Lavori Pubblici

Passante di Mestre, legittimi i sovrapedaggi. La Corte Ue respinge il ricorso dell'Aiscat

Alessandro Arona

«Non è aiuto di stato» il sovrapprezzo sulla vecchia tangenziale, che Autostrade e Autovie devono girare alla società mista Anas-Regione Veneto e che dal 2008 serve per coprire la quota di costo del Passante anticipata dall'Anas

E' legittimo, in base alle normative e alla giurisprudenza europee, il sovrapedaggio introdotto sulle barriere di accesso alla Tangenziale di Mestre (in due tranche, dal 2008 e dal 2009) per finanziare la realizzazione del Passante di Mestre: non si tratta infatti di aiuto di Stato - ha sentenziato oggi la Corte di Giustizia europea (sentenza 15 gennaio ), respingendo il ricorso T-182/10 (clicca qui ) presentato il 29 aprile 2010 dall'Aiscat, l'associazione italiana delle concessionarie autostradali.

Il Passante di Mestre (20 settembre 2004 -8 febbario 2009) è costato 986 milioni di euro, finanziati in parte (284 milioni) direttamente dallo Stato, con delibere Cipe, e in gran parte (702,5 milioni) dall'Anas, tramite mutui contratti con Cassa Depositi e prestiti. La convenzione Anas-Ministero delle Infrastrutture del 2002, e le delibere Cipe 128/2006 e 3/2007 e 24/2008, hanno però stabilito che tali costi (i 702,5 milioni) sarebbero stati ripagati tramite sovrapedaggi da introdurre in due tranche (2008 e 2009) sulle barriere di accesso alla vecchia tangenziale, che le società concessionarie di tali barriere (Autostrade per l'Italia e Autovie Venete) avrebbero dovuto versare (come continuano a fare oggi) alla Cav (Concessioni autostradali venete), la società mista Anas-Regione veneto costituita nel 2008 proprio per gestire il Passante di Mestre, la vecchia tangenziale e da fine 2009 la Venezia-Padova. Le società private associate all'Aiscat, dunque, fanno pagare questi sovrapedaggi (che tra l'altro sono tali per cui transitando da e oltre Mestre sulla vecchia tangenziale si paga quanto nel nuovo Passante, pur percorrendo molti meno chilometri), e poi ne devono girare gli introiti alla Cav, società anch'essa di diritto privato. Un aiuto di Stato, secondo i ricorrenti.

Tuttavia la sentenza della Corte di giustizia europea osserva che «le somme corrispondenti a quanto derivante dall'aumento del pedaggio sono versate direttamente alla CAV o dalla Autovie Venete e dalla Autostrade per l'Italia o dalla Telepass, quali società private. Le somme in questione circolano quindi direttamente ed esclusivamente fra società private, senza che alcun organismo pubblico ne acquisisca, nemmeno in modo temporaneo, il possesso o il controllo. Di conseguenza, non si tratta di risorse statali ai sensi della giurisprudenza citata nei precedenti punti 103 e 104».
E dunque «Dal momento che il criterio relativo alla destinazione delle risorse statali non è soddisfatto, è d'uopo constatare, senza che sia necessario prendere in esame gli altri elementi costitutivi della nozione di aiuto di Stato, che l'aumento del pedaggio sulla Tangenziale, nonché la destinazione di quanto derivante da tale aumento al rimborso dei costi di costruzione del Passante, sulla base della Convenzione, non costituiscono un aiuto di Stato ».


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