Lavori Pubblici

Ppp, in un anno il valore dei bandi di gara è sceso da 13,3 a 8,7 miliardi, ma è andata peggio per le aggiudicazioni: -54%

Alessandro Arona e Massimo Frontera

Lo dice il rapporto dell'Osservatorio Cresme sul PPP presentato a Roma, che analizza i bandi e le aggiudicazioni nel 2012 a confronto con il 2011. In crescita invece il mercato del facility management

La spesa per investimenti in lavori pubblici ha proseguito anche nel 2012 la sua pesante discesa, accelerando anzi il ritmo, dal -4,7% in valori reali del 2011 al -6% nell'anno che si è appena chiuso.

Ma la vera notizia è un'altra: il calo è stato ancora più pesante per il project financing, e più in generale il Partenariato pubblico-privato (Ppp), il settore degli appalti pubblici su cui molto si è puntato negli ultimi anni, e ancor più da parte del Governo Monti, per rilanciare gli investimenti infrastrutturali. Il dato si riferisce a bandi e aggiudicazioni, ed emerge dal rapporto Cresme-Unioncamere sul Ppp che sarà illustrato questa mattina a Roma.

Ebbene: mentre nel 2012 i bandi di lavori pubblici hanno perso il 21,7% del loro valore, da 30,7 a 24 miliardi di euro, il settore del Ppp (che è una quota del totale) è sceso ancora di più, da 13,3 a 8,7 miliardi, pari al -34,7%. Si tratta di una brusca novità, perché negli anni scorsi mentre i bandi di lavori tradizionali calavano, il Ppp continuava a crescere.

Il valore del Ppp resta comunque elevato, pari al 36% del mercato (era il 43% nel 2011); e nel numero di bandi (+ 13,5% anche nel 2012) si è arrivati ai massimi di sempre, 3.204 avvisi, pari al 19,8% del totale.

Nel 2012 sono venuti dunque a mancare alcuni grandi bandi per infrastrutture in project financing. Ma il vero nodo è la bassa capacità dei Ppp di trasformarsi in cantieri: secondo lo studio Ance del novembre scorso solo 38 operazioni di Pf su 100 arrivano all'apertura dei cantieri, e solo 25 arrivano all'avvio della gestione.

Vanno in questa direzione anche i dati Cresme sulle aggiudicazioni: quelle di Ppp sono crollate nel 2012 da 8,3 a 3,8 miliardi di euro (-54%), e da 796 a 642 nel numero (-19,3%). Molti maxi bandi si perdono infatti per strada e più in generale pesa la difficoltà delle grandi infrastrutture in Pf di trovare i finanziamenti bancari privati (si veda il caso della Pedemontana lombarda).

Ma la "mortalità" è altissima anche nei piccoli bandi, spesso messi in piedi con scarsa perizia da parte degli enti locali. «Bisogna finalmente convincersi – sostiene Lorenzo Bellicini, amministratore delegato del Cresme – che è fondamentale stanziare alcune risorse statali per fare formazione alle piccole stazioni appaltanti, e per mettere a disposizione modelli standardizzati e manuali operativi per tipologie di opere in Ppp».

Oltre alle difficoltà di accesso al credito per i concessionari di Ppp, nell'ultimo anno si sono aggiunte le incertezze sull'economia e sui pagamenti da parte degli enti pubblici. Anche il Pf con introiti da mercato, infatti, conta quasi sempre su un contributo pubblico in conto capitale; per non parlare dei Pf "freddi", basati su canoni pubblici. «Neanche il pagamento regolare di questi canoni – spiega Bellicini – è ormai così certo».


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