Lavori Pubblici

Berlusconi rispolvera le new town e ai costruttori promette: «impegno sui pagamenti e no Imu sull'invenduto»

Mauro Salerno

L'ex premier si rifiuta però di firmare il patto «per rilanciare il motore dell'edilizia» preparato dall'Ance: «Ora non sarebbe serio, ma approfondirò i temi e firmerò da ministro dell'Economia»

«Quand le bâtiment va, tout va». Nel primo incontro organizzato dall''Ance con i principali protagonisti della campagna elettorale Silvio Berlusconi rispolvera il francese e il vecchio piano delle new town - «una per ogni capoluogo» - per provare a solleticare le attese di una platea costretta a fare i conti tutti i giorni con la crisi delle costruzioni, che ha già prodotto la perdita di 360mila posti di lavoro (550mila considerando l'indotto) e il fallimento di 10mila imprese. «In questa tempesta - attacca il presidente dell'Ance Paolo Buzzetti, strappando un applauso - l'eccesso di rigore sui conti sta portando alla deindustrializzazione del settore. Il motore dell'edilizia si è spento. Spero che non siano state buttate le chiavi. Perché fino a quanto le costruzioni non risaliranno la china l'economia non potrà tornare a crescere».

Berlusconi annuisce, ma rifiuta di firmare subito il «contratto» preparato dall'Ance con i quattro punti - primo: pagare i lavori eseguiti, secondo: garantire l'accesso alla casa, terzo: investire su territorio, scuole e infastrutture, quarto: riqualificare le città - per dare nuova linfa ai cantieri. «Penso che lei preferisca che lo firmi da ministro dell'Economia», risponde l'ex premier, riservandosi di «esaminare in profondità tutti i temi proposti ».

Qualche importante risposta alle richieste dei «colleghi imprenditori» arriva comunque subito. La prima è un corollario della "proposta choc": l'abolizione dell'Imu sulla prima casa con la restituzione in contanti a chi ha pagato nel 2012. «Cancelleremo anche l'Imu sull'invenduto delle imprese - è l'annuncio - Abbiamo già fatto i primi calcoli. Si tratta di circa 80-90 milioni, che aggiungeremo ai 3,9 miliardi già previsti». Sarebbe già un risultato importante per i costruttori, che infatti non negano un secondo applauso, questa volta sollecitato da Berlusconi.

La partita vera però è un altra. E riguarda il credito vantato dalle imprese nei confronti delle amministrazioni. Una montagna di ritardati pagamenti che solo nell'edilizia ha ormai raggiunto la cifra monstre di 19 miliardi di euro (sui circa 80 complessivi) e - anche a dispetto delle nuove norme europee che impongono tempi di pagamento massimi di 30-60 giorni - sembra destinata ad aumentare ancora, visto che secondo le cifre indicate dall'Ance il ritardo medio «è ormai di 8 mesi, con punte di oltre tre anni». Anche su questo Berlusconi garantisce «un impegno categorico» a far si che i nuovi tempi di pagamento vengano rispettati. E a liquidare al più presto il debito pregresso, mettendo in campo la Cassa depositi e prestiti «che ha la liquidità necessaria».

Nuova, anche se sulla stessa scia della spinta all'edilizia privata, attraverso la semplificazione degli adempimenti da cui è nato anche il piano casa, è l'idea di una riforma dei titoli abilitativi che sposti l'attenzione «dalle autorizzazioni ex ante ai controlli ex post». Basta con la montagna di documenti necessari «a valutare se un progetto rispetta il regolamento urbanistico o quello di igiene». «Stiamo già lavorando a un disegno di legge che garantisca la possibilità di eseguire i lavori: se poi con i controlli si verifica che qualcosa va sistemato, l'amministrazione deve concedere un tempo congruo per regolarizzare il progetto, senza impedire l'uso di quanto realizzato».

Torna il piano delle new town, lanciato per la prima volta nel 2009. «Mi piacerebbe essere ricordato come Fanfani, per aver lanciato un "piano Belusconi" per garantire la casa a giovani coppie e anziani». Un nuovo modello di housing sociale che trova il consenso in una platea che Berlusconi congeda a suo modo, annunciando di voler voltare pagina rispetto alle «politiche di eccessivo rigore che hanno innescato una dinamica di recessione», e ritagliando per sé in un eventuale nuovo governo il ruolo di ministro dello Sviluppo accanto a quello dell'Economia: «Quand le bâtiment va, tout va».


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