Lavori Pubblici

Aniem, no all'aumento della tassa sulle gare: «Immorale con questa crisi»

Giuseppe Latour

L'associazione delle Pmi contro l'ipotesi di rimodulazione degli importi ventilata dall'Autorità di Vigilanza

Le imprese piccole e medie rimandano al mittente qualsiasi ipotesi di rimodulazione della tassa sulle gare. Se l'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici sta studiando l'aumento per mettere una toppa al suo bilancio, le aziende respingono seccamente qualsiasi progetto di modifica. E, anzi, attaccano pubblicamente via di Ripetta.

La scorsa settimana sulle pagine di Edilizia e Territorio il presidente dell'Avcp Sergio Santoro aveva ammesso: «In tale scenario di calo progressivo delle entrate e incremento delle spese per ottemperare a disposizioni del legislatore, potrebbe essere necessario rimodulare il sistema contributivo vigente; a oggi, sono in corso analisi e proiezioni delle entrate, tuttavia non sono ancora state formulate decisioni in merito».

Parole che hanno mandato su tutte le furie il vicepresidente di Aniem, Angelo Santoro: «Come abbiamo già ribadito più volte, non c'è davvero più nessuna volontà di salvare l'edilizia in un momento così difficile. L'ennesima riprova è l'annunciato possibile aumento della tassa di partecipazione alle gare per finanziare i mancati introiti dell'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici». L'aumento del contributo non è nemmeno ipotizzabile. «È – prosegue - immorale anche sono pensarla in un momento come questo. È quindi necessario che l'Authority capisca che i soldi delle imprese sono finiti».

In una situazione di collasso generale, non è accettabile che il colpo decisivo arrivi proprio dall'Authority di settore: «Invito i dirigenti dell'Autorità, che stanno studiando l'aumento della tassa, a mettersi dall'altro lato, cioè ad avviare un'attività imprenditoriale in proprio per rendersi conto se sia possibile andare avanti con il costo del lavoro alle stelle, con la pressione fiscale elevatissima, con i costi della Soa, con il sistema bancario che ha chiuso i rubinetti e con i crediti bloccati a distanza di anni». Infine, l'ultimo affondo: «Mi auguro che gli inattesi risultati delle recenti elezioni abbiano insegnato qualcosa alle istituzioni e ai "carrozzoni" creati da queste ultime. Mi riferisco alla situazione reale in cui vivono i cittadini e alle nostre aziende ormai allo stremo».


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