Lavori Pubblici

Decreto legge per il Ponte di Messina: subito opere connesse per 250 milioni, poi due anni per trovare i finanziatori o chiudere il contratto

Alessandro Arona e Giorgio Santilli

Scartata dal governo l'potesi della rescissione immediata del contratto, giudicata troppo rischiosa da Palazzo Chigi. Previsto invece un atto aggiuntivo con Eurolink per concordare le verifiche tecniche e di fattibilità finanziaria

C'è unanimità all'interno del Governo sul fatto che in questo momento di scarsità di risorse pubbliche il Ponte sullo Stretto di Messina (8,5 miliardi di euro di costo) non costituisce una priorità. Gli 1,6 miliardi di finanziamenti a valere sui fondi Fas, d'altra parte, erano già stati revocati dall'esecutivo Monti nella seduta Cipe del 20 gennaio. Le lunghe discussioni sul tema in Consiglio dei Ministri, dunque, nelle ultime settimane, vertevano su come uscire dalla vicenda - ereditata dal Governo Berlusconi - con il minore danno possibile per le casse dello Stato.

Questa dunque la soluzione scelta dal Governo, con l'approvazione mercoledì sera di un decreto legge ad hoc, di un solo articolo (scarica qui il testo pubblicato in Gazzetta Ufficiale ): le norme rilanciano apparentemente il progetto del Ponte, ma dettano al tempo stesso un arduo percorso a tre tappe successive, dove il mancato raggiungimento di ciascuna tappa comporta la «caducazione» ex lege «di tutti gli atti che regolano i rapporti di concessione» (tra Stato e Stretto di Messina» Spa, società pubblica), «nonché le convenzioni e ogni altro rapporto contrattuale stipulato dalla società concessionaria», (e cioè in primis il contratto firmato nel 2005 con Eurolink). In questi casi i contraenti non potranno pretendere alcun indennizzo, salvo il pagamento residuo delle prestazioni progettuali, più il 10% di tali importi contrattuali. L'Ad di Stretto di Messina Spa, Pietro Ciucci, ha spiegato in Senato il 6 novembre che si tratterebbe di pagare 16 milioni residui per la progettazione più una mini-penale di 8-9 milioni.
La prima tappa prevista dal decreto, entro il 1° marzo 2013, è la firma dell'atto aggiuntivo nel quale Eurolink dovrà accettare le regole della caducazione ex lege, ma anche vedersi riconosciute opere connesse "sicure", finanziate dallo Stato (è allo studio un'ipotesi di stanziare 250 milioni per opere di connessione viaria al porto di Messina). Questi interventi dovrebero essere coperti da uno stanziamento aggiuntivo a carico dello Stato, che sarà probabilmente all'interno dei 300 milioni inseriti nel Ddl Stabilità 2013 (art. 8 c. 8) per «oneri derivanti da transazioni relative alla realizzazione di opere pubbliche di interesse nazionale».
La seconda tappa, entro 60 giorni dalla firma, è la presentazione al Cipe del progetto definitivo e del piano che dimostri che l'opera è finanziariamente fattibile. Il Cipe dovrà approvare il progetto definitivo solo "in linea tecnica".
Terza tappa, entro i 540 giorni successivi (in tutto fa due anni), è l'individuazione di un soggetto finanziatore della Stretto Spa.
A questo proposito Ciucci ha parlato di un «interesse dei cinesi», dimostrato dai numerosi incontri in questi anni con il Fondo sovrano cinese e la China Developement Bank della China, e da ultimo dal protocollo di intesa siglato con Cccc (China Communication Costruction Company). «Non è un contratto o un impegno – ha precisato Ciucci – ma testimonia un sentiment di interesse del mercato».

Il Governo ha invece scartato l'ipotesi alternativa, caldeggiata a quanto si apprende dal Ministero delle Infrastrutture, di rescindere subito il contratto con Eurolink (firmato nel 2005 in seguito a gara a general contractor, oggetto poi di atto aggiuntivo 2010). Alle Infrastrutture erano convinti che si potesse trovare il modo di chiudere definitivamente il rapporto con le imprese pagando semplicemente le modeste penali previste dal contratto, e cioè le spese vive finora sostenute più il 10% come penale in senso stretto. Finora la Stretto di Messina ha sostento spese pari a circa 300 milioni di euro, in gran parte per studi e progettazioni, finanziate nell'ambito dell'aumento di capitale, per 380 milioni di euro, versato da società statali (Fs, Anas, Fintecna) negli anni scorsi. Di questi 300 milioni, la parte realizzata da Eurolink è rappresentata dai 100 milioni per la progettazione definitiva, più i 26 milioni (coperti a parte con delibera Cipe del 2006) per la variante ferroviaria di Cannitello, già realizzata. Le spese sono dunque pressoché tutte pagate - spiegano alla Stretto di Messina - o comunque coperte.

I tecnici di Palazzo Chigi e di altri Ministeri, però, hanno giudicato troppo rischiosa l'idea di rescindere unilateralmente il contratto, perché comunque tali norme prevedono le penali "spese+10%" soltanto nel caso si possa dimostrare che il progetto definitivo dell'opera non è approvabile per problemi tecnici sopravvenuti o perché l'opera non è finanziabile (cioè è impossbile trovare sul mercato il 60% di finanziamento, bancario o di soci di rischio, che l'attuale piano finanziario prevede, mentre il restante 40% - 3,4 miliardi di euro - lo dovrebbe mettere lo Stato). Tuttavia - si è ragionato durante il Consiglio dei Ministri - tali verifiche non sono state ancora fatte: il progetto definitivo del general contractor è stato approvato nell'agosto 2011 dalla Stretto di Messina Spa, ma non ha mai fatto l'iter tecnico di legge obiettivo, con Valutazione di impatto ambientale e approvazione Cipe; né la Stretto Spa, viste le incertezze politiche sull'opera, ha mai fatto un road show internazionale alla ricerca di finanziatori. Dunque se si rescindesse, Eurolink avrebbe buon gioco ad aprire un contenzioso con richiesta di danni ben più alta delle sole spese + 10%.
Da qui la soluzione inserita nel decreto legge. Si finanziano le opere connesse per 250 milioni, si dà mandato alla Stretta di Messina di trattare subito con Eurolink un atto aggiuntivo che dovrà dare subito il via a queste opere, e contestualmente concordare il termine massimo di due anni per le verifiche tecniche e finanziarie al fine di arrivare a una decisione definitiva sul Ponte.

La decisione definitiva se fare o no il Ponte viene dunque rinviata al prossimo Governo, mentre nel frattempo - se Eurolink firmerà l'atto aggiuntivo - saranno fatte opere per 250 milioni comunque utili ai collegamenti con la Sicilia. L'obiettivo è arrivare in futuro a una decisione che non esponga lo Stato al rischio di pesanti risarcimenti danni. Resta però aperta una residua possibilità che qualche fondo sovrano del Golfo (per fare un esempio) decida di finanziare il Ponte a un costo conveniente per lo Stato, magari solo la defiscalizzazione Ires-Irap anziché i contributi pubblici cash.


© RIPRODUZIONE RISERVATA