Lavori Pubblici

Il business si sposta sulle concessioni, da cui verrà oltre il 50% dell'utile nel bilancio 2017 (ora è al 6%)

Aldo Norsa

Nel corso del quinquennio 2013-2017 il big delle costruzioni stima che il suo fatturato Italia scenderà al 30% del totale. Più in generale, crescerà l'attività delle concessioni, in Italia, Turchia e Cile nei comparti energetico, minerario, sanitario e trasportistico.

In concomitanza con il bilancio al 30 settembre 2012 Astaldi ha presentato il piano industriale 2012-2017, aggiornando il precedente relativo al 2010-2015. I ricavi passeranno da 2,5 miliardi (nel 2012) a circa 4 miliardi (nel 2017), il portafoglio ordini raddoppierà da 11 a 22 miliardi, l'ebit margin aumenterà di poco (da 8,5% a oltre 9%) ma l'utile netto più che raddoppierà: da 80 a 170 milioni.

Ed ecco i tassi medi annui di sviluppo a confronto: nel quinquennio già iniziato cresceranno di più il portafoglio ordini e l'utile netto: rispettivamente del 16% e del 18% a fronte del 10% e del 17% nel quinquennio 2010-2015; mentre decelereranno sia il fatturato che l'ebit margin più 9% e 12 % a fronte di 10% e 13%. Sul piano patrimoniale se il capitale investito netto passerà da 1,2 miliardi a oltre 1,7 questa crescita, consentita anche dalla generazione di cash flow dalle costruzioni per circa 350 milioni, sarà quasi interamente dovuta agli investimenti in concessioni (da 360 a 780 milioni).

Quello che più conta per la solidità del gruppo è il livello di indebitamento: al netto esso scenderà poco: da 650 a 630 milioni. Ma poiché il patrimonio netto è atteso rafforzarsi da 540 a milioni oltre un miliardo (grazie anche a una politica di ritenzione dei tre quarti degli utili) l'indice debt/equity dall'1,2 si riporterà sotto la soglia dell'unità (superata dal 2005): a 0,6%. E l'indebitamento lordo (al momento poco superiore a quello di Impregilo) scenderà da 1,2 a 1 miliardo ma con una dipendenza dal sistema bancario ridotta dal 100% al 50%. Quello che più colpisce della strategia del gruppo romano è il deciso riposizionamento nel mercato delle concessioni (ovviamente "greenfield" non avendo la possibilità di acquistarne di "brownfield" dopo il grosso impegno per quasi il 15% dell'autostrada Brescia-Padova).

E infatti tutta la prima parte del fascicolo del piano industriale è dedicata a concessioni etichettate "worldwide" ma in realtà limitate a Italia, Turchia e Cile nei comparti energetico, minerario, sanitario e trasportistico. Nelle quali concessioni il numero uno italiano dichiara di aver finora investito oltre 500 milioni ottenendo un "equity value" valutabile tra un minimo di 800 milioni (all'origine) e 1,3 miliardi (al momento dell'ottimizzazione di cassa). Già quest'anno il business delle concessioni comincia a contribuire ai profitti e al cash flow del gruppo ma con importanza crescente: se nel 2012 il contributo all'utile netto sarà del 6% e ai dividendi del 4%, nel 2017 la prima voce salirà al 53% e la seconda al 26%, per non parlare del 2020, forse però troppo lontano, quando entrambi i contributi saranno al quasi totalizzante 90 per cento.

Tornando alle dimensioni, Astaldi si candida a essere uno dei 20 principali players in Europa. Crescendo come e dove? Dei circa 4 miliardi che fatturerà tra cinque anni, solo 27% saranno in Italia (40% quest'anno) con la Turchia diventata secondo mercato (14%) e l'Europa ulteriormente rafforzata dal 10% sia in Polonia che in Romania (a fronte di una Russia scesa dal 15% al 7%). Una novità è in Nordamerica, accanto a un mercato usa che passa dal 2% al 4% l'affermazione in Canada (dove ha comprato la società di project management Teq) mentre l'America Latina, con un contributo del 17% si mantiene a livelli simili agli attuali.

Confrontando Astaldi con Impregilo, l'altro grande gruppo quotato, colpisce la dichiarata analoga volontà di disinvestire dalle concessioni "mature" (facendole "ruotare" con le nuove) per «non fare un mestiere che non è il suo: quello del concessionario puro». Ma con una differenza sostanziale: il gruppo romano comincia col vendere cinque parcheggi (a Bologna, Torino e Verona) per un totale di 3.700 mila posti auto (che potranno valere svariate decine di milioni) mentre quello milanese può permettersi ben altro: alienare il 22,74% della concessionaria autostradale brasiliana EcoRodovias per una plusvalenza attesa netta di 577,3 milioni. E questo a fronte, a fine settembre, di un rapporto debt/equity assai più virtuoso (0,38 Impregilo, 1,23 Astaldi) anche se il primo perde 21,6 milioni e il secondo ne guadagna 60,4.


© RIPRODUZIONE RISERVATA