Lavori Pubblici

Facility management, il mercato frena: più bandi, ma meno aggiudicazioni

Giorgio Santilli

Negli ultimi cinque anni la domanda di servizi sugli immobili delle amministrazioni è cresciuta fino a 36,9 miliardi, ma l'anno scorso il valore degli appalti aggiudicati è sceso a 19,1 miliardi rispetto ai 27,7 del 2011

In anni di tagli verticali alla spesa degli enti locali, dal 2007 al 2012, la domanda delle amministrazioni per i servizi di facility management è andata crescendo, da 23,7 a 36,9 miliardi: un dato che può apparire contraddittorio ma che ben spiega come le amministrazioni abbiano cercato di sottrarsi ai vincoli della spesa per investimenti e per lavori, spostando, quando e ove possibile, la soddisfazione di bisogni fondamentali verso la spesa corrente e verso i servizi. Gestione degli edifici, manutenzioni ordinarie e straordinarie, leasing, gestioni infrastrutturali, servizi di utility, ambiente, trasporti, cimiteri, impianti, assistenza amministrativa, legale e finanziaria: sono alcuni dei servizi ricompresi nella categoria, che testimoniano il cambiamento di struttura della domanda rispetto ai tempi in cui a prevalere nei bandi delle Pa erano gli appalti di lavori.

Ora, però, qualcosa sembra cambiare ed è ancora l'Osservatorio nazionale del Facility management, istituito e curato dal Cresme, a segnalarlo. Il 2012 è infatti il primo anno in cui arriva un forte segnale di rallentamento dopo gli anni della crescita: le aggiudicazioni delle gare passa da un importo di 27,7 miliardi di euro del 2011 a 19,1 miliardi di euro del 2012. Sono i numeri compresi nel Rapporto 2012 dell'Osservatorio che sarà presentato domani.
I bandi, intanto, continuano a crescere, a conferma che le amministrazioni pubbliche - e soprattutto quelle locali - continuano a cercare nel facility management la risposta a numerosi loro problemi di bilancio, accentuati nel corso degli ultimi anni dai vincoli del patto di stabilità interno quasi fino all'irrigidimento totale.

Dal 2007 al 2012 la crescita è stata del 22% in termini di numero di bandi e del 56% in termini di importi messi in gara. Il fatto che le Pa cerchino sempre più risposte in questo comparto non significa, però, che sempre più le trovino. Viceversa, la riduzione delle aggiudicazioni segnala che problemi si cominciano a registrare anche sul fronte della gestione di servizi. «La nostra ipotesi - dice l'amministratore delegato del Cresme, Lorenzo Bellicini - è che dopo aver tentato di aggirare i vincoli ricorrendo al facility management, ora i bilanci comunali presentano nuove difficoltà di cassa e di risorse complessive che rendono difficile anche questi percorsi innovativi».

Ancora un dato sul cambiamento di struttura della domanda delle Pa per dire come ci si è allontanati dalla spesa tradizionale. Nel 2007 i bandi per appalti di lavori ammontavano a 28,4 miliardi contro i 23,7 del facility management. Nel 2012 il distacco è cresciuto: 36,9 miliardi per il FM, 32,2 per i lavori. Nello stesso periodo si è dimezzata, da 15,5 a 7,9 miliardi, all'interno delle gare per lavori, la quota relativa agli appalti di sola esecuzione, a conferma che la «componente servizi» (progettazione, gestione, manutenzioni) è andata crescendo anche nei bandi di lavori.

Il Rapporto 2012 pone anche un'altra questione strategica rispetto al futuro del facility management: quali risposte sono venute dall'offerta? «Più lentamente e faticosamente - dice il rapporto - iniziano a evolversi, anche dal lato dell'offerta, le modalità di svolgimento di questi servizi: dalla fornitura tramite aziende specializzate che si occupano di singoli lavori o servizi alle società di partenariato pubblico-privato a quelle di facility management che svolgono in modo integrato tutti i servizi legati a un determinato spazio o infrastruttura. Queste nuove forme di gestione dei servizi si affiancano sul mercato alle società tradizionali». L'evoluzione appare, appunto, lenta: il 30,9% dei bandi sono «multiservizio» (contro il 24,2% del 2007) mentre il 69,1% restano «monoservizio» (contro il 75,8% del 2007).


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