Lavori Pubblici

Scuole, ospedali, difesa del suolo, efficienza energetica, miliardi di euro stanziati, spese solo poche briciole

Mauro Salerno e Massimo Frontera

Forse è triste da dire, ma l'Aquila e San Giuliano di Puglia, solo per citare gli eventi più noti, una chiara lezione ce l'hanno lasciata. In caso di catastrofi naturali è buona cosa tenersi lontano da scuole e ospedali. Frequentati da bambini e malati dovrebbero essere considerati edifici-rifugio, quelli più sicuri. Invece, sono proprio quelli più a rischio. Un paradosso solo apparente, in un Paese che per anni ha concentrato l'attenzione sulle grandi opere - peraltro con risultati concreti tutti da verificare - dimenticandosi di fare manutenzione.

Non che sia mancata la spesa. Ma si è sempre trattato di interventi dettati dall'emergenza, mai di un serio piano di prevenzione. Secondo un calcolo effettuato da Ance e Legambiente, dal 1944 al 2012 l'Italia ha speso 245 miliardi di euro per far fronte ai danni causati da terremoti o alluvioni. Si tratta di una cifra più che considerevole, circa 3,5 miliardi all'anno, senza che nulla sia cambiato sul fronte dell'innalzamento della sicurezza delle nostre città o dei nostri territori.

Una voragine di soldi spesi solo per rincorrere l'emergenza, ritrovandosi sempre al punto di partenza per un serio piano di messa in sicurezza del patrimonio esistente.

«I dati - si legge nel citato rapporto Ance-Legambiente - fotografano come l'esplosione della spesa per interventi post-calamità: dal 2010 a oggi si contano 20,5 miliardi, considerando i 13,3 miliardi per il terremoto in Emilia Romagna. Nonostante ciò, lo stato del patrimonio edilizio e del territorio rimane largamente a rischio. Basta pensare che tra gli edifici esposti a un elevato rischio sismico ci sono 24.073 scuole e 1.822 ospedali. Oltre a ben 95.044 capannoni industriali».

Per gli ospedali - questo mese è arrivata la buona notizia dello sblocco di un miliardo e mezzo di investimenti per 162 interventi di riqualificazione delle strutture presenti in otto regioni (con l'approvazione in Conferenza Stato-Regioni, lo scorso 7 febbraio, di otto accordi di programma). Ma è solo una goccia nel mare, considerando anche che mezza Italia è fatta da Regioni con il bilancio sanitario in dissesto.

Nella sua relazione finale, la commissione parlamentare di inchiesta sull'efficienza del Servizio sanitario nazionale, presieduta da Ignazio Marino, ha precisato che gli ospedali a rischio rischio «sono distribuiti soprattutto lungo l'arco appenninico, nella zona dell'Italia centrale ma soprattutto meridionale, in particolare in Campania, Basilicata, Calabria e Sicilia». Più avanti la relazione dice senza giri di parole che in caso di «terremoto particolarmente violento con magnitudo superiore a 6,2-6,3, il 75 per cento degli edifici che sono stati verificati crollerebbe».

Più in generale, secondo l'Ance, in Italia ci sono 7 milioni di edifici realizzati prima dell'entrata in vigore delle norme antisismiche.

E le scuole? Da San Giuliano in poi, non siamo andati molto avanti. Per la messa in sicurezza degli istituti scolastici italiani servirebbero almeno 5 miliardi, ha stimato recentemente l'Upi "Ricostruire la scuola" organizzato ieri a Torino. Il confronto tra fabbisogno e numeri reali è disarmante. Dei 358 milioni di euro destinati dal Cipe nel 2010 con il primo piano stralcio per gli interventi di messa in sicurezza delle scuole, circa 92 sono stati destinati alle Province. Ma due anni e mezzo dopo ne risultano effettivamente erogati poco più di 27.

I soldi ci sono. Negli ultimi 4 anni, l'Ance ha calcolato che sono stati finanziati (tra Cipe, fondi Fas e Fondi strutturali) circa 5mila progetti destinati alla messa in sicurezza delle scuole e del territorio, per un totale di 4 miliardi di euro, «risorse - sottolinea l'Ance - che aspettano solo di essere spese».

«Gli incentivi alle ristrutturazioni edilizie e per la messa in efficienza del patrimonio andrebbero prorogati. In cinque anni (dal 2007 al 2011) il risparmio energetico conseguito grazie agli interventi del cosiddetto 55% è stato quantificato dall'Enea in 7.637 GigaWatt, movimentando una diffusa attività edilizia e specialistica per sostituire cambiare. L'efficientamenteo degli immobili ha riguardato sostituzioni di elementi edilizi, impianti, applicazione di tecnologie e materiali all'avanguardia. Secondo l'ultima ricognizione dell'Enea, a tutto il 2010, sono stati effettuati oltre 405.600 interventi, per un investimento complessivo di oltre 4,6 miliardi di euro.

Gli ex incentivi fiscali del 36% (oggi del 50%), sono diventati una opzione a disposizione sia delle famiglie che acquistano una nuova abitazione e la riadattano alle proprie esigenze, sia per le famiglie che non riuscendo ad acquistare una nuova casa scelgono comunque di riqualificare quella dove vivono.


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