Lavori Pubblici

Ponte sullo Stretto ufficialmente cancellato, ora parte la guerra degli indennizzi

Giorgio Santilli

Stavolta il Ponte è cancellato. Il 1° marzo la società Stretto di Messina ha comunicato ufficialmente che non è stato raggiunto l'accordo con il general contractor Eurolink, previsto entro il termine del 1° marzo, sull'atto aggiuntivo per il progetto del Ponte sullo Stretto. La nota della concessionaria di fatto mette la parola fine al progetto, avvia la procedura di liquidazione della società e azzera i contratti di appalto. È la procedura prevista dal comma 8 del decreto legge 179/2012: sarà il Governo, con un decreto del presidente del Consiglio dei ministri, a nominare un commissario liquidatore, che dovrà concludere la liquidazione entro un anno. Intanto il general contractor Eurolink, guidato dalla nuova Impregilo di Pietro Salini, ha già fatto sapere che chiederà indennizzi milionari: qualche previsione parla di una cifra record di 1,2 miliardi. Di più: ha già presentato da una parte ricorso alla Corte di giustizia Ue contro il decreto legge 179 che disponeva un congelamento dell'opera e la «caducazione» dei contratti in caso di mancato accordo; dall'altra ha presentato ricorso al Tar Lazio dopo aver comunicato a novembre il recesso del contratto per il cambiamento delle condizioni contrattuali ed essersi sentito rispondere dalla società Stretto di Messina che recesso non c'era.
La vicenda è assai intricata e ancora di più lo sarà la battaglia legale che non potrà escludere una tappa di fronte alla Corte costituzionale per contestare norme legislative entrate a gamba tesa in accordi "privati" fra società.
Se però volessimo semplificare lo scenario potremmo rappresentarlo così: il Governo - dopo aver definanziato per 1,5 miliardi l'opera considerandola non prioritaria - ha approvato un decreto legge per congelare di fatto il progetto del Ponte (con l'obiettivo di fare una duplice verifica sui progetti e sul piano economico-finanziario) e porre le condizioni "contrattuali" per una sua cancellazione definitiva, al minor costo possibile in termini di indennizzi; ha accompagnato questo impianto con la possibilità - offerta anche al general contractor - di realizzare solo una parte del piano di potenziamento delle infrastrutture locali senza il Ponte (per un importo di circa 200-300 milioni su un costo totale dell'opera di 8,5 miliardi); ha posto delle norme che, qualora questo accordo al ribasso non venisse accettato dal general contractor, si potesse procedere comunque alla cancellazione dell'opera e allo scioglimento della società concessionaria. Con gli stessi indennizzi minimi previsti per i casi precedenti.
Il cda della Stretto di Messina spa, riunitosi ieri sotto la presidenza di Giuseppe Zamberletti, «ha preso atto della relazione presentata dall'amministratore delegato, Pietro Ciucci, circa la mancata sottoscrizione da parte del contraente generale Eurolink del testo di atto aggiuntivo da ultimo trasmessogli, conforme alle indicazioni ricevute dalle competenti Autorità di Governo».
La nota della Stretto aggiunge che «di tale mancata sottoscrizione è stata data comunicazione alla presidenza del Consiglio dei ministri e ai competenti ministeri ai sensi della legge 221 del 17 dicembre 2012». Già in una delle prossime riunioni, il Governo dovrebbe provvedere quindi alla nomina del commissario liquidatore, definendo così il "punto di non ritorno" per l'opera. Possibile anche un passaggio al Cipe anche per la valutazione delle spese sostenute finora dal general contractor.
Quanto alla voce delle imprese, per ora ha parlato solo l'Agi, l'associazione delle grandi imprese di costruzione che già venerdì in un comunicato aveva stigmatizzato la cancellazione del progetto ricordando che si perdono 10mila posti di lavoro. Secondo quella nota «la rinuncia espone al pagamento di indennizzi rilevantissimi - dovuti perché previsti dal contratto - elevando le spese e le perdite a una somma vicina al contributo pubblico necessario a realizzare l'opera».


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