Lavori Pubblici

Filiera edile e sindacati aderiscono alla manifestazione del 21 marzo a Roma


Parteciperanno attivamente alla manifestazione indetta dall'Anci per domani a Roma tutte le sigle delle associazioni datoriali della lunga filiera dell'edilizia. Si tratta dell'ultimo atto, in ordine di tempo, della lunga battaglia che il settore in modo unitario sta conducendo da mesi per arrivare a una soluzione efficace relativa al grave problema dei ritardati pagamenti.
Le associazioni datoriali, dopo essersi rivolte al Commissario Tajani già a novembre scorso e dopo aver sottoscritto qualche settimana fa un position paper nel quale si faceva appello affinché anche l'Italia avviasse una trattiva in sede europea come già fatto dalla Spagna, hanno deciso di manifestare a fianco dell'Anci per chiedere al governo un decreto che sblocchi i pagamenti alle imprese e le spese per gli investimenti dei comuni.
Dopo l'apertura fatta dai commissari Tajani e Rehn, spetta ora al Governo e al Parlamento trovare soluzioni adeguate per consentire ai comuni di spendere i soldi già disponibili e alle amministrazioni di saldare i propri debiti.


Anche i sindacati delle costruzioni di CGIL CISL UIL hanno dato l'adesione alla manifestazione di Roma per protestare contro il Patto di stabilità interno che blocca 9 miliardi di pagamenti per appalti già assegnati. Queste risorse per i segretari nazionali di Feneal Filca Fillea, Massimo Trinci, Domenico Pesenti e Walter Schiavella "potrebbero essere impegnati per investimenti e opere, consentendo così di dare una scossa al settore delle costruzioni, che sta vivendo la crisi peggiore dal dopoguerra".
Un allarme giustificato quello dei segretari degli edili, a vedere gli ultimi dati Cnce relativi al periodo 2008/2012: ore lavorate -34%, operai iscritti -31%, massa salari -26%, imprese iscritte -26%. Per i segretari generali le richieste dell'Anci "sono le stesse che il sindacato avanza da tempo e che sono state al centro della manifestazione nazionale di un anno fa. In particolare la richiesta di modificare il Patto di stabilità e venire incontro alle aziende in difficoltà strette all'angolo dalla drammatica crisi di liquidità prodotta dal credito che non c'è, quello che le aziende vantano nei confronti dei committenti, prima di tutto la pubblica amministrazione, e quello che viene loro negato dal sistema bancario. Una mancanza di liquidità che ha portato al fallimento anche molte imprese creditrici nei confronti della PA".

"In queste condizioni – proseguono Trinci, Pesenti e Schiavella - le conseguenze peggiori ricadono sui lavoratori, che rischiano di perdere il posto o di subire pesanti compressioni in termini di regolarità e diritti. Tra l'altro in questa situazione sono gli stessi lavoratori che finanziano le imprese, perché continuano a lavorare pur non percependo alcuno stipendio per mesi. Per le imprese il rischio sempre maggiore è quello di subire gli effetti dell'assenza di lavoro, dei mancati pagamenti e della stretta creditizia, subendo in maniera sempre più stringente il ricatto delle mafie. Occorre spezzare questa catena nefasta intervenendo al più presto per dare forza e sostegno ad un settore indispensabile per la ripresa economica" concludono i segretari.


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