Lavori Pubblici

Esaurite le risorse, Pedemontana Lombarda verso il rinvio

Sara Monaci

Per il nuovo governatore della Lombardia la prima patata bollente nel settore delle infrastrutture si chiama Pedemontana. Domani, formalmente, scadono i termini previsti dal contratto tra la società e Pedelombarda, la cordata di imprese che lavora sul primo lotto, guidata da Impregilo. In base al documento, se entro il 28 febbraio non fosse stata assicurata la copertura finanziaria delle opere almeno per un semestre i cantieri si sarebbero fermati. E per ora, nulla è cambiato: le casse sono ancora vuote. Pedelombarda è però (ufficiosamente) propensa a concedere una proroga di un mese al massimo, in attesa che la società controllata da Serravalle (a sua volta controllata dalla Provincia di Milano) trovi le risorse necessarie, e magari la nuova Regione Lombardia imponga delle scelte per un'opera che in Lombardia aspetta di essere costruita da 20 anni e che pochi anni fa è stata inserita tra le priorità per l'Expo 2015. La decisione è stata presa dal consorzio di imprese per evitare di fermare i lavori, che comporterebbe un grave costo, soprattutto per i circa 1.700 occupati nella filiera.

In questo mese tutti i nodi dovranno essere risolti. L'opera costa 5 miliardi, per 67 chilometri di strada, ma per ora sono stati reperiti solo 400 milioni, di cui 200 di equity e altri 200 di prestito ponte. Ora bisognerà cercare una copertura finanziaria almeno per il primo tratto (da Cassano Magnago allo svincolo di Lomazzo) se si vuole far proseguire i cantieri.

Prima di tutto, quindi, occorre almeno rendere possibile un minimo aumento di capitale da 100 milioni, previsto da mesi ma non ancora sottoscritto (se non da Serravalle per 26 milioni, su 68 totali di propria competenza). Nessun privato però si è ancora reso disponibile a versare la propria quota, in primis Intesa sanpaolo. Per loro infatti la questione dirimente è il versamento del contributo pubblico da parte della concessionaria Cal, che dovrebbe concedere entro un mese circa 110 milioni in più: senza questo, i privati rimangono alla finestra a guardare. Cal tuttavia aspetta, da parte sua, che le banche concedano un altro prestito ponte da 100 milioni. Insomma, è un cane che si morde la coda.

Sullo sfondo, però, c'è una questione ben più grave: gli azionisti cominciano a contestare la governance della società. Sembra infatti che il consigliere Maurizio Pagani, che in Pedemontana rappresenta Intesa sanpaolo, sia prossimo alle dimissioni perché in contrasto con il management. Sono in molti, in Pedemontana, a ritenere che questo sia il vero motivo dei mancati finanziamenti da parte del sistema bancario, e ora che la situazione finanziaria è prossima al collasso i conflitti interni alla società stanno emergendo a poco a poco.

In questo mese la partita di Pedemontana dovrà chiudersi. E a questo punto non è escluso un intervento diretto del neo governatore Roberto Maroni, il cui partito, la Lega, è da anni interessata alla costruzione dell'opera.


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