Lavori Pubblici

Asta deserta per la Milano-Serravalle, non si risolve il problema dei fondi per Tem e Pedemontana

Sara Monaci

Nessuna offerta per acquisire l'82% della società. Ora si pensa a una nuova gara all'inizio del 2013

Il bando per la vendita dell'82% di Serravalle si è chiuso nel modo più prevedibile: asta deserta. La società autostradale, a capo delle partecipate Pedemontana, Brebemi e Tangenziale esterna di Milano (Te), controllata dalla Provincia di Milano col 52,9% (attraverso la holding Asam) e partecipata dal Comune di Milano col 18,6%, non ha trovato per ora acquirenti. La base d'asta è di 658 milioni, ma a questa cifra vanno aggiunti gli investimenti in aumento di capitale e finanziamenti per la realizzazione delle opere Pedemontana e Te, che hanno un valore complessivo di almeno 400 milioni.
I due enti locali venditori, la Provincia e il Comune di Milano, hanno intanto già elaborato, nella tarda serata di ieri, una nuova strategia: dato che ci sono soggetti interessati, come dimostrerebbero gli accessi alla data room, si procederà con un nuovo bando più lungo all'inizio nel 2013, in modo da concedere il tempo di elaborare offerte e organizzare cordate. E soprattutto: stesso prezzo, senza alcuno sconto, e sempre con i due pacchetti azionari congiunti (più quelli più piccoli di altri enti pubblici).

Nelle scorse settimane si era già parlato di possibili soggetti interessati, tra cui i grandi gruppi del settore come Atlantia (gruppo Benetton), Gavio (che peraltro possiede il 14% circa di Serravalle) e l'austriaca Strabag (vincitrice del secondo lotto di Pedemontana), a cui si aggiungono i fondi di investimento F2i e l'indiana Srei. All'orizzonte si intravedevano anche possibili cordate, come quella tra F2i e Gavio. Ma per ora nessuno scenario si è tradotto in un'offerta concreta.
Probabilmente anche perché gli operatori si aspettavano un ribasso d'asta, considerando che a vendere sono enti locali, in primis la Provincia di Milano, che hanno bisogno di incassare risorse per arrivare al pareggio di bilancio entro il 31 dicembre 2012. Ma così non sarà, e solo i tempi verranno rivisti.
Per il presidente della Provincia Guido Podestà c'è stato «un alto interesse degli operatori e probabilmente i tempi ristretti non hanno consentito di predisporre un'offerta. È opportuno procedere all'avvio di un secondo bando».

La vendita di Serravalle, curata dal consigliere di Asam Carmen Zizza, fa parte di un progetto più ampio, sottoscritto da Comune e Provincia, impegnati a unire le proprie quote di partecipazione per vendere, appunto, la Serravalle e al contempo quotare la società aeroportuale Sea. Lo sbarco in Borsa dovrebbe avvenire il 6 dicembre, con un aumento di capitale del 13,9%, deliberato da Palazzo Marino in quanto azionista di maggioranza, e contemporaneamente con la vendita di tutte le quote della Provincia (il 14,56%). Da questa cessione di azioni Sea a Piazza Affari Palazzo Isimbardi dovrebbe ottenere quei 150 milioni di cui ha bisogno per mettere al sicuro le casse provinciali nel giro di un mese. Proprio per questo, stando all'esito della riunione di ieri sera avvenuta a Palazzo Marino tra Podestà e il sindaco di Milano Giuliano Pisapia, non c'è fretta di procedere subito ad una gara con grandi sconti. Il giorno in cui tutto verrà chiarito sarà venerdì 30 novembre, quando verrà fissato il prezzo di Sea e la Provincia darà il suo ok definitivo alla Borsa per la società di gestione di Linate e Malpensa.

L'ANALISI
Perché l'asta per il controllo della Serravalle è andata deserta?

Perchè mancavano le condizioni tecniche ed economiche al buon esito della gara. Tecniche perchè i tempi richiesti per la presentazione di un'offerta vincolante erano evidentemente troppo stretti. Quanto alle condizioni economiche, non si è trattato solo di una questione di prezzo. O meglio, lo è nella misura in cui è d'obbligo considerare oltre all'esborso per il controllo della società tutti i potenziali impegni legati alle aziende satellite del gruppo autostradale. In primis Pedemontana e Tem. Un esempio su tutti può chiarire la situazione. La Tem, partecipata al 33% direttamente dalla Serravalle, ha ottenuto per la propria controllata Te un prestito ponte da 120 milioni di euro. Per ottenere quei denari, però, i soci della compagnia si sono dovuti impegnare, se si dovessero verificare determinate condizioni, a sottoscrivere un aumento di capitale superiore ai 400 milioni di euro. Altrettanto incerti sarebbero poi i potenziali impegni finanziari sulla Pedemontana. Insomma, le future infrastrutture del Nord stentano su equity e funding e l'asta sulla Serravalle ne ha pagato il conto. (L.G.)


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