Lavori Pubblici

Aeroporti, con il piano Passera ne rimarranno solo 31: stop definitivo per Viterbo e Grazzanise

Mauro Salerno

Presentato l'atto di indirizzo del Piano per lo sviluppo aeroportuale. I piccoli scali passeranno alle Regioni. Prevista una graduale privatizzazione delle società di gestione con rappresentanza pubblica

Nessuno spazio per nuovi terminal e deciso dimagrimento di quelli attualmente in funzione. È in estrema sintesi quanto prevede l'atto di indirizzo per il nuovo piano nazionale per lo sviluppo aeroportuale emanato dal ministro delle Infrastrutture e Trasporti Corrado Passera.

In Italia al momento risultano in servizio ben 112 aeroporti. Esclusi i 22 scali militari (11 dei quali aperti anche al traffico civile) e i piccoli terminal usati per il traffico civile non di linea (47), sono ben 43 gli aeroporti aperti a voli commerciali (clicca qui per visulaizzare la mappa con la lista completa ).

Di questi il Piano varato da Passera ne considera strategici - «di interesse nazionale» è la terminologia usata - soltanto 31. Si tratta degli scali delle principali città italiane (il piano ne elenca 10 tra cui anche Bergamo Orio al Serio), di quelli con traffico superiore a un milione di passeggeri all'anno (sono 13 e vanno da Lamezia Terme a Verona), di quelli con traffico superiore a 500mila passeggeri annui in territori di scarsa accessibilità (Ancona, Pescara, Reggio Calabria, Trieste) o indispensabili per la continuità territoriale (Lampedusa, Pantelleria). Salvi anche Rimini (scalo con traffico vicino al milione di passeggeri e con trend in crescita) e Salerno, utile a delocalizzare il traffico di Napoli Capodichino (clicca qui per visualizzare la mappa con la lista completa ).

Gli aeroporti di interesse nazionale saranno interessati da un programma di infrastrutturazione destinato a potenziarne la capacità, l'accessibilità, l'intermodalità, a partire da Roma Fiumicino (realizzazione di una nuova pista, potenziamento delle aree di imbarco e dei Terminal), Malpensa e Venezia (miglioramento dell'accessibilità delle strutture e della interconnessione con l'alta velocità). Il potenziamento di diversi altri scali è previsto nel medio-lungo periodo.

Diverso il destino degli altri terminal. «Gli aeroporti non di interesse nazionale - recita la nota - dovranno essere invece trasferiti alle Regioni competenti, che ne valuteranno la diversa destinazione d'uso e/o la possibilità di chiusura». Insomma a deciderne il destino sarà la capacità di stare sul mercato, mantenendo i conti in equilibrio senza aiuti nazionali.

Niente da fare per la realizzazione di nuovi scali che pure hanno occupato negli ultimi mesi le pagine dei giornali. L'Atto di indirizzo non prevede la realizzazione di nuovi scali. «Tale principio vale, ad esempio per Grazzanise (considerata la capacità di Napoli Capodichino di sostenere ulteriori aumenti di traffico e la possibilità di utilizzare lo scalo di Salerno) e Viterbo (i cui investimenti potranno essere usati per il potenziamento infrastrutturale di Fiumicino)».

«Con l'Atto di indirizzo colmiamo una grave lacuna del nostro Paese che durava da 26 anni» ha dichiarato il ministro delle Infrastrutture e Trasporti Corrado Passera. «Concentriamo sforzi e investimenti sugli aeroporti che rientrano nei piani infrastrutturali europei e, al tempo stesso, confermiamo il ruolo degli scali territoriali che servono importanti realtà locali. Attraverso la razionalizzazione dei servizi, un piano di infrastrutturazione a medio periodo, la costituzione di reti aeroportuali, l'Italia può davvero ambire ad avere un sistema all'avanguardia e competitivo a livello internazionale, evitando sprechi di risorse pubbliche».

Bisognerà poi procedere sulla strada delle privatizzazioni. «Molti scali italiani, di qualunque tipologia, hanno una forte rappresentanza pubblica nella compagine societaria. Si reputa dunque opportuno - conclude la nota che illustra il piano - procedere alla progressiva dismissione di quote societarie da parte degli enti pubblici e favorire l'ingresso di capitali privati».

L'atto di indirizzo sarà ora inviato alla Conferenza permanente Stato-Regioni e, successivamente, sarà adottato con un apposito decreto dal Presidente della Repubblica.


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