come ordine gerarchico i debiti più vecchi nel tempo, purché non oggetto di cessione pro soluto alle banche (anche questi potranno essere pagati, ma solo alla fine).
Il 13% della liquidità in cassa va riferito al singolo ente locale alla data del 31 marzo di quest'anno. Dunque la situazione cambia da Comune a Comune, da Provincia a Provincia: alcune avranno la possibilità di pagare di più, altre di meno, altre nulla (fermo restando che più o meno tutte hanno debiti scaduti). Complessivamente, comunque, si calcola che a livello nazionale il 13% della cassa equivalga a 2,37 miliardi di euro. Il 68% abbondante di queste risorse (1,62 miliardi di euro) si concentra nelle amministrazioni locali del Centro-Nord.
Questa al momento è l'unica scossa immediata che il decreto legge può produrre, da subito. Per tutti gli altri sblocchi di pagamenti previsti dal Dl sono previste infatti procedure di richiesta e autorizzazione al Ministero dell'Economia, e in particolare per lo sblocco a regime dei 5 miliardi agli enti locali l'iter prevede che Comuni e Province comunichino entro il 30 aprile alla Ragioneria i loro debiti di parte capitale «certi liquidi ed esigibili» al 31 dicembre 2012 (cioè «gli spazi finanziari di cui necessitano» per pagare), e il ministero dell'Economia dovrà di conseguenza emanare un decreto entro il 15 maggio.

«Nelle more .... » (art. 1 comma 5) «ciascun ente locale può effettuare pagamenti ... nel limite massimo del 13 per cento delle disponibilità liquide detenute presso la tesoreria statale al 31 marzo 2013». Può, dunque: non deve.
Tant'è che cominciano ad arrivare i commenti critici degli enti locali. A partire da Antonio Saitta, presidente dell'Upi (Unione Province italiane) e presidente della Provincia di Torino: «Oggi la Provincia di Torino paga quello che il Governo le consente di pagare e poi si ferma».

«Abbiamo verificato che come Provincia di Torino - spiega Saitta - abbiamo 1.746 fatture i cui crediti sono maturati entro il 31 dicembre 2012 per un importo di circa 40 milioni di euro: a fronte di questa enormità di fatture ferme, abbiamo disponibili risorse capaci di coprire da subito l'intero importo, ma il Governo, con i vincoli che ci ha imposto, ce ne lascia pagare solo 6.669.996,85».

«Chi ha liquidità di cassa - aggiunge - non è agevolato, figuriamoci gli altri che dovranno chiedere alla Cassa Depositi e prestiti. Per questo avevamo richiesto con forza al Governo di permettere a chi ne avesse la disponibilità di pagare subito almeno il 50% delle fatture. Le Province, con tutti i limiti imposti - conclude Saitta - faranno comunque da subito la loro parte e già da oggi come Upi abbiamo attivato un monitoraggio per rendere noti i pagamenti che saranno effettuati in queste prime settimane dalle amministrazioni».

Ecco in sintesi cosa prevede il decreto, pubblicato in Gazzetta.

Crediti con i comuni. L'articolo uno del Dl è tutto dedicato ai crediti nei confronti di province e comuni. La norma più importante è l'esclusione dal patto di stabilità di cinque miliardi di crediti. Questo consentirà di liberare tutta le giacenze di cassa detenute dagli enti locali da destinare ai pagamenti di lavori eseguiti, in conto corrente e in conto capitale.

Il perimetro di questo ammontare sarà definito entro il 15 maggio. Fin da subito il decreto prevede che gli enti locali possano sbloccare la cassa detenute fino al 31 marzo per un importo pari al 13%, e «comunque, entro il 50 per cento degli spazi finanziari che intendono comunicare entro il 30 aprile 2013», cioè metà della cifra corrispondente ai pagamenti da effettuare.

Entro il 30 giugno i Comuni (ma anche le altre amministrazioni debitrici) devono comunicare ai creditori, «anche a mezzo posta elettronica», l'importo e la data entro la quale provvederanno ad effettuare i pagamenti. «L'omessa comunicazione - precisa il decreto - rileva ai fini della responsabilità per danno erariale a carico del responsabile dell'ufficio».

