Lavori Pubblici

Bond per pagare le imprese, stop Imu sull'invenduto, subito piccole opere per creare lavoro: Bersani «strizza l'occhio» ai costruttori

Mauro Salerno e Massimo Frontera

La tassa sul magazzino delle imprese «non è razionale», i pagamenti sono la «priorità numero uno», come riattivare gli investimenti in piccoli cantieri, partendo dalla manutenzione delle scuole, per creare occupazione

L'Imu sull'invenduto? «Effettivamente, ha una sua singolarità». Con questa battuta e l'impegno a «porre rimedio» alla tassa più odiata dai costruttori Pierluigi Bersani rompe il ghiaccio e si guadagna un applauso convinto dai rappresentanti delle imprese edili. Anche il leader del Pd, cosi come in precedenza Silvio Berlusconi (clicca qui ) e Mario Monti (qui ) declina l'invito a siglare l'addendum per l'edilizia, le quattro priorità elencate dai costruttori per rilanciare i cantieri (pagamenti, accesso alla casa, investimenti su scuole e infrastrutture, città). «Ma, davvero, sono d'accordo su tutto - rilancia Bersani - facciamo come tra persone per bene: fidatevi della parola».

La prima risposta arriva sui pagamenti. Una montagna di 19 miliardi di crediti che toglie il sonno ai costruttori in attesa da mesi di ottenere il saldo dei lavori eseguiti per conto delle amministrazioni.«È la priorità numero uno», riconosce il leader del Pd che propone la soluzione «bond». «Penso a nuovi titoli - spiega - emessi ad hoc per pagare le imprese». L'altra priorità è tornare a investire nelle opere pubbliche, «per invertire la rotta di una crisi che nel settore edile ha raggiunto livelli impressionanti. Non serve che stia qui a dare i numeri». Bersani pensa a piccoli cantieri «da mettere in moto subito con i "ferri" che abbiamo». L'esempio è quello delle «scuole, che in Italia vengono giù, ma con un piano selettivo che privilegi gli interventi pronti a partire».

Si parla di riqualificazione, nessun accenno a grandi opere. «L'edilizia è in panne, ma deve essere chiaro che non possiamo consumare nuovo suolo. Dobbiamo diventare i "campioni mondiali" del riuso». Con la benedizione dell'Europa, però. «Abbiamo margini per una nuova politica di investimento solo in una prospettiva europea», dice Bersani, rispondendo al presidente dei costruttori Paolo Buzzetti che sollecita un «new deal» per rimettere in moto l'edilizia e dare così la scossa all'intera economia italiana, imitando le politiche in atto in altri paesi occidentali, a partire dagli Stati Uniti.

«Senza la leva europea possiamo ipotizzare solo "mini deal" - conclude - dobbiamo trovare il modo di uscire dalla trappola rigore-recessione che produce un avvitamento dell'economia. E mi sembra che rispetto al passato a Bruxelles qualche apertura si possa trovare». Se l'obiettivo è trovare risorse utili «a rimettere in moto lavoro e occupazione», insomma, il primo punto di discutere rimane il patto di stabilità.


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