Lavori Pubblici

Ricostruzione in Libia, Al Mgarief incontra le imprese italiane: in campo investimenti per 100 miliardi di dollari

Giuseppe Latour

Ieri il presidente dell'Assemblea generale libica in visita a Roma, a fine mese arriva il premier Ali Zeidan - Ciaccia: «Auspico ruolo centrale delle aziende italiane nelle opere civili e infrastrutturali»

La Libia riapre i ponti che la legano all'Italia. Nonostante i grandi problemi che ancora ci sono in termini di sicurezza, il lavoro delle diplomazie dei due paesi va avanti in maniera convinta. Ieri il presidente dell'Assemblea generale libica Mohammed Al Mgarief ha guidato una delegazione di sei esponenti del suo esecutivo in visita a Roma, e nel pomeriggio hanno incontrato una settantina di imprenditori impegnati nel paese nordafricano. «È la prima volta – ha sottolineato – che veniamo in un paese europeo dopo la rivoluzione». E la scelta dell'Italia non appare casuale.
L'interscambio tra i due paesi nel 2011 valeva, infatti, circa 4,5 miliardi di euro. E adesso gli affari stanno lentamente ripartendo. Con un occhio puntato soprattutto al tema della ricostruzione, che potrebbe vedere le nostre imprese in prima linea. «Auspico – ha spiegato il viceministro delle Infrastrutture Mario Ciaccia - che le aziende italiane possano giocare un ruolo di primo piano nella realizzazione delle opere civili e infrastrutturali nell'ambito del programma di ricostruzione della Libia».
Un programma nel quale sono previsti investimenti per circa 100 miliardi di dollari. «Vogliamo contribuire alla riqualificazione dei porti, degli aeroporti e della logistica, sia con opere strutturali che attraverso la dotazione degli strumenti elettronici utili al miglioramento della gestione dei flussi di transito».

La presenza delle nostre imprese testimonia questo interesse. Al cospetto del governo libico c'erano rappresentanti di Impregilo, Ferrovie, Salini, Trevi, Bonatti, Ance, Anas. Senza dimenticare le banche, come Unicredit e Intesa San Paolo. Tutti pronti a tornare dall'altra parte del Mediterraneo. E le cose sembrano in movimento rapido, visto che già a fine mese il primo ministro libico Ali Zeidan sarà in visita in Italia.
Resta, però, forte l'incognita della sicurezza. Come ha sottolineato il ministro degli Esteri Giulio Terzi, «la sfida principale per favorire la presenza delle imprese italiane in Libia è legata in primo luogo alla sicurezza fisica e giuridica», che in questa fase pare poco garantita. Al-Mgarief gli ha risposto così: «La sicurezza è in cima alle nostre preoccupazioni, e abbiamo iniziato ad affrontarla con l'aiuto della Repubblica Italiana». Dalla quale è giunto in particolare aiuto «sulla formazione della forze armate e di sicurezza» e sull'integrazione degli insorti.
Un primo segnale di distensione potrebbe essere, come ha sottolineato Terzi, la soluzione del problema dei «crediti storici», derivati dal blocco dei pagamenti deciso da Gheddafi negli anni '90 come ritorsione all'embargo. Per questi, ha detto il ministro, «siamo vicini a una soluzione, che soddisfa anche le associazioni di creditori». La speranza è chiudere questa partita già prima della visita in Italia del primo ministro libico, in programma il 30 gennaio.


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