Lavori Pubblici

Ponte sullo Stretto, Eurolink chiederà indennizzi record per la «caducazione» del contratto

Alessandro Arona e Giorgio Santilli

La richiesta potrebbe arrivare alla cifra di 1,2 miliardi di euro

L'indennizzo che la società Eurolink si prepara a chiedere al Tribunali civile per la caducazione unilaterale, da parte dello Stato, del contratto per la costruzione del Ponte sullo Stetto di Messina potrebbe superare la cifra shock di un miliardo di euro.
Alla mezzanotte del 1° marzo è scaduto il termine che il decreto legge 187/2012, poi recepito nella legge di Stabilità 2013, assegnava al general contractor Eurolink (a guida Impregilo) per firmare un addendum al contratto del 2005, nel quale si accettasse il meccanismo della "caducazione ex lege" del contratto, se il Cipe, entro 60 giorni dopo la firma, non avesse valutato il progetto definitivo tecnicamente fattibile, o ancora se entro 540 giorni successivi la società Stretto di Messina (la Spa pubblica committente dell'opera) non avesse trovato un soggetto finanziatore (banche, project bond, equity) in seguito a un road show finanziario. E la società Stretto di Messina ha comunicato ufficialmente che non è stato raggiunto l'accordo con Eurolink .
Ma Eurolink già nel novembre scorso, dopo l'emanazione del decreto legge, aveva comunicato alla Stretto di Messina Spa (società applatante pubblica) il suo recesso dal contratto per inadempimento della controparte, preannunciando così la causa civile per risarcimento danni.
Ieri sera un comunicato dell'Agi (associazione delle grandi imprese di costruzione) aiuta a capire la potenza di fuoco che gli studi legali che assistono Impregilo sono pronti a mettere in campo.
La nota fa presente che il contributo pubblico prevsto per la realizzazione dell'opera è di circa 1,5 miliardi di euro (in realtà lo stanziamento è stato revocato dal Governo Monti nel Cipe del 6 dicembre 2011) e che «la rinuncia espone al pagamento di indennizzi rilevantissimi - dovuti perché previsti dal contratto - elevando le spese e le perdite a una somma vicina al contributo pubblico necessario a realizzare l'opera».
Le spese già sostenute dalla società per progettazioni, studi, sondaggi, ammontano a 300 milioni di euro, sostenuti grazie agli aumenti di capitale versati negli anni dai soci pubblici della Stretto di Messina (Anas, Fs, Fintecna). Dunque, se spese e perdite potranno salire a una cifra vcina a 1,5 miliardi, l'indennizzo richiesto potrebbe essere di 1,2 miliardi.
Al momento nella legge di stabilità è stanziata una cifra cuscinetto di 300 milioni di euro per possibili indennizzi.
«Il Governo e l'opinione pubblica devono sapere – scrive l'Agi – che questa scelta (far decadere il contratto, ndr) comporta la rinciando a un'opera certamente tecnicamente fattibile, progettata, appaltata ed in grado di partire immediatamente, impegnando 10mila unità di un settore in crisi».
Salvo sorprese, dunque, la società Stretto di Messina (43 unità di personale di fatto prive di incarichi da un anno e mezzo, da quando il progetto definitivo è stato completato) sarà sciolta, e si aprirà il duro contenzioso legale con i costruttori di Eurolink.


La norma del Dl 187 (convertita all'interno della legge di Stabilità 2013) stabiliva, per salvare il Ponte, un arduo percorso a tre tappe successive, dove il mancato raggiungimento di ciascuna tappa avrebbe comportato la «caducazione» ex lege «di tutti gli atti che regolano i rapporti di concessione» (tra Stato e Stretto di Messina» Spa, società pubblica), «nonché le convenzioni e ogni altro rapporto contrattuale stipulato dalla società concessionaria» (e cioè in primis il contratto firmato nel 2005 con Eurolink). In questi casi i contraenti non potranno pretendere alcun indennizzo, salvo il pagamento residuo delle prestazioni progettuali, più il 10% di tali importi contrattuali.
Nell'atto aggiuntivo, sempre in base al decreto legge, Eurolink avrebbe dovuto accettare proprio il meccanismo della caducazione ex lege, che sarebbe scattato anche se il Cipe, entro 60 giorni dopo la firma, non avesse valutato il progetto definitivo tecnicamente fattibile, o ancora se entro 540 giorni successivi la società Stretto di Messina (la Spa pubblica committente dell'opera) non avesse trovato un soggetto finanziatore (banche, project bond, equity) in seguito a un road show finanziario. L'idea del Governo era di mettere sul piatto, come contropartita per Eurolink, opere complementari al Ponte, ma comunque utili anche in caso di mancata realizzazione del Ponte, per circa 300 milioni di euro. Cifra evidentemente considerata insufficjente dai privati.
Tutto si ferma allora alla prima tappa: dal 2 marzo decade la concessione alla Stretto di Messina, che dovrà essere sciolta, e il contratto di appalto con Eurolink. A restare sul campo sarà solo un duro contenzioso, civile e amministrativo, tra Stato e imprese. Queste ultime hanno infatti già dichiarato il recesso dal contratto per inadempimento della controparte pubblica. Probabile che gli avvocati di Impregilo chiedano anche il rinvio della legge alla Corte costituzionale per incostituzionalità.


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