Lavori Pubblici

Piano aeroporti, frenata di Regioni ed enti locali

Tempi ancora incerti per il decollo del nuovo piano nazionale degli aeroporti. A un mese dal colpo
d'acceleratore impresso dal ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Corrado Passera, con l'emanazione dell'atto di indirizzo, il dossier che rivoluziona la mappa aeroportuale italiana sembra versare in una fase di 'stand by'. Dopo il varo, il 29 gennaio scorso, il piano e' stato subito inviato alla Conferenza Stato-Regioni per la necessaria approvazione, propedeutica alla definitiva adozione con decreto del Presidente della Repubblica. L'istruttoria tecnica e' aperta ma gia' i primi di febbraio la discussione ha subito un primo rinvio e, al momento, i tempi delle decisioni non sembrano ancora maturi. Anzi, come peraltro previsto, la palla sembra destinata a passare al nuovo governo.
Che il piano abbia subito un rallentamento non sorprende vista la complessita' della materia. E a spianare le strada non ha certo aiutato la campagna elettorale. Subito dopo il disco verde governativo, non s'e' fatta attendere la levata di scudi, da Nord a Sud, da parte di rappresentanti delle Regioni e degli enti locali, in difesa degli aeroporti considerati penalizzati dalla riclassificazione che ha ridotto a 31 gli scali di interesse nazionale. Questa classifica vede, infatti, al suo interno tre grandi categorie: aeroporti inseriti nella 'core network', considerati di
rilevanza strategica a livello Ue; aeroporti inseriti nella 'Comprehensive network' e aeroporti non facenti parti delle reti europee. E cosi' l'esclusione dal gruppo dei big del 'core network',
come nel caso di Bari, Catania e Firenze, solo per citarne alcuni, ha sollevato accese proteste nei territori interessati.

Per non parlare di quelli declassati ad aeroporti di interesse regionale. Nella nuova geografia degli aeroporti, ridefinita dal piano, i grandi assenti, al Nord, sono Aosta, Albenga, Bolzano, Brescia, Cuneo, Forli' e Parma. Tra gli scali del Centro, esclusi Perugia e Marina di Campo (Isola d'Elba) mentre al Sud non ci sono Foggia, Crotone, Taranto. Nelle isole, mancano Comiso in Sicilia e Tortoli' in Sardegna. Come prevede il nuovo piano, gli aeroporti non di interesse nazionale dovranno essere trasferiti alle Regione competenti: saranno loro a deciderne la diversa destinazione d'uso o la possibilita' di chiusura.
Non solo. Ci sono gli aeroporti che non vedranno piu' la luce. E' il caso di Grazzanise, considerata l'attuale capacita' dell'aeroporto di Napoli di sostenere ulteriori aumenti di traffico
nel medio periodo e la possibilita' di utilizzare lo scalo di Salerno. Tramonta poi il terzo scalo del Lazio, quello Viterbo. Gli investimenti che erano previsti per il nuovo scalo laziale saranno
finalizzati al potenziamento infrastrutturale dell'aeroporto di Fiumicino.


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