Lavori Pubblici

Ance: dal Ddl stabilità effetto depressivo per le costruzioni

Mauro Salerno

Le risorse per nuove infrastrutture aumentano di 2,1 miliardi in termini reali, ma l'incremento è lontano dal ripianare la caduta degli investimenti (-44%) degli ultimi anni. Soprattutto è bilanciato dall'impatto negativo dalla nuova stretta del patto di stabilità, oltre che dall'aumento dell'Iva e dal taglio sulle detrazioni per i mutui prima casa

«Il disegno di legge stabilità per il 2013 rischia di produrre di produrre un ulteriore effetto depressivo sul settore delle costruzioni». Dati alla mano i costruttori valutano negativamente l'impatto della manovra sui cantieri. Il giudizio tiene conto dello studio effettuato dall'ufficio studi dell'Ance sulle nuove regole fiscali e sui numeri contenuti nel Ddl stabilità presentato nel corso dell'audizione tenuta nella tarda serata di ieri di fronte alla commissione Bilancio della Camera (scarica qui il testo completo ).

L'Ance riconosce al Governo di aver aumentato le risorse destinate alla realizzazione di nuove infrastrutture. Rispetto ai 10,9 miliardi del 2012 il totale delle risorse stanziate con il Ddl stabilità per il 2013 sale a poco più di 13 miliardi, con un aumento del 19,3% in termini nominali e del 17% in termini reali. Il problema è che si tratta solo di un «primo segnale». Importante, ma non sufficiente a recuperare le "perdite" che hanno portato le risorse stanziate nel 2012 al livello più basso degli ultimi 20 anni.

Sulla bilancia pesa di più l'irrigidimento del patto di stabilità che l'Ance valuta in 2,2 miliardi di euro nel 2013. «Per rispettare il patto di stabilità interno - ricorda l'Ance - gli enti locali hanno agito quasi esclusivamente sulla spesa in conto capitale», ridotta del 32% nel periodo 2004-2010. Mentre nello stesso periodo a spesa corrente è aumentata del 5 per cento.

Negativa la valutazione sull'aumento di un punto percentuale dell'aliquota Iva, tenuto conto «che l'Iva al 10% è applicabile alla gran parte degli interventi edili» (tra cui l'acquisto o costruzione di seconde case e gli interventi di recupero). Anche il taglio alle detrazioni Irpef, ricordano i costruttori, rischia di avere effetti pesanti «comportando un ulteriore "freno" alla nuova domanda abitativa, compromettendo ancor di più il mercato immobiliare».

Per questo i costruttori chiedono di escludere i mutui prima casa dai tagli alle detrazioni Irpef. tra i correttivi torna anche la richiesta dell'esenzione Imu per gli immobili invenduti «almeno per tre anni dall'acquisto o dall'ultimazione della costruzione» e il rinvio della responsabilità solidale sugli appalti in ambito fiscale oltre alla riduzione del carico fiscale sulle compravendite immobiliari e alla conferma del bonus 50% sulla ristrutturazione di interi immobili da parte delle imprese.


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