Lavori Pubblici

Dal fisco ai pagamenti al piano città, il pacchetto delle proposte dei costruttori per uscire dalla crisi

Giorgio Santilli

Se il Cresme aveva scelto l'immagine del pugile che va al tappeto per la seconda volta, nel 2012 dopo il 2009, l'Ance preferisce la figura della ricaduta del malato, ma la sostanza è pressoché identica. Anche per il centro studi dell'associazione nazionale dei costruttori edili la flessione del mercato edilizio è peggiore del previsto e ai livelli di quella del 2009: -7,6% contro una previsione precedente del 6%.

Lo scorso 9 novembre il Cresme aveva parlato di caduta del 7,3% «peggio di come potessimo immaginare nelle più pessimistiche previsioni e peggio di quanto preveda la contabilità nazionale». Per Ance anche il 2013 sarà negativo con una ulteriore riduzione del 3,8% degli investimenti in costruzioni.

C'è una via di uscita da questa crisi? L'Ance ha sistematizzato un pacchetto di proposte, per altro non nuove. Eccole:

1) Piano Clini. Per prima cosa è fondamentale mettere mano a un piano di messa in sicurezza del territorio italiano, fortemente soggetto sia a rischio sismico che idrogeologico. La mancanza di una politica di prevenzione può essere misurata dal costo dei danni di terremoti, frane e alluvioni, pari, dal 1944 al 2012, a 242,5 miliardi, ovvero 3,5 miliardi all'anno. Per questo è fondamentale far partire subito il piano Clini sul dissesto idrogeologico, superando, già nella Legge di Stabilità, i limiti del Patto di stabilità interno che impediscono di spendere le risorse per la messa in sicurezza delle scuole e dei territori.

2) Mercato immobiliare. Per rilanciare il mercato immobiliare, che vive una fase di forte difficoltà soprattutto a causa della paralisi nell'erogazione dei mutui, l'Ance propone un "piano salva-casa", che trova il suo fondamento nell'esperienza virtuosa fatta in Italia nel dopoguerra con le "cartelle fondiarie", con le quali sono stati compiuti i maggiori investimenti immobiliari del nostro Paese. La proposta prevede il coinvolgimento degli investitori istituzionali, (Cassa Depositi e Prestiti, finanziarie regionali, fondi pensione) nell'acquisto delle obbligazioni a medio-lunga scadenza emesse dalle banche e finalizzate all'erogazione di mutui a favore delle famiglie per l'acquisto della prima casa o di immobili ad alte prestazioni energetiche.

3) Investimenti pubblici. Il rilancio degli investimenti pubblici, e in particolare di quelli necessari a garantire la qualità della vita dei cittadini e lo sviluppo del Paese, è strettamente legato alla modifica del Patto di stabilità interno degli enti locali. La proposta dell'Ance è quella di introdurre criteri in grado di premiare le spese in conto capitale nel Patto: una "golden rule" da applicare a livello nazionale in attesa di una eventuale modifica del Patto europeo nel senso recentemente auspicato dal premier Monti.

4) Piano città. Fondamentale, in questo momento così difficile, è anche dare concretezza al Piano città, che l'Ance ha proposto e che ha trovato corpo nel decreto sviluppo. Un'importante scommessa per riqualificare i centri urbani, recuperare le periferie, anche attraverso interventi di demolizione e ricostruzione , come già da tempo avviene in Europa, in una logica non solo di sostituzione del singolo edificio ma di recupero di ampie parti di città. Di fronte al successo rappresentato dalle numerose proposte avanzate dai Comuni, appare necessario destinare 2 miliardi di fondi strutturali e FAS, della programmazione in corso, a questo importante progetto, e, in prospettiva, farne una priorità della prossima programmazione.

5) Il fisco per le imprese. L'Ance chiede di escludere dall'Imu il cosiddetto "magazzino", cioè le aree e i fabbricati costruiti e destinati alla vendita, almeno per 3 anni dall'acquisto o dall'ultimazione della costruzione. Si tratta, infatti, dell'unica forma di tassazione sull'invenduto tra i settori industriali, che le imprese di costruzione ritengono incomprensibile e onerosa. Inoltre l'Imu e la "cedolare secca", concepiti come due provvedimenti autonomi, finiscono, entrambi, con l'influenzare negativamente la tassazione degli affitti.Sarebbe necessario, quindi, ridurre il prelievo sugli immobili in locazione, specie a canone concordato.

