Lavori Pubblici

Al via il piano-stralcio per riqualificare gli edifici scolastici con i fondi Cipe, fino a 300 giorni per autorizzare gli interventi

Massimo Frontera

Pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» il decreto Infrastrutture che ripartisce i fondi alle Regioni

Arrivano quasi 112 milioni di euro per appaltare la riqualificazione di quasi mille scuole in Italia (989 per l'esattezza). La lista completa degli interventi (guarda a questo link ) e la ripartizione regionale dei fondi (guarda a questo link ) si legge nel decreto Infrastrutture del 3 ottobre, pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» del 9 gennaio.

I fondi rappresentano una boccata d'ossigeno per il patrimonio immobiliare di edilizia scolastica, bisognoso di urgenti interventi migliorativi soprattutto di tipo strutturale. Si tratta di micro-interventi (valore medio 113mila euro) che riguardano adeguamenti antisismici e legati alla sicurezza. I fondi consentiranno agli enti di accendere mutui con le banche.

I cantieri però non saranno immediati. Gli enti destinatari dei fondi dovranno comunicare entro 45 giorni al ministero delle Infrastrutture il loro "interesse" ai fondi. Se non lo fanno perdono il finanziamento. Entro i successivi 15 giorni il dicastero conferma "l'avvenuta ricezione" della manifestazione di interesse. A questo punto comincia la procedura di verifica vera e propria per assegnare i fondi. Procedura che ha una durata massima prevista di 240 giorni. Dalla pubblicazione in «Gazzetta» del decreto al cantiere, potrebbero dunque passare anche 300 giorni, un tempo non proprio adeguato al carattere di urgenza degli interventi.

Il passaggio burocratico indicato dal decreto (quello appunto da svolgere entro 240 giorni) consiste nella certificazione della coerenza del progetto definitivo dell'intervento agli obiettivi del programma. I fondi potranno infatti finanziare solo i lavori strettamente legati all'adeguamento antisismico, in base a una griglia di riferimento indicata nel decreto.

Sono considerate ammissibili a finanziamento, per una quota non superiore al 75% del finanziamento, i lavori per la costruzione, in altro sito dello stesso comune, di un nuovo edificio scolastico in sostituzione di quello esistente, da demolire o destinare ad altro uso diverso da quello scolastico. Il progetto del nuovo edificio dovrà essere accompagnato da «una valutazione economica dettagliata che tenga conto anche dell'eventuale riutilizzo dell'edificio esistente».

La revoca del finanziamento è sempre dietro l'angolo. Oltre all'iniziale "manifestazione di interesse" entro 15 giorni, i fondi possono essere persi anche se il Comune non stipula - entro un anno dall'ottenimento della certificazione ministeriale - il il mutuo con la banca. E poi può perdere i soldi se entro un anno dalla stipula del mutuo il Comune non trasmette una «Relazione acclarante i rapporti Stato-Ente». Addio fondi anche se, più in generale, l'ente locale «incorra in violazioni o negligenze, tanto in ordine alle condizioni di cui alle procedure di attuazione (...) quanto a norme di legge o regolamenti, a disposizioni amministrative» e «ove l'Ente, per imperizia o altro suo comportamento, comprometta la tempestiva esecuzione e la buona riuscita dell'opera».

Non solo. Il ministero delle infrastrutture, si legge nel decreto, «si riserva il diritto di richiedere il risarcimento dei danni che dovessero derivare da quegli stessi comportamenti dell'Ente che hanno portato alla revoca del finanziamento».


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