congiuntura

Cresme: costruzioni ko. Dopo il crollo del 2012, sarà negativo anche il 2013 (-2,2%)

L'anticipazione del rapporto annuale che sarà presentato venerdì a Milano. L'edilizia come un «pugile suonato». Dal 2006 perso il 28,4% degli investimenti. Mini-ripresa (+0,7%) soltanto nel 2014
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Il Cresme usa un linguaggio pugilistico per descrivere quel che sta accadendo al mercato delle costruzioni: andato al tappeto nel 2009 per il crollo verticale della domanda (-9,3%), il settore ha fatto due riprese, nel 2010-2011, in cui sembrava essere avviato alla ripresa. Ma nel 2012 «è andata come peggio non poteva andare»: è il secondo colpo da ko che lascia sul tappeto un altro 7,4% di investimenti. Dal 2006 la caduta è del 28,4%, mentre per le nuove costruzioni il crollo degli ultimi sei anni è addirittura del 43,7%.

È l'economia italiana che non va, quest'anno, e l'impatto è ancora più duro di quando semplicemente la crisi era interna alle dinamiche di settore. A questo punto è chiaro che il mercato - dice l'amministratore delegato del Cresme, Lorenzo Bellicini - «non solo deve affrontare il nodo di una riduzione strutturale del mercato dell'ordine del 30%, ma anche quello della sua riconfigurazione». Internazionalizzazione, innovazione e diversificazione sono le strade che le imprese, anche quelle medie e piccole, devono battere per uscire dalle difficoltà. «Chi sta fermo muore», è uno degli slogan del Rapporto annuale dell'istituto di ricerca, che sarà presentato venerdì a Milano in uno degli appuntamenti clou dell'anno per il settore. Per le costruzioni tradizionali, nell'immobiliare nuovo senza qualità e negli appalti di sola esecuzione, è «profondo rosso» e si può solo prevedere un ulteriore peggioramento negli anni prossimi.

«Da molti punti di vista - scrive il Cresme - il 2012 si può considerare un anno più pesante addirittura del 2009. Perché la dimensione della caduta, dagli investimenti alle compravendite immobiliari, dalla domanda alle concessioni di credito, dalla progettazione alla produzione alla distribuzione, si rivelano sempre più pesanti; perché, dato che la nuova recessione colpisce un settore già provato e in profondo ridimensionamento, le dinamiche attuali si fanno sentire di più. L'esito di questa dinamica di mercato è quello di una profonda selezione nel numero di occupati e nell'offerta».

Le previsioni del Cresme per il 2012 parlano di un -11,1% per le nuove costruzioni e di un -4,5% per il mercato del rinnovo. Nel 2013 è prevista un'altra caduta del 2,2% e solo nel 2014 si vedrebbe la luce in fondo al tunnel con una miniripresa dello 0,7%.
La ripresa, però, non sarà per tutti. Sarà «selettiva». I mercati che continueranno a tenere sono il recupero, i prodotti di qualità immobiliare, la tecnologia nella grandi città con il recupero di fascia alta, l'energy techonology con il fenomeno delle energie rinnovabili che, per quanto in forte rallentamento rispetto al clamoroso boom del 2010-2011, continua a essere un nuovo motore delle costruzioni. Nel 2011 Cresme stimava una spesa negli impianti per le energie rinnovabili di 26,5 miliardi, quando l'intero comparto delle nuove costruzioni residenziali vale oggi 24,8 milioni. Per il 2012 la stima si attesta a 12,5 miliardi.

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