6) Responsabilità solidale. L'Ance chiede di intervenire tempestivamente per escludere la responsabilità solidale fiscale negli appalti al versamento dell'Iva relativa alle fatture dei lavori realizzati e delle ritenute sui redditi di lavoro dipendente. Si tratta, infatti, di una disposizione che, ancora una volta, affida alle imprese impropri compiti ispettivi. Inoltre, l'acquisizione della documentazione idonea ad escludere la responsabilità solidale incrementa i costi di gestione amministrativa delle imprese e, di fatto, rallenta il pagamento dei corrispettivi contrattuali.

7) Fisco su transazioni immobiliari. Per favorire la mobilità della popolazione, l'Ance propone di ridurre le imposte sui trasferimenti delle unità immobiliari e, contestualmente, di superare la disparità di trattamento tra le cessioni di abitazioni effettuate da imprese e quelle fatte da privati (il prelievo Iva supera quello dell'imposta di registro). E' necessario, inoltre, alleggerire il "costo fiscale" d'acquisto degli immobili (aree e fabbricati e come tali "materia prima" per le imprese di costruzione) attraverso l'applicazione delle imposte di registro, ipotecaria e catastale in misura fissa.

8) Conferma degli incentivi. L'Ance propone di confermare espressamente l'applicabilità del beneficio per il recupero edilizio – 36% temporaneamente potenziato al 50% - anche all'acquisto di fabbricati ristrutturati da imprese, tenuto conto che gli interventi di recupero integrale degli edifici sono perfettamente in linea con gli obiettivi del Governo di favorire la riqualificazione urbanistica del territorio, e non la semplice manutenzione di singoli appartamenti.

9) Vincoli ai concessionari. L'Ance chiede di portare al 100%, già a partire dal primo gennaio 2013, la percentuale di lavori che i concessionari autostradali sono obbligati ad affidare tramite gara. Il decreto sviluppo ha già elevato dal 50 al 60% la quota di lavori da esternalizzare, ma questo aumento non è sufficiente ad aprire un mercato che finora è stato eccessivamente protetto. E' vero, infatti, che la normativa comunitaria consente ai concessionari di realizzare in house i lavori oggetto della concessione, ma a patto che il concessionario stesso abbia acquisito i lavori con gara, cosa che non è avvenuta per le società autostradali considerate nella norma.

10) Appalti e trasparenza. L'Ance propone un pacchetto di modifiche normative che mira a garantire maggiore trasparenza nelle procedure di gara per l'affidamento di appalti di lavori pubblici, incidendo sulla disciplina riguardante diversi istituti giuridici. L'obiettivo è quello di contenere il rischio di condizionamenti, pratiche collusive o comportamenti arbitrari che possano compromettere i principi di concorrenza. Le modifiche proposte riguardano: il criterio di aggiudicazione all'offerta economicamente più vantaggiosa che, data la complessità, dovrebbe essere limitato ad appalti al di sopra di un certo importo (ad esempio, 2,5 milioni di euro); l'individuazione dei membri della commissione giudicatrice, nominata in caso di offerta economicamente più vantaggiosa, mediante sorteggio in un elenco di esperti; il criterio dell'esclusione automatica delle offerte anomale, nell'ambito del quale andrebbero inseriti alcuni elementi di casualità (come l'individuazione, tramite sorteggio, del meccanismo di individuazione della soglia di anomalia) sempre con l'obiettivo di evitare eventuali condizionamenti.

11) I pagamenti della Pa. In considerazione del momento estremamente difficile per il settore e della difficoltà della p.a. di pagare il corrispettivo di lavori già eseguiti, si propone di consentire, in via transitoria (fino al 31 dicembre del 2015), la possibilità di sospendere i lavori, da parte del soggetto esecutore, in caso di mancato pagamento da parte della stazione appaltante di un importo inferiore a quello attualmente previsto (25% del corrispettivo contrattuale), portandolo al 10% dell'importo netto contrattuale.

12) Salvare le imprese. Per tutelare il tessuto produttivo in questa grave situazione di crisi, l'Ance propone inoltre di estendere, in analogia con quanto previsto per i requisiti di qualificazione SOA, il periodo utile in cui deve essere data dimostrazione della congruità del fatturato in ragione dell'importo da eseguire, passando dagli attuali cinque anni ai migliori cinque anni sugli ultimi dieci anni. Ciò consentirebbe alle imprese - che negli ultimi anni denotano una contrazione dei fatturati - di partecipare alle gare di appalto pubbliche di lavori in cui sia previsto un importo superiore a 20.658.000 euro. Infine sarebbe necessario introdurre lo strumento del concordato preventivo anche a gruppi di imprese. Il ricorso ad un istituto volto ad evitare il fallimento appare, infatti, quanto mai opportuno e coerente con l'esigenza di assicurare l'unitarietà della procedura e corresponsabilizzare tutti i soggetti appartenenti al gruppo nel superamento della crisi.


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