Lavori Pubblici

«Roma non certifica i crediti delle imprese», costruttori laziali in ginocchio

Giuseppe Latour

Batelli (Acer) il Comune ha già fatto sapere che non userà il decreto sulla certificazione dei crediti: è l'allarme lanciato da Eugenio Batelli, presidente dei costruttori romani. Dal 2009 ad oggi nell'area della capitale sono morte 2.800 imprese di costruzioni, l'occupazione operaia si è ridotta del 27,5% e le ore lavorate sono diminuite di 12 milioni

«Il Comune di Roma ci ha già fatto sapere che non userà il decreto sulla certificazione dei crediti. E, come l'amministrazione capitolina, faranno molti altri Comuni laziali». È l'allarme lanciato da Eugenio Batelli, presidente dell'associazione dei costruttori romani. La strumentazione approntata dal Governo per rispondere all'emergenza dei ritardati pagamenti rischia di rivelarsi inconcludente, di fronte alla colossale emergenza dei conti pubblici degli enti locali italiani.
Il Lazio rappresenta un esempio plastico di questa situazione. «Il decreto – prosegue Batelli – chiede che le pubbliche amministrazioni, nella certificazione dei crediti, tengano comunque conto dei vincoli del patto di stabilità. Questo significa che, di fatto, quasi nessuno potrà applicare i nuovi strumenti. Non lo farà il Comune di Roma e, per quello che sappiamo, non lo farà la grande maggioranza delle amministrazioni laziali».

Il provvedimento dell'esecutivo, insomma, servirà a poco. E non potrà aiutare un settore che, secondo i dati dell'Osservatorio delle Casse edili, è ormai completamente allo sbando. Dal 2009 ad oggi sono morte 2.800 imprese di costruzioni, l'occupazione operaia si è ridotta del 27,5% e le ore lavorate sono diminuite di 12 milioni. Allo stesso tempo, le ore di cassa integrazione sono esplose, crescendo del 42,2% tra gennaio e settembre 2012 rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

«Ci sembra che non ci sia l'attenzione dovuta da parte delle istituzioni; siamo di fronte alla distruzione sistematica di un tessuto produttivo», dice il presidente di Ance Lazio Stefano Petrucci. Le cause di questo dissesto vengono elencate dagli imprenditori. E sono un elenco ormai tristemente noto. C'è il problema dei ritardati pagamenti, che le imprese di costruzioni stimano ormai in un miliardo di euro tra Regione, Comuni, Province, Comunità montane e pubbliche amministrazioni varie.

C'è il fardello delle tasse, che lo Stato chiede anche quando è lui stesso debitore. Per questo, secondo Petrucci, servirebbe un sistema di «compensazione fiscale» che permetta alle aziende di non pagare quando sono creditrici del settore pubblico. Molto odiata, per ragioni temporali, è l'Imu. «La tassa sugli immobili è stata un doppio colpo – dice Domenico Merlani, presidente di Ance Viterbo -, perché deprime il mercato, distogliendo coloro che vogliono investire nel mattone. Ma anche perché colpisce le imprese che soffrono la piaga dell'invenduto».

E ci sono temi come il patto di stabilità e il debito della sanità. «Tutte le risorse regionali – dice Batelli – ormai vengono fagocitate nel calderone del nostro piano di rientro. Il prossimo governatore dovrà rispondere in maniera credibile a questo problema che mina in modo pesantissimo le nostre possibilità di crescita e sviluppo».

In questo contesto, c'è preoccupazione perché i nuovi decreti sulla certificazione del credito sembrano destinati a fallire. Così come ha fatto, in larga parte, il protocollo tra Regione, Ance e Sace nel Lazio per la certificazione dei crediti. «È andato bene con la Regione – racconta Petrucci – ma ha fallito completamente con i Comuni o le società partecipate che, allo stato attuale delle cose, non sono in grado di prevedere in maniera realistica quando potranno pagare i loro debiti. E, per questo, sono poco inclini a rilasciare certificazioni».


© RIPRODUZIONE RISERVATA