Lavori Pubblici

Bilanci 2011 delle imprese dell'edilizia: reggono i fatturati, crollano gli utili. La Top 100 progettisti

Alessandro Arona

Su «Edilizia e Territorio» lo Speciale Classifiche con i dati di bilancio delle prime 100 imprese di costruzione, dell'indotto, dell'impiantistica. Bellicini (Cresme): «Il 2011 anno discreto, il ritorno alla crisi nera è quest'anno»

Nel 2011 i bilanci delle prime 100 imprese del settore costruzioni, produzioni di beni per l'edilizia e impiantistica/ingegneria, così come dei primi 50 gruppi per ciascun comparto, fanno segnare una generale tenuta dei fatturati, mentre la crisi si fa sentire nelle soglie dimensionali minime e nel crollo dei risultati netti.
I dati emergono dall'analisi dei bilanci 2011 fatta per «Edilizia e Territorio» dalla società Guamari (Aldo Norsa) con il contributo di Sibilla Vecchiarino (Dream Capital Partners).

Il valore della produzione
, a campione omogeneo, è aumentato del 5,4% per le prime 100 imprese, del 6,91% per la Top 100 dei produttori (cemento, acciaio e chimica per l'edilizia, impianti, macchine, mattoni, piastrelle eccetera), del 3,31% per l'ingegneria/impiantistica, del 5,4% per le 100 società di progettazione "pura".

Molto negativo invece, l'andamento della redditività
, sia operativa (si vedano i dati su Ebitda e Ebit nella tabella qui correlata) sia netta: i risultati complessivi sono calati del 69% per i produttori e del 28% per i Top 50 gruppi di costruzione, mentre per le prime 100 imprese edili si è passati da un utile netto cumulato di 297 milioni a una perdita di 11,2 milioni.
Nel saldo poi tra imprese uscite (per fallimento o per calo di fatturato) e quelle entrate nella Top 100 di comparto, il fatturato della numero 100 – soglia minima per entrare in classifica – si è abbassato per tutte le categorie: da 51 a 36 milioni di euro per la Top 100 imprese di costruzione, da 90 a 83 milioni per i 100 produttori, addirittura da 18,7 a 2,1 milioni di euro per le società di progettazione "pura". Questo significa che il fatturato cumulato aumenta per una progressiva concentrazione sulle imprese più grandi.
Comunque, nonostante i forti cali di redditività, anche allargando il raggio fino alle prime 100 imprese non emerge dai bilanci quel calo del 25% (in quattro anni) della produzione edilizia registrata dai dati Istat, Cresme, Ance. Sembra cioè che la crisi più dura, quella che non fa feriti ma solo morti (chiusure di azienda) abbia colpito soprattutto le piccole e piccolissime imprese, quelle che sfuggono a ogni classifica (le imprese di costruzione registrate alle Camere di commercio sono in Italia 899mila!).
«In parte è così – commenta Lorenzo Bellicini, direttore del Cresme, che venerdì 9 novembre presenterà a Milano il rapporto congiunturale annuale – ma più in generale è in crisi, in tutti i comparti, chi non ha saputo innovare e intercettare nuovi mercati. Chi lo ha fatto, poi, si ritrova forte e solido anche nella parte di attività più "tradizionale"».
«Comunque – prosegue Bellicini – i dati degli ultimi bilanci "raccontano" un anno, il 2011, tutto sommato buono per le costruzioni, mentre è oggi, nel 2012, che il settore ha rifatto un tuffo nella crisi più nera! Stiamo vivendo un altro 2009, sia per la crisi di liquidità, la difficoltà a finanziarsi e a essere pagati, sia soprattutto per la crisi macroeconomica in cui tutto il Paese è ripiombato. Questo sta comportando una selezione fortissima tra le imprese, che continuerà per molti mesi. Una ripresa del settore è prevista non prima della fine del 2013, inizio 2014».


© RIPRODUZIONE RISERVATA