Lavori Pubblici

Lorenzo Bellicini: «Le piccole e medie imprese soffrono ma devono innovare: in questa fase chi resta fermo muore».

Massimo Frontera

Il rapporto Cresme presentato a Milano lo scorso 9 novembre segnala che le piccole e medie imprese rappresentano l'anello debole della struttura delle costruzioni

Chi resta fermo è condannato a uscire dal mercato. Il messaggio – brutale – rivolto alle imprese emerge dal recente rapporto annuale del Cresme, presentato lo scorso 9 novembre a Milano.
Di fronte a una contrazione del mercato delle costruzioni di quasi il 30% in sei anni, la buona notizia è che resta sempre un 70% di mercato nel quale cercare di resistere. Ma è anche vero che non c'è posto per tutti. «La selezione, senza crescita della domanda, è inevitabile», scrive il Cresme.

I soggetti a rischio sono le medie e soprattutto le piccole imprese cresciute nel solco di un'attività tradizionale. Essendo entrata in crisi la principale fascia di mercato di riferimento, cioè le famiglie medie che intendono acquistare o riqualificare la propria abitazione, le imprese hanno meno sbocchi. A essere penalizzate sono appunto le piccole e medie imprese che, scrive il Cresme, «non sono in grado di andare all'estero, di selezionare le operazioni immobiliari residue di maggior pregio, di acquisire quote di mercato delle grandi opere pubbliche e del partenariato pubblico e privato, di padroneggiare le nuove tecnologie, di innovare nei settori emergenti dell'energy technology», e che non hanno neanche un rapporto più difficile con il credito. Non deve stupire quindi che dall'analisi del fatturato condotto su un campione di 182 imprese negli ultimi sei esercizi emerge che solo le grandi sono cresciute, mettendo a segno incrementi complessivi di fatturato (deflazionati) pari a 16,4% (imprese di oltre 250 milioni di fatturato) e di quasi il 6% (tra 100 e 250 milioni di fatturato). Più si scende di dimensione e più aumentano le perdite: -5,1% (tra 50 e 100 milioni), -41,7% (tra 25 e 50 milioni) fino a -70,7% (meno di 25 milioni). Guarda i principali numeri del rapporto Cresme (link )

La piccola impresa, senza l'appoggio del credito, è debolissima nell'investimento, e «vive la concorrenza delle microimprese artigiane specializzate che operano nell'impiantistica e nel microrecupero e che grazie alla specializzazione e alla flessibilità riescono a erodere anche quote di un mercato maggiore». «Immobiliare e invenduto, competizione, ritardo nei pagamenti e insoluto, credito difficile insieme al forte processo di riconfigurazione del mercato segnano un forte spartiacque tra chi ce la fa e chi non ce la fa». Il 2011, conclude il Cresme, ha segnato l'avvio della fase più difficile».

Tra le slide che l'amministratore delegato del Cresme, Lorenzo Bellicini, ha utilizzato per illustrare il consueto rapporto annuale (lo scorso 9 novembre a Milano) c'è anche una casa egiziana di quattromila anni. «Quella casa c'è ancora. L'immagine l'ho scelta per far vedere che mentre lì le cose non sono cambiate per niente, qui da noi è cambiato tutto».
Il cambiamento si nasconde nella crisi. Tutti si sono accorti della crisi; più difficile è capire fino a che punto il mondo delle costruzioni stia profondamente mutando. «È chiaro che c'è una situazione molti difficile – aggiunge Bellicini – ma la fascia più debole riguarda le piccole e le medie imprese. I piccolissimi se la cavano e le grandi stanno andando all'estero, riuscendo però anche a crescere in Italia».

«A pagare il prezzo più alto sono le imprese più tradizionali. Dal quadro di analisi che abbiamo fatto emerge quali sono le strategie vincenti: una è l'export, l'altra è l'innovazione: chi riesce a innovare e a differenziarsi dagli altri viene premiato dal mercato».
Dov'è l'innovazione? «C'è tutto il mondo della riqualificazione, che ha che fare con l'innovazione tecnologica, l'ingegneria. Certo non è semplice fare cose nuove, anche perché questa fase richiede investimenti in conoscenza. E se sei messo male non puoi farli».

Un esempio arriva dal mondo della distribuzione dei prodotti. «Ci sono distributori che hanno cambiato mestiere – riferisce sempre Bellicini –: che hanno cominciato a vendere anche altre cose o inseriscono nuovi servizi, come le liste di nozze. Altri invece si sono fortemente specializzati in un'attività dove sono il top nonostante la piccolissima dimensione». In sintesi, il messaggio del Cresme è: «Chi sta fermo in questa fase di grandissimo cambiamento del mercato entra in difficoltà».

Ovviamente la crisi riduce le opportunità, ma obbliga anche a rivedere strategie di posizionamento sul mercato e di gestione interna dell'impresa. «La cosa primaria è di rivedere i costi: anche chi aumenta il fatturato vede ridurre i margini; e se non controlli i margini non duri tanto». Sull'immobiliare l'analisi è molto negativa. «Ma quando ripartirà l'economia, con la domanda che si sta accumulando, le condizioni base per la ripartenza ci sono. Ma deve ripartire l'economia».


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