Lavori Pubblici

Buzzetti: «Accanimento contro l'edilizia. Il settore si sta deindustrializzando»

Massimo Frontera e Giorgio Santilli

Nessuna ripresa nel 2013 per l'edilizia. Lo dice l'osservatorio congiunturale dell'Ance, presentato oggi a Roma. Quest'anno, dice il rapporto curato dall'ufficio studi dell'associazione, gli investimenti in costruzioni vedranno una flessione del 7,6% rispetto all'anno prima. Un valore che è peggiore delle stime fatte a giugno. Si tratta di una «ricaduta del malato», dopo che il biennio precedente aveva fatto pensare a un miglioramento. La tendenza negativa - stima sempre lo studio - sarà confermata nel 2013, con un -3,8 per cento.

Sul dato complessivo pesano praticamente tutti i comparti, dalle opere pubbliche (-10,6%) all'edilizia non residenziale privata (-8%) all'edilizia residenziale di nuova costruzione (-17%). Solo il sub-comparto della manutenzione straordinaria delle abitazioni fa registrare un timido segno positivo (+0,8%).

In sei anni, dal 2008 al 2013, segnala l'Ance, il settore avrà perso circa il 30%, significa che si è tornati ai livelli produttivi di 40 anni fa.

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L'immobiliare privato è praticamente fermo, scoraggiato dall'inasprimento della tassazioni sulla casa (attuale e in arrivo, grazie alla revisione degli estimi catastali) e dal credit crunch nei confronti di famiglie e imprese. E questo, ribadisce l'Ance, nonostante il fatto che esiste una domanda potenziale di almeno 600mila abitazioni.

L'incremento degli sfratti e i numeri - anch'essi in crescita sulle crisi occupazionale dell'edilizia sta delineando un problema sociale, denuncia l'Ance. Ad oggi, stima l'ufficio studi si sono persi 360mila posti di lavoro nell'edilizia, che sale a 550mila considerando l'indotto.

«Questo - ha detto il presidente dell'Ance, Paolo Buzzetti - è un dramma che si consuma in silenzio. Stiamo parlando di un dramma che equivale a 72 Ilva di Taranto, a 450 Alcoa o a 277 Termini Imerese». Il presidente dell'Ance, ha puntato il dito sul Governo. «Se siamo a questo punto non è un caso. Sono state fatte scelte che hanno portato l'edilizia a fermarsi. Non posso credere che si stato fatto per distrazione. Si è pensato che per raggiungere obiettivi di pareggio di bilancio si potesse fermare l'edilizia e che l'edilizia non servisse alla ripresa del paese. Non c'è niente di male a riconoscere di avere fatto degli errori. Ma è urgente invertire subito la rotta».

La negatività è ulteriormente accentuata da alcune penalizzazioni croniche, a partire dal rispetto dei tempi di pagamento, la diminuzione di concessione di mutui alle famiglie. I valori sono talmente orientati a una generale contrazione di attività produttiva, che l'unico aumento che si può prevedere è quello dei fallimenti, dei licenziamenti e delle ore di cassa integrazione.

Anche le novità positive - come l'aumentata dote finanziaria per infrastrutture - viene di fatto annullata dai lunghi tempi attuativi degli investimenti e dalle restrizioni di spesa degli enti pubblici a causa del rispetto del patto di stabilità interno.


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