Lavori Pubblici

Ritardi, maxi-riserve, malfunzionamenti: il prolungamento della linea B di Roma sotto il «torchio» dell'Autorità

Mauro Salerno

Richieste di costi aggiuntivi per 314 milioni su un totale di 358, premio di accelerazione di 22 milioni nonostante tempi sforati di oltre un anno: la ricostruzione del cantiere assegnato nel 2004 al Consorzio Risalto, al termine di una gara con un solo concorrente

Vincere una "gara" correndo in solitaria, ottenendo un premio di accelerazione di 22 milioni, nonostante lo sforamento dei tempi contrattuali. Non si può fare a meno di ripensare a una vecchia pubblicità del "gratta e vinci", che sottolineava la possibilità di vincere facile, ripercorrendo la vicenda del cantiere del prolungamento della linea B di Roma (da Piazza Bologna a Piazza Conca d'Oro), secondo la ricostruzione effettuata dall'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici.

La delibera 9/2013, diffusa ieri (clicca qui per scaricare il testo ), parte dall'assegnazione dell'appalto da 379 milioni assegnato dal Comune di Roma nell'autunno del 2004. Per ottenere il contratto non è stato necessario sgomitare. La gara fu "presidiata" da un solo partecipante: il raggruppamento guidato dal Consorzio Risalto, formato dalle imprese Rizzani De Eccher, Salini e Todini (quest'ultima poi acquisita al 60% dal costruttore romano, in seguito protagonista della scalata a Impregilo), risultato vincitore con un'offerta da 358,7 milioni. Frutto di uno sconto a dire il vero lontano dai ribassi record con cui vengono in genere aggiudicati i lavori pubblici.

I tempi
. Il contratto prevedeva la conclusione dei lavori in 2040 giorni (circa 5 anni e mezzo), inclusi il tempo destinato alla progettazione esecutiva (240 giorni) e alle prove post-cantiere (altri 180 giorni). Alla fine, tra un rinvio e un altro, i lavori sarebbero dovuti terminare nella primavera del 2011. In realtà sono stati completati esattamente un anno fa: il 31 marzo 2012, mentre la tratta è entrata in esercizio il 13 giugno. Insomma, «i tempi che la stazione appaltante intendeva recuperare con l'introduzione del premio», rileva l'Autorità, sono stati «nuovamente concessi all'appaltatore con una serie di proroghe e tempi aggiuntivi». Ma questo non ha impedito di riconoscere alle imprese il maxipremio di velocità.

I malfunzionamenti
. La storia del prolungamento della metro B non è solo la vicenda di un'opera multimilionaria che sembrava non far gola a nessuno, tanto che la gara che ha rischiato di finire deserta. O dei ritardi rispetto al cronoprogramma: triste regola a cui nel Belpaese raramente sfugge qualche cantiere. Nelle pagine scritte dall'autorità c'è una storia di varianti, contenziosi, stazioni cancellate (Nomentana), riserve milionarie, fatture ancora da pagare per 16 milioni (al lordo di penali per 2,2 milioni). Per non parlare dei malfunzionamenti passati in meticolosa rassegna dall'Autorità, con interruzioni di servizio e blocco degli impianti «con rilevanti disagi per l'utenza». Incidenti che i tecnici di Via Ripetta ricordano al fine di valutare la «responsabilità dell'Appaltatore» in sede «di possibili rivendicazioni economiche dello stesso per attività di assistenza non contemplate dall'appalto, ma che, comunque, sembrano essersi rese necessarie per i malfunzionamenti verificatisi».

Le riserve. Problemi da attribuire al progetto messo a base di gara? L'Autorità respinge l'obiezione. Nella delibera si rileva come la scelta di affidare l'opera con la formula dell'appalto integrato, che assegna all'impresa il compito di completare il progetto prima di iniziare i lavori, «sia stata scelta dalla stazione appaltante anche con la finalità di corresponsabilizzare l'appaltatore in relazione alle scelte tecniche e come quest'ultimo, abbia apportato, in sede di redazione del progetto esecutivo, rilevantissime modifiche, che, di fatto, hanno eliminato le scelte tecniche più innovative del progetto definitivo posto a base di gara per la tipologia di esecuzione delle stazioni (volta attiva, arco cellulare), proponendo, invece, una soluzione più tradizionale (top-down)». Il risultato però non è stato quello atteso. Anzi.

«La evidente partecipazione dell'appaltatore alle scelte esecutive non ha, però, evitato la formulazione di numerose riserve, alcune delle quali - sottolinea l'Autorità - non appaiono totalmente estranee ad aspetti tecnici; si osserva, infatti, come la riserva più rilevante già riconosciuta attenga ai danneggiamenti che la realizzazione dell'opera ha determinato in un fabbricato esistente nell'area di intervento».

Il riferimento è ai lavori eseguiti su un edificio di Viale Libia costati 8,4 milioni (10,2 con rivalutazioni e interessi), inclusi in una lista di riserve avanzate dai costruttori per un totale di 162,5 milioni, di cui al termine di un accordo bonario (il secondo) le imprese se ne sono viste riconoscere soltanto 22. Da aggiungere però ai 24,6 milioni già ottenuti con un primo accordo bonario e ai 90 milioni richiesti in sede di conto finale ancora da trattare. Per quest'ultima tranche il Rup lo scorso giugno ha aperto una terza procedura di accordo bonario, in realtà vietata per legge: visto che come si legge nella delibera «la procedura per la definizione dell'accordo bonario può essere reiterata per una sola volta».

A quasi un anno dall'entrata in esercizio risulta dunque ancora difficile indovinare quanto sarà alla fine sarà costato questo tratto di metropolitana. Quello che è certo è che il Campidoglio (che controlla al 100% Roma Metropolitane) ha rischiato di doverla pagare il doppio di quanto stabilito al termine della "gara". «Complessivamente - conclude l'Authority - l'ammontare delle riserve formulate dall'appaltatore nel corso dell'appalto, escludendo l'importo di quelle successivamente ritirate, è stato di € 314.194.219,07, importo prossimo a quello contrattuale».


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