Lavori Pubblici

L'ascesa dell'enfant prodige delle costruzioni, tra Bazoli, Geronzi e Caltagirone

G. Del Re e M. Frontera

Dal cantiere alla politica. Alfio Marchini, ricco imprenditore e finanziere, erede di una importante famiglia di immobiliaristi romani lancia la sua corsa per la poltrona di sindaco della Capitale.

E promette di metterci il cuore, come ha fatto sapere attraverso i manifesti elettorali che già da mesi tappezzano Roma con l'immagine di un cuore rosso nel quale scorrono le vie della città. Rosso come le sue origini, perché Alfio, nipote di quell'Alfio Marchini che fu tra i costruttori più noti della Capitale del periodo post guerra, era stato un partigiano alla guida della resistenza romana e partecipò anche alla liberazione di Sandro Pertini da Regina Coeli.

Anche per questo, la storia dei Marchini è stata segnata dall'apparente contraddizione di essere imprenditori e comunisti. Alfio junior, poco più che ventenne, fa la gavetta dal nonno dove oltre a imparare il mestiere entra in contatto con il mondo della politica e dell'imprenditoria capitolina degli anni '80.

Sfrutta al massimo le opportunità che gli vengono offerte in quanto rampollo di una famiglia ricca e storicamente legata al mondo della politica e, a soli 23 anni, nel 1988, ancor prima di terminare gli studi di Ingegneria, assume la guida delle società di famiglia, dopo la morte del nonno Alfio.

Una volta a capo del gruppo di famiglia, comprende l'importanza di diversificare il business uscendo dal settore degli appalti pubblici e specializzandosi nel project financing e in business emergenti: nel giro di pochi anni riesce a trasformare profondamente un gruppo prima quasi eminentemente immobiliare in gruppo diversificato con crescente interesse per l'estero e attivo in molti settori, dall'energia ai servizi, costruzioni e finanza, soprattutto all'estero.

Il periodo di maggiore visibilità per l'imprenditore romano - che negli affari ha sempre preferito il low profile - è legato alla sua parentesi da consigliere nel cda della Rai sotto la presidenza di Letizia Moratti (fu proposto dalla leghista Irene Pivetti). La parentesi Rai è terminata nel 1994, naufragata al test di alcune nomine di direttori di testata.

Nel settore della finanza è noto invece per l'ingresso, nel 1997 in Capitalia, con una quota dell'1,5 per cento. Nel 2002 Marchini però esce dal capitale della banca. La sua partecipazione era stata temporaneamente accresciuta in occasione del tentativo di Opa da parte del San-Paolo sulla banca romana.

L'impegno nella città di Roma è legato a un'altra parentesi, quella tra il 1995 e il 1998. Roma si deve preparare al Giubileo e l'allora amministratore delegato delle Ferrovie Lorenzo Necci d'accordo con il sindaco Francesco Rutelli lo porta alla guida di Roma Duemila, la società incaricata di individuare e gestire i progetti delle grandi opere.

Alla fine del 2002 Marchini entra con una quota dell'1,99% nel capitale della Mittel del presidente di Banca Intesa Giovanni Bazoli (con la Tassara di Roman Zalesky), pronto a partecipare ai progetti espansivi della società. Dalla Mittel, Marchini aveva in precedenza rilevato la Finaster, società di facility management che uno dei principali rami d'attività coltivati da Marchini.

Nello stesso periodo c'è poi l'avventura più nota e ambiziosa di Marchini, quella in Spagna con Francesco Caltagirone. L'imprenditore romano (bisognoso di un socio per superare il limite di rappresentanza per ciascun singolo socio) ha messo gli occhi su Metrovacesa e ha coinvolto Marchini nella conquista della società iberica. La scelta è caduta su Marchini perché il giovane imprenditore era già presente in Spagna con attività nel facility. La conquista spagnola - che ha subito fatto scattare misure protezionistiche - non riesce. Ma resta il sodalizio con Caltagirone negli affari. Qualche anno più tardi Marchini è tra i soci di E-Care-B2win, società di customer care nella quale è entrato nel 2006 affiancando appunto Caltagirone.

Attualmente, Marchini detiene il 30% delle azioni della merchant bank Methorios e - anche per scongiurare il rischio di un possibile conflitto d'interessi derivante dalla sua candidatura in politica - si sta progressivamente separando dai suoi business. In particolare, poche settimane fa ha ceduto alla multinazionale tedesca Bosch l'attività industriale di Astrim, raggruppata sotto la società Astrim energia (società leader nel servizio energia e cogenerazione con 42 milioni di fatturato stimato a fine 2013). E lavora alla cessione di E-Care, una controllata di Astrim attiva nel settore del Crm e del call center.

Attualmente, è consigliere (indipendente) nel cda della Cementir (gruppo Caltagirone), socio fondatore dell'"Associazione Italia decide" per la qualità delle politiche pubbliche, presieduta da Luciano Violante, e socio fondatore della Fondazione "Italiani Europei".

Ma cosa spinge un imprenditore di successo a candidarsi sindaco di una città dove da oltre 30 anni non opera nemmeno più come costruttore?

«Roma non ha bisogno dell'ennesima colata di cemento», ha più volte ripetuto Marchini, annunciando la sua candidatura. «Roma ha bisogno di un piano di manutenzione, di risistemazione». Che è un po' quello che chiedono i romani ma anche tanti piccoli imprenditori ridotti sul lastrico a causa dei ritardi dei pagamenti da parte degli enti locali: piccole opere subito cantierabili, piuttosto che grandi opere che restano solo annunci sulla carta. «Fare qualcosa in più per gli altri e farla con passione» è, a suo dire, la ragione che ha spinto Marchini a candidarsi sindaco. La partita è aperta e non è escluso che l'imprenditore con una storia rossa alle spalle possa decidere di partecipare alle primarie per la scelta del candidato sindaco di centro sinistra ed essere eletto come sfidante diretto del sindaco uscente Gianni Alemanno, conquistando il sostegno delle forze di sinistra della Capitale.


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