Lavori Pubblici

A rischio il 50% delle opere per l'Expo 2015 a Milano. Il nodo ritardi e quello del Patto di stabilità

Sara Monaci

Situazione critica per le nuove autostrade (ancora da risolvere il nodo risorse private) e per le metropolitane. Nei tempi invece i lavori per il sito espositivo

L'anno più nero per il Comune di Milano sarà anche l'anno più difficile per l'Expo 2015. Dal 2013 i giochi entrano nel vivo: a breve gli investimenti previsti dovranno essere in buona parte evasi (per poi essere liquidati tra il 2014 e il 2015); le infrastrutture previste dal dossier presentato al Bie potranno avere un primo realistico bilancio; gli enti locali dovranno riuscire a spendere per l'evento universale senza (per ora) alcuna deroga al patto di stabilità.
Delle principali opere ipotizzate per il 2015, meno del 50% arriverà al traguardo dell'E xpo. Le grandi infrastrutture regionali (finanziate dal Pirellone, dal governo e dai privati) inserite nel dossier di candidatura di Expo e attese da decenni in Lombardia, stanno esaurendo le risorse finanziarie. Si tratta di Pedemontana e Tangenziale esterna (Te), che hanno appena deliberato due aumenti di capitale, per complessivi 100 milioni per Pedemontana e 120 milioni per Te. La controllante Serravalle, che è in fase di privatizzazione, deve quindi mettere sul piatto, come quota parte, 68 milioni per Pedemontana e 22 per Te nell'immediato, sempre che tutti i soci siano disposti a versare la loro quota. Ma, per quanto oneroso, si tratta pur sempre di un tampone di emergenza per far proseguire i lavori fino alla prossima primavera, visto che entrambe le infrastrutture devono ancora chiudere gli accordi del project financing, per cui servirebbero altri 400 milioni. Chi mette i soldi? Nessuno lo sa per il momento. Per ora è da capire anche chi saranno i nuovi proprietari di Serravalle, controllata dalla Provincia di Milano e partecipata dal Comune di Milano.
Dai bilanci ufficiosi dei vertici societari emergono intanto due certezze: la Tem, del valore di 2 miliardi, verrà alla luce per il 2015 solo con un primo tratto di 7 km su 32 (il cosiddetto arco Tem, che garantirà uno sbocco alla Brebemi), mentre Pedemontana, del valore di 5 miliardi, vedrà pronti per l'Expo solo 20 km su 70. Meglio vanno le cose per la Brebemi, 2 miliardi di valore, i cui 70 km dovrebbero essere pronti per il 2015.
Sempre sul fronte delle infrastrutture, problematiche sono anche quelle che riguardano la città di Milano. La metropolitana 6 è già stata cancellata da anni dall'elenco delle opere che il Comune doveva garantire. Rimangono dunque la metro 4 e la metro 5. La prima (la linea 4 del metrò) avrà solo 2 fermate su 22, e sempre che si raggiunga un'intesa sugli extracosti tra Palazzo Marino e le imprese costruttrici, che nella fase di stesura del progetto esecutivo hanno calcolato un 20% di costi in più rispetto all'iniziale 1,7 miliardi del progetto preliminare. Per il Comune sarà necessario almeno avviare la linea per incassare i 480 milioni messi a disposizione dal governo per le opere Expo. La metro 5, del valore di 2 miliardi, dovrebbe invece arrivare per un pelo al traguardo del 2015.
Per quanto riguarda il sito espositivo, 1,1 miliardi di valore, il cronoprogramma è rispettato: mentre la Cmc di Ravenna prosegue con i lavori ripulitura del suolo, qualche mese fa il consorzio guidato da Mantovani si è aggiudicato l'appalto più importante, quello della piastra su cui sorgeranno i padiglioni dei paesi (per 165,13 milioni, su una base d'asta di 270 milioni). Il problema è che nel frattempo sono state aperte delle indagini da parte della procura di Milano per presunti reati di turbativa d'asta per entrambe le gare, che potrebbero rallentare i lavori. Per ora però si procede. I paesi che hanno aderito, a quota 113, sono superiori alle aspettative. Per quanto riguarda l'Italia, è stato aperto il bando per la realizzazione del Padiglione Italia: il termine per l'iscrizione è il 14 gennaio; il termine per la consegna dei progetti è il prossimo 20 febbraio.
Anche le strade che collegheranno il sito alla città non destano per ora particolari preoccupazioni. Si tratta della Molino-Dorino (140 milioni), la cui responsabilità spetta alla Regione Lombardia, e la Zara-Expo (105 milioni), sotto il controllo del Comune di Milano. Dal punto di vista societario, invece, quest'anno gli enti locali dovranno iniziare a versare dentro Arexpo - la società che ha acquistato i terreni dai Cabassi, su cui sorgerà il sito espositivo, partecipata da Regione Lombardia, Comune di Milano, Fondazione Fiera, Comune di Rho e Provincia di Milano - una parte di quei 92 milioni di aumento di capitale deliberati nel 2012, e non sarà cosa facile considerando la morsa del patto di stabilità. La stessa società Expo deve chiarire questioni contabili: la Provincia di Milano nel 2012 ha deciso di ridurre la sua quota di partecipazione, riducendo per ora il suo apporto finanziario per circa 60 milioni. È ancora da capire chi prenderà il suo posto.