Le tappe dei pagamenti. Entro il 30 aprile i comuni devono comunicare al ministero dell'Economia "lo spazio finanziario" corrispondente alle somme da liquidare ai creditori. Il ministero dell'Economia, entro il 15 maggio dovrà individuare «per ciascun ente locale, sulla base delle modalità di riparto individuate dalla Conferenza Stato-città ed autonomie locali che potrà fornire entro il 10 maggio 2013, ovvero, in mancanza, su base proporzionale, gli importi dei pagamenti da escludere dal patto di stabilità interno per il 90% dell'importo» corrispondente alle somme segnalate all'Economia.

Entro il 15 luglio 2013, «in relazione alle richieste pervenute, sino a dieci giorni prima rispetto a tale data», il ministero ripartirà la quota residua del 10% comunicando anche «le disponibilità non assegnate con il primo decreto». Entro il termine perentorio del 31 dicembre ciascun comune deve aver liquidato tutto il 90% della somma precedentemente individuata. Altrimenti scatta una «

I debiti delle Regioni con i Comuni. Una delle ultime modifiche apportate al testo riguarda i trasferimenti delle Regioni ai Comuni delle somme corrispondenti ai debiti nei confronti degli enti locali («residui passivi di parte corrente, purché a fronte di corrispondenti residui attivi degli enti locali»). Ebbene, il decreto consente che queste somme vengano impiegate«esclusivamente per il pagamento dei debiti di parte capitale certi, liquidi ed esigibili al 31 dicembre 2012, ovvero dei debiti di parte capitale per i quali sia stata emessa fattura o richiesta equivalente di pagamento entro il predetto termine. Tali spazi finanziari sono destinati prioritariamente per il pagamento di residui di parte capitale in favore degli enti locali». Si tratta dunque di somme che andranno destinate a pagare lavori eseguiti.

Innalzato il limite per l'anticipazione di tesoreria. Solo fino a settembre 2013 viene incrementato da 3 a 5/12 la possibilità di fare anticipazioni. I Comuni subiscono però un corrispondente vincolo sulle «entrate dell'imposta municipale propria per l'anno 2013 e per le province una quota dell'imposta sulle assicurazioni» Rc auto relativa al 2013.

Il super-fondo. Nasce il «Fondo per assicurare la liquidità per pagamenti dei debiti certi, liquidi ed esigibili» con una dotazione di 10 miliardi per il 2013 e 16 per il 2014. Agli enti locali è riservata una quota di 4 miliardi, due per ogni anno.
Alle Regioni è riservata invece una quota di 8 miliardi (3 nel 2013 e 5 nel 2014) per il pagamento di crediti non sanitari e poi un'altra quota di 14 miliardi (5 nel 2013 e 9 nel 2014) per i debiti sanitari).

Accesso al fondo obbligatoria. Modificando la precedente versione del testo, l'accesso al fondo per i comuni debitori è obbligatoria e non facoltativa. Gli enti locali che cioè hanno accumulato debiti con le imprese e non hanno i soldi per pagare non hanno scelta: entro il 30 aprile devono chiedere «l'anticipazione di liquidità da destinare ai predetti pagamenti». L'anticipazione viene erogata già entro il 15 maggio. «All'atto dell'erogazione, gli enti locali interessati provvedono all'immediata estinzione dei debiti». Le somme vengono poi restituite in 30 anni.

Le reazioni. «Finalmente - ha dichiarato il presidente dell'Ance, Paolo Buzzetti - dopo anni di denunce oggi è stato compiuto un passo importante per ristabilire la correttezza nei rapporti tra lo Stato e le imprese. L'allentamento del patto per 7,7 miliardi di euro rappresenta un segnale positivo per l'edilizia che ancora oggi sta pagando un prezzo elevatissimo a causa dei mancati pagamenti».


© RIPRODUZIONE RISERVATA