Lavori Pubblici

Enti locali e imprese unite nella protesta. Tajani: «il pagamento una tantum dei crediti non viola il patto»

Massimo Frontera e Giorgio Santilli

La Commissione Ue «è pronta a collaborare con il governo italiano per risolvere il problema debiti», ha assicurato il vicecommissario Tajani

«Nelle casse dei comuni ci sono circa 13 miliardi di euro bloccati da questo patto di stabilità», ha detto il presidente dell'Anci, Graziano Delrio alla manifestazione di protesta contro il blocco dei pagamenti che ha riscosso l'adesione di varie associazioni imprenditoriali, a partire dall'intera filiera delle costruzioni. «La prima battaglia è per lo sblocco immediato dei pagamenti alle imprese», ha detto Delrio rivolgendosi alla numerosa platea e in particolare ai nuovi parlamentari. «Lo sblocco dei pagamenti alle imprese vale circa un punto percentuale di Pil», ha detto il presidente dei sondaci italiani.

Ma la seconda battaglia annunciata dall'Anci è per la modifica delle regole al patto di stabilità. «Il patto - ha continuato Delrio - così come congegnato, fa cadere più del 23% degli investimenti. Il paese questa verità non la sa e soprattutto non sa che questi vincoli sono tutti italiani, mentre si continua a dire che è l'Europa che ce li impone». «La revisione del patto di stabilità, solo per le città metropolitane significherebbe un miliardo di euro da immettere nella nostra economia così in sofferenza», ha concluso.

«Quando abbiamo spiegato alle istituzioni europee che c'erano miliardi di euro nelle casse dei Comuni per pagare le imprese sono caduti dalle nuvole: nessuno glielo aveva detto. Avremmo potuto già fare da tempo quello che ha fatto la Spagna», ha detto il presidente dell'Ance, Paolo Buzzetti. «I pagamenti alle imprese sono urgenti, perché stiamo morendo - ha detto Buzzetti - ma possiamo andare oltre, possiamo rilanciare l'economia allentando in modo intelligente il patto di stabilità per lanciare un piano di piccole opere e per la manutenzione del territorio contro il dissesto idrogeologico», ha concluso il presidente dell'Ance.

Anche le province scendono sul piede di guerra, minacciando una disobbedienza di massa. «Siamo pronti a sforare il patto - dice il presidente dell'Upi Antonio Saitta -. Sappiamo che la Corte dei Conti prenderà qualche provvedimento ma se lo faremo tutti voglio vedere che succederà». Il patto di stabilità, ha rimarcato Saitta, blocca investimenti necessari a mettere in sicurezza le scuole. «Nelle nostre casse abbiamo 3,8 miliardi per pagare le imprese, di cui 2 possono essere messi subito a disposizione», ha detto Saitta.

Già oggi, auspica Buzzetti, ci potrebbe essere una risposta del governo. Nel consiglio dei ministri è infatti all'esame una revisione delle stime del deficit per il 2013 per poter avviare, almeno in parte, il rimborso alle imprese dei debiti pregressi della pubblica amministrazione dopo il sostanziale via libera di Bruxelles.

«La Commissione europea è pronta a collaborare con il Governo Italiano» per risolvere il problema del pagamento dei debiti commerciali pregressi della pubblica amministrazione, ha detto oggi il vice presidente della Commissione, Antonio Tajani, sottolineando che è necessario «un piano per il pagamento dei debiti entro 24 mesi». «Siamo pronti a collaborare - ha spiegato Tajani - le condizioni per fare il piano ci sono, noi abbiamo dato il via libera dicendo che l'una tantum non viola il Patto di stabilità».

Secondo uno studio congiunto condotto dall'Ance e dall'Associazione dei comuni, ci sarebbe una copertura di cassa di circa 12,5 miliardi in grado di assicurare il pagamento di debiti pregressi.

Relativamente al settore delle costruzioni, che ha soffre per un arretrato di 19 miliardi, le risorse di cassa potrebbero assicurare alle imprese pagamenti da parte degli Enti locali per circa 4,7 miliardi di euro per lavori già eseguiti dalle imprese.

Il patto di stabilità blocca anche 8,6 miliardi di euro di nuovi lavori che gli enti locali, pur disponendo delle relative risorse, non possono avviare per non incorrere nelle sanzioni previste per chi infrange i paletti contabili.

Vai allo studio Anci-Ance (link )

La grande novità è arrivata nei giorni scorsi con la disponibilità - da parte della commissione europea - a chiudere un occhio, per così dire, sugli sforamenti del patto dovuti appunto al pagamento di lavori eseguiti. Sono stati Antonio Tajani e Olli Rehn - vicepresidenti della Commissione Ue, responsabili rispettivamente dei settori dell'Industria e dell'Economia e finanza - a dichiarare che il Patto di Stabilità «permette di prendere in considerazione fattori significativi in sede di valutazione della conformità del bilancio di uno Stato membro con i criteri di deficit e di debito». E, quindi, «la liquidazione di debiti commerciali potrebbe rientrare tra i fattori attenuanti», assicurano Rehn e Tajani. Per questo, hanno aggiunto, «la Commissione è pronta a cooperare con le autorità italiane per aiutare l'attuazione tecnica del piano di liquidazione del debito commerciale pregresso», chiedendo «informazioni più dettagliate ed aggiornate sull'attuale ammontare di tale debito da parte di ogni livello di amministrazione pubblica» (vai all'articolo ).

Costruttori e amministratori sono scesi in piazza proprio per sollecitare il governo a mettere a frutto l'apertura annunciata dai vicecommissari Ue. L'esempio - d'altra parte - già c'è. È quello della Spagna, la cui vicenda offre numerosi punti in comune con l'Italia: stesso credito-monstre, stesse misure per velocizzare le liquidazioni. È il risultato però che è del tutto opposto. In cinque mesi il Governo spagnolo ha liquidato alle imprese 27 miliardi, mentre l'Italia - partita come la Spagna cinque mesi fa con provvedimenti ad hoc - ha prodotto lo smobilizzo di soli 3 milioni (vai all'articolo ).


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