Lavori Pubblici

Il rilancio in quattro mosse: cofinanziamenti Ue, allentamento del patto per i comuni, trasferimenti regionali e rimborsi fiscali

Massimo Frontera e Giorgio Santilli

Comincia una settimana chiave per dare attuare le misure annunciate la scorsa settimana dal governo con il duplice obiettivo di sbloccare i pagamenti alle imprese e di liberare risorse da destinare a nuovi investimenti. Gli occhi sono puntati sui due rami del Parlamento, dove dovrà essere esaminata la relazione trasmessa dal governo nella quale sono indicate le azioni da applicare per "allentare" il patto di stabilità di 40 miliardi.

Certo è che la misura annunciata non ha alcun effetto immediato. E questo ha scontentato in blocco tutta la filiera delle costruzioni, inclusi i progettisti. La misura prodotta dal Governo lascia delusa la filiera delle costruzioni, che nello stesso giorno era scesa in piazza a fianco dei sindaci per chiedere uno sblocco immediato di risorse per liquidare i lavori eseguiti.

«Bisognava fare qualcosa subito - ha detto a caldo il presidente dell'Ance, Paolo Buzzetti -. Rinviare ancora mi sembra davvero assurdo, direi inaccettabile». «Quando i nostri funzionari hanno incontrato quelli di Bruxelles - ha spiegato Buzzetti - è emerso chiaramente che sarebbe stato semplice e veloce liberare subito almeno 12 miliardi: soldi nelle casse dei Comuni virtuosi che sarebbero potuti andare ai fornitori e che invece inspiegabilmente non sono stati usati».

L'azione del Governo – come spiegato dal ministro dell'Economia Vittorio Grilli – va nella direzione di un allentamento del patto di stabilità fino a 40 miliardi di euro. L'orizzonte è fissato nel biennio 2013-2014. Più precisamente – come indicato nella nota finale del Consiglio dei ministri – gli importi sono pari a «20 miliardi nella seconda parte del 2013 e ulteriori 20 miliardi nel corso del 2014».

Sei i punti indicati dal Governo, di cui alcuni strettamente legati all'edilizia. Al primo punto c'è «la deroga alle spese 2013 per i cofinanziamenti nazionali dei fondi strutturali comunitari». Se effettivamente attuata, la novità sarebbe rilevante perché il patto di stabilità, estendendosi ai cofinanziamenti statali finisce con il bloccare anche le risorse comunitarie (che hanno il privilegio di essere escluse dal patto di stabilità) (Leggi l'analisi a questo link ).

La manovra annuncia un'azione sui debiti «di regioni ed enti locali». In questo capitolo è previsto l'«allentamento dei vincoli del patto di stabilità interno per consentire l'utilizzo degli avanzi di amministrazione disponibili». Si tratta del cuore del problema dei pagamenti alle imprese. Nelle casse dei Comuni ci sono 12,5 miliardi di giacenze che possono essere sbloccate.

La misura indica poi di volere agire a favore dell'«esclusione del Patto di stabilità delle Regioni dei pagamenti effettuati in favore degli Enti locali sui residui passivi a cui corrispondono residui attivi di Comuni e province». In altre parole si tratta di eliminare il vincolo del patto ai trasferimenti pronto-cassa di Regioni a comuni e province. In questo capitolo si trovano anche i fondi statali di programmi di investimento che passano per le casse delle Regioni.

La manovra annuncia infine l'«istituzione di fondi rotativi per assicurare la liquidità agli Enti territoriali (Regioni ed Enti locali), con obbligo di restituzione in un arco temporale certo e sostenibile». Il meccanismo potrebbe essere rivolto più a favore delle Regioni che agli enti locali, e potrebbe rappresentare una possibilità concreta di aiuto per quelle Regioni impegnate nel rientro del deficit sanitario.

Bisognerà infine capire in che misura sarà possibile beneficiare dell'ultima misura di qualche interesse per le costruzioni, cioè la possibilità di ottenere rimborsi fiscali pregressi a carico dello Stato, attraverso l'utilizzo di giacenze di tesoreria.


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