Lavori Pubblici

Convegno Cresme-Unioncamere «Più assistenza ai piccoli enti per sostenere il project financing»

Alessandro Arona

Formazione e manuali conle best practice: li chiedono Lorenzo Bellicini (Cresme e Ctristina Giorgiantonio (Bankitalia). Bassanini (CdP): «Serve più sostegno dell'Europa agli investimenti»

Si sono spesso punzecchiati negli ultimi anni Lorenzo Bellicini (amministratore delegato del Cresme) e Cristina Giorgiantonio (ricercatrice di Banca d'Italia specializzata nel partenariato publico-privato). Ma oggi hanno lanciato proposte largamente convergenti al convegno Unioncamere di presentazione del Rapporto Cresme sul Partenariato pubblico-privato (clicca qui per il rapporto ).
Entrambi, in sostanza, ritengono che per risolvere alcuni problemi strutturali del project finacing in Italia, in particolare l'elevata "mortalità" delle iniziative, e tenendo conto che il 90% dei bandi si riferisce a piccole opere, sotto i 5 milioni di euro, si debba potenziare l'attività di assistenza nazionale alle piccole stazioni appaltanti; con attività di formazione, con la produzione di "manuali" e contratti-tipo per settori, con assistenza one shot (caso per caso).
I due si sono detti d'accordo anche sulla necessità di strutturare un monitoraggio permanente, a livello nazionale, sulle operazioni di PPP, anche oltre l'aggiudicazione.

«Sul PPP - sostiene Lorenzo Bellicini - bisogna convincersi che è necessario investire sulla capacità tecnica della PA. Bisogna trovare delle risorse, a livello nazionale, per: 1) formazione agli enti pubblici, specie locali; 2) creare modelli standardizzati che facciano da guida per l'utilizzo del Ppp nei vari settori. Si tratta di potenziare l'Unità tecnica finanza di progetto, e infatti stiamo facendo un lavoro di monitoraggio insieme al Dipartimento Politica economica di Palazzo Chigi. Sul territorio, poi, un'attività importante di diffusione di conoscenze nei confronti delle imprese potrebbero svolgerlo Unioncamere e le Camere di Commercio».

«La crisi finanziaria degli ultimi anni - ne è convinta Cristina Giorgiantonio - ha soltanto acutizzato le criticità strutturali che già pesavano sul Ppp in Italia. In particolare le ridotte dimensioni medie dei progetti (in Europa non sono neppure considerati Ppp gli interventi sopra i 5 milioni), l'elevata mortalità delle iniziative messe a bando, la scarsa bancabilità dei progetti. E' dunque indispensabile aiutare la PA nel ricorso agli strumenti di finanziamento, ma ancor prima aiutarle nel "montaggio" dei progetti, cioè nella elaborazione di analisi di fattibilità economico-finanziarie e analisi dei rischi, ancor prima di decidere di mettere a gara il project finance. Sarebbe poi necessario introdurre un monitoraggio sistematico sulle operazioni di PPP, anche post aggiudicazione». «Nell'ultimo anno - ha aggiunto Giorgiantonio - sono state introdotte molte novità normative sul PPP, ma è mancata una effettiva e concreta politica di sostegno, che tali innovazioni diffondesse sul mercato».

Franco Bassanini, presidente della fondazione Astrid e di Cassa Depositi e prestiti, sostiene invece che altre novità normative, tra quelle proposte dagli operatori, avrebbero dovuto essere introdotte, come quella che vieta la reformatio in peius (la modifica retroattiva peggiorativa) dei contratti di concessione in corso.
Bassanini ha poi ricordato le molte cose che potrebbe fare l'Europa per sostenere gli investimenti, in particolare in PPP, ma che fa troppo timidamente. Ad esempio rivedere le norme di Basilea 3 («che pure sono state rinviate e ammorbidite - dice Bassanini - ma non su questo punto») che disincentivano fortemente i prestiti a lungo termine da parte delle banche. O introdurre la golden rule sugli investimenti, cioè la non contabilizzazione ai fini del Patto di stabilità di alcune categorie di finanziamenti pubblici agli investimenti: «Ma questa iniziativa - dice sconsolato - non sembra avere molte chance». E infine «far sì che la Bce, via via che le banche restituiscono i prestiti Ltro (le iniezioni di liquidità fatte un anno fa), utilizzi queste risorse per rimetterle in circolo presso le banche vincolando il prestito al fatto che vengano usate per finanziamenti a lungo termine alle infrastrutture».


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