Lavori Pubblici

Il 23% delle imprese italiane investe sulla green economy

Alessandro Lerbini

Con l'innovazione cresce anche l'export. Realacci: «Per ripartire l'Italia deve fare l'Italia». Gli investimenti maggiori nella manifattura

Per uscire dalla crisi bisogna intraprendere la strada della green economy. E in Italia questo percorso è caratterizzato dalla riconversione in chiave ecosostenibile dei comparti tradizionali dell'industria di punta. Nel rapporto Greenitaly 2012, presentato a Roma il 5 novembre da fondazione Symbola e Unioncamere, emerge che il Paese ha sviluppato in maniera diffusa nelle sue imprese e nei territori una reinterpretazione della green economy del tutto particolare, che incrocia le vocazioni delle comunità con la tecnologia e la banda larga, la filiera agroalimentare di qualità legata al territorio con il made in Italy e la cultura.
Non è un caso se l'Ocse, nel recente rapporto sull'innovazione nei diversi paesi aderenti all'organizzazione, ha rilevato come nell'ultimo decennio le attività di ricerca nel campo delle tecnologie legate all'ambiente hanno sviluppato per il nostro Paese una vera e propria specializzazione.
Con riflessi positivi sulla creazione di nuova occupazione: circa il 30% delle assunzioni non stagionali programmate complessivamente dalle imprese del settore privato per il 2012 è per figure professionali legate alla sostenibilità.

La green Italy è una rivoluzione verde che oggi interessa il 23,6% delle imprese industriali e terziarie (con almeno un dipendente) che tra il 2009 e il 2012 hanno investito o investiranno in tecnologie e prodotti green. E che attraversa il Paese da Nord a Sud, tanto che le prime dieci posizioni della classifica regionale per diffusione delle imprese che investono in tecnologie green sono occupate da quattro regioni settentrionali e sei del Centrosud. Le imprese della green Italy, inoltre, sono quelle che hanno la maggiore propensione all'innovazione: il 37,9% delle aziende che investono in eco-sostenibilità hanno introdotto innovazioni di prodotto o di servizio nel 2011, contro il 18,3% delle imprese che non investono green.
Stesso discorso per la propensione all'export: il 37,4% delle imprese green vanta presenze sui mercati esteri, contro il 22,2% delle imprese che non investono nell'ambiente.
«Per far ripartire il Paese non basta fronteggiare la crisi – spiega il presidente della Fondazione Symbola, Ermete Realacci –. Bisogna affrontare i nostri mali antichi: il debito pubblico, l'illegalità e l'evasione fiscale, le diseguaglianze nella distribuzione della ricchezza, il Sud che perde contatto, una burocrazia speso soffocante. Serve una visione in grado di mobilitare le migliori energie per affrontare le sfide del futuro. È necessario difendere la coesione sociale non lasciando indietro nessuno, e scommettere sull'innovazione, sulla conoscenza, sull'identità dei territori: su una green economy tricolore che incrocia la vocazione italiana alla qualità e si lega alla forza del made in Italy. È necessario cambiare partendo dai talenti dell'Italia. Per uscire dalla crisi e trovare il suo spazio nel mondo che cambia, insomma, l'Italia deve fare l'Italia».

Il rapporto evidenzia come la profondità degli effetti di questa crisi perdurante abbia indotto l'intero sistema economico italiano verso un radicale ripensamento del modello di sviluppo in direzione di una maggiore sostenibilità ambientale, di una maggiore innovazione, qualità ed efficienza. Tanto che quasi un'impresa su quattro (quasi 360mila aziende, oltre 144mila industriali con almeno un addetto e circa 214mila dei servizi con almeno un addetto) ha realizzato negli ultimi tre anni, o realizzerà entro quest'anno, investimenti in prodotti e tecnologie che assicurano un maggior risparmio energetico o un minor impatto ambientale. Segnale evidente dell'effettiva diffusione di comportamenti aziendali orientati all'eco-efficienza e alla sostenibilità ambientale.

Per quanto riguarda i settori, questo approccio strategico in risposta alla crisi è chiaramente più diffuso nella manifattura, dove la quota di imprese che realizzano investimenti green supera il 27% a fronte di un più ridotto 21,7% nel terziario. Tra le attività manifatturiere, e alle attività sostanzialmente connesse all'energia (prodotti petroliferi e public utilities), spiccano la filiera della gomma e della plastica, la lavorazione dei minerali non metalliferi, quelle della carta e della stampa, della meccanica, mezzi di trasporto, dell'elettronica e strumentazione di precisione, dove la quota di imprese che realizzano investimenti green va ben oltre la media, con una punta record del 41% nel caso del comparto chimico-farmaceutico.

La green Italy, inoltre, è diffusa in modo pervasivo da Nord a Sud. La classifica regionale per numero delle imprese green sul totale è guidata dalla Lombardia, con 69mila aziende che investono nel green, seconda posizione per il Veneto con quasi 34 mila imprese, terza per il Lazio con 33mila imprese. Seguono Emilia Romagna (quasi 30 mila), Campania (oltre26 mila), Toscana (oltre 24mila), Piemonte (oltre 23mila), Sicilia (circa 22.500), Puglia (oltre 21mila) e Marche (circa 10.500).


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