Lavori Pubblici

Piano B di Serravalle Spa per salvare i cantieri Pedemontana e Tem

Sara Monaci

Dopo l'asta deserta per vendere l'82% del proprio capitale, la società controllata dalla Provincia di Milano pensa a un aumento di capitale da aprire a investitori privati

Serravalle ha un piano di riserva, che potrebbe apportare subito 378 milioni di risorse, attraverso un aumento di capitale, per mettere in sicurezza le due grandi opere Pedemontana e Tangenziale esterna di Milano, in questo momento in grave crisi finanziaria e, per quanto riguarda Pedemontana, a rischio fallimento.
La proposta arriva direttamente dal vicepresidente della Serravalle Paolo Besozzi (consigliere indicato dalla Lega) che ieri ha inviato un documento ai consiglieri del cda e ai sindaci revisori, e probabilmente verrà già discussa nel consiglio di domani.
Non è escluso, quindi, che questa possa diventare a breve la "linea" della Serravalle, anche perché punta a risolvere nell'immediato una serie di problemi finanziari trascinati da anni e ora divenuti urgenti, come quello di reperire circa 400 milioni per effettuare il closing dei due project financing di Pedemontana e Tem (350 milioni il primo, 50 milioni circa il secondo). Solo sbloccando i due project, infatti, i cantieri possono proseguire. Per il momento invece si procede solo attraverso prestiti ponte incerti, che danno una visibilità di pochi mesi.
Più nel dettaglio. La proposta prevede di deliberare un aumento di capitale per 378 milioni mediante l'emissione di 150 milioni di nuove azioni, del valore di 2,52 euro (0,52 euro di valore nominale più un sovrapprezzo di 2 euro), ovvero un valore pari al patrimonio netto. Anche gli attuali soci (la Provincia di Milano col 52,8%, il Comune di Milano col 18,6, Gavio col 14% circa e altri piccoli azionisti), quindi, posso cedere i propri diritti di sottoscrizione ai nuovi azionisti allo stesso prezzo. In questo modo si possono soddisfare due necessità: dare risorse fresche alla Serravalle e al tempo stesso concedere agli azionisti pubblici la possibilità di intascare il denaro necessario a sanare i propri bilanci e rispettare il patto di stabilità.
L'attrattività del bando viene garantita da più fattori. Prima di tutto dal fatto che chi sottoscrive l'aumento di capitale e le opzioni degli enti locali si ritroverebbe con una quota del 37%, una percentuale di maggioranza relativa che lo renderebbe comunque il principale azionista, titolato a esprimere il presidente e la maggioranza del cda. Da parte loro, gli enti locali dovranno impegnarsi a non approvare in assemblea modifiche statutarie sui diritti di governance per tre anni. Per evitare, infine, di dare dei vantaggi ai soci privati già in società (Gavio), al nuovo azionista viene concesso anche un diritto di prelazione per la rilevazione della quota pubblica. Evidentemente l'operatore più interessato è Gavio, ma a queste condizioni la società diventerebbe interessante anche per altri soggetti, che potrebbero unirsi in cordata con lo stesso Gavio o concorrere da soli.
Prima ancora, dunque, di aprire un nuovo bando per la vendita dell'82% della società autostradale, dopo una prima asta andata deserta, i manager potrebbero scegliere una via diversa per rimpinguare le casse di Serravalle e mettere in sicurezza le opere. Una strada che però dovrà essere condivisa da tutto il cda, e, soprattutto, dai soci pubblici.


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