Comune di Milano, il nodo del Patto di stabilità
Per il Comune di Milano sarà l'anno più nero. Senza un aiuto da parte del governo, i conti nel 2013 non torneranno tanto facilmente, considerando che anche l'Expo chiederà uno sforzo finanziario molto alto, pari a 370 milioni di spesa.
Quest'anno il rosso che Palazzo Marino dovrà gestire sarà, in base alle prime stime, il più alto mai visto. Cifre per ora ufficiose parlano di un disavanzo nella parte corrente del bilancio compreso tra i 300 e i 400 milioni. Come se non bastasse, il patto di stabilità chiede intanto un risparmio superiore ai 500 milioni, mentre i 370 milioni di risorse da investire quest'anno per Expo sono improrogabili, e riguardano le tranche di pagamento delle metropolitane 4 e 5, una quota per il sito espositivo e per la partecipazione in Arexpo (la società che ha acquistato le aree dove si terrà la manifestazione), il proseguimento dei lavori del collegamento stradale Zara-Expo.
Uno squilibrio così profondo deve trovare una soluzione politica. Per questo a Milano i vertici comunali aspettano a tirare le somme, in attesa che le elezioni, e quindi la formazione di un nuovo esecutivo, renda più semplici i rapporti con Roma. Il Comune si aspetta di avere, tra qualche mese, interlocutori più "vicini" alla città, a cui esporre i problemi con più efficacia di quanto sia avvenuto fino ad oggi.
In particolare, la figura dell'assessore al Bilancio uscente, Bruno Tabacci, sta diventando di nuovo centrale in questa partita. Candidandosi con una sua lista civica alle elezioni nazionali, in caso di vittoria del centrosinistra potrebbe essere destinato ad un ruolo di primo piano, come quello di viceministro o sottosegretario. Inoltre ci sono altri rappresentanti della maggioranza guidata dal sindaco di Milano Giuliano Pisapia che puntano a candidarsi per il parlamento, e che potrebbero supportare la causa "milanese". Tra questi ci sono il capo di gabinetto del Comune Maurizio Baruffi, che pur non avendo partecipato alle primarie spera di rientrare nella quota blindata della lista del Pd, e il vicesindaco Maria Grazia Guida.
La richiesta da avanzare al governo è sostanzialmente la stessa degli anni passati: una deroga piena al patto di stabilità per tutte le spese dedicate ad Expo. Negli anni passati sono stati concessi dei piccoli aiuti esclusivamente per i finanziamenti statali: solo le risorse governative potevano entrare ed uscire dalle casse comunali senza essere conteggiate nei parametri del patto. Tuttavia si è trattato di un alleggerimento di poche decine di milioni, che non ha risolto la situazione. Ora però, nel corso del 2013, i pagamenti che Palazzo Marino deve affrontare entrano nel vivo, così come nel 2014 e nel 2015, e per questo il Comune si aspetta un supporto definitivo.


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