Lavori Pubblici

Crediti ancora bloccati, imprese Ance in rivolta: verso la serrata dei cantieri

Le imprese edili siciliane torneranno a riunirsi in assemblea straordinaria, assieme alle organizzazioni sindacali e alle associazioni imprenditoriali, lunedì prossimo, 5 novembre, alle ore 10,30, presso la sede dell'Ance Sicilia, in via Alessandro Volta, 44, a Palermo, per decidere sulle nuove iniziative di settore da avviare e finalizzate a superare la drammatica crisi provocata dal mancato pagamento di 1,5 miliardi di euro da parte delle pubbliche amministrazioni committenti.

Interverranno, fra gli altri, il presidente nazionale dell'Ance, Paolo Buzzetti; il presidente di Confindustria Sicilia, Antonello Montante; il presidente di Ance Sicilia, Salvo Ferlito.
Principale obiettivo sarà la Regione siciliana che, avendo avuto sbloccati da Roma 600 milioni di euro grazie alla battaglia condotta dall'Ance Sicilia, ha virtualmente assegnato ai pagamenti per opere pubbliche appena 26 milioni a fronte di debiti per 409 milioni verso il settore. Somma di cui non si hanno ancora conferme, rafforzando così il dubbio che sia stata invece stornata per incrementare i fondi per i precari dei Comuni e per i forestali.

Lo scontento e la sensazione di tradimento sono cresciuti al punto che sarà richiesta la sospensione dei cantieri per «causa di forza maggiore» (ai sensi dell'art. 159 del D.p.r. n. 207 del 5 ottobre 2010 - Regolamento di attuazione del Codice dei contratti pubblici), intendendosi come tale «ogni forza del mondo esterno che determina in modo necessario e inevitabile il comportamento del soggetto», come ad esempio terremoti ed alluvioni.

Fra le «cause di forza maggiore» che rendono impunibile l'autore della omessa esecuzione, la giurisprudenza consolidata fa rientrare «i mancati proventi dei servizi resi agli enti pubblici».
Perdurando la morosità da parte della Regione e delle altre stazioni appaltanti, le imprese saranno costrette ad inviare la richiesta ai direttori dei lavori di sospendere tutti i cantieri nell'Isola, ponendo in cassa integrazione circa 40 mila addetti. In alternativa, sarà possibile sospendere i cantieri in corso ai sensi degli articoli 1460 e 1461 del Codice civile, secondo i quali «ciascun contraente può sospendere l'esecuzione della propria prestazione se le condizioni patrimoniali dell'altro sono divenute tali da porre in evidente pericolo il conseguimento della controprestazione».

L'assemblea delle imprese edili e dei sindacati sarà poi chiamata a decidere su ulteriori azioni di pressione sul nuovo governo regionale. Fra queste, promuovere la dichiarazione dello stato di dissesto della Regione siciliana con il conseguente commissariamento, anche mediante una manifestazione nazionale di protesta a Roma per ottenere un incontro con il governo Monti.
Infine, si pronuncerà sulla richiesta di dichiarazione dello stato di crisi del settore edile dell'Isola da inviare al governo nazionale, finalizzata all'accesso al fondo europeo Feg che sostiene i comparti industriali colpiti da eccezionali congiunture negative.


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