Lavori Pubblici

Costruttori all'estero sempre meglio: +7,8% di ricavi nel 2011, 5 nuovi paesi in carnet

Alessandro Arona

Nel campione Ance la quota estera è del 54%; 239 le nuove commesse, per un valore alle imprese italiane di 8 miliardi di euro

Il fatturato estero delle imprese di costruzione italiane torna a crescere in modo consistente, +7,8% nel 2011, dopo il precedente anno di stabilità (+0,8%), arrivando alla cifra di 7,881 miliardi di euro, pari a una crescita complessiva del 166% dal 2004 al 2011 (da 2,96 a 7,88 miliardi di euro). Nell'ultimo anno sono state inoltre acquisite 239 nuove commesse di lavori, per un valore, per le imprese italiane, di 8,072 miliardi di euro, portando il portafoglio ordini complessivo (valore residuo) a 38,9 miliardi di euro in 85 paesi, di cui cinque nuovi (Portogallo, Ungheria, Gabon, Singapore, Guatemala). La quota di ricavi da lavori all'estero è salita dal 31% del 2004 al 53,8% del 2011.

Un trend di espansione senza sosta, quello dei costrutori italiani all'estero, partito prima della crisi dell'edilizia (dal 2008) e proseguito durante questa fase di brusca contrazione del mercato interno (-25% in quattro anni).

I dati sono emersi ieri a Roma, al Ministero degli Esteri, alla presentazione del Rapporto 2012 dell'Ance sulle «Imprese di costruzione italiane nel mondo». Come sempre la ricerca si riferisce a un campione di circa 40 imprese, comprendente tutte le grandi società, più un nutrito gruppo di medie e anche piccole imprese con una quota di lavori all'estero. In pratica il dato sul fatturato estero copre quasi il 100% delle attività fuori confine delle imprese edili italiane, mentre il rapporto non si occupa delle migliaia di costruttori italiani che fuori confine non si sono mai affacciati (e sono quelli che più pagano la crisi di questi anni).

«Queste statistiche – ha comunque precisato Giandomenico Ghella, presidente del Comitato Lavori all'estero dell'Ance – sottostimano la realtà delle Pmi all'estero, perché da parte loro c'è spesso riluttanza a mandarci dati. Sappiamo per certo che ci sono altre imprese di costruzione italiane attive all'estero, che qui non abbiamo potuto censire».

Fattore importante del successo dei costruttori fuori Italia è stato in questi anni la collaborazione con il Ministero degli esteri, con il quale l'Ance firmò un accordo nel 2007, che prevedeva tra l'altro il distacco di un diplomatico della Farnesina presso l'Associazione costruttori. Mentre in sostanza in passato l'Ance lamentava un gap competitivo rispetto alle altre grandi imprese europee, affiancate dal loro sistema-Paese nella penetrazione all'estero, «mentre noi siamo soli» (dicevano), ora il quadro è completamente cambiato, e ieri Ance e Ministero degli Affari esteri (Mae) facevano a gara a farsi i complimenti a vicenda.

«Abbiamo ottenuto grandi risultati – ha detto il presidente Ance, Paolo Buzzetti – grazie al distacco di un diplomatico della Farnesina». «Risultati significativi anche per noi – gli ha ribattuto il Ministro degli Esteri, Giulio Terzi – confermeremo perciò l'iniziativa».
«Il contesto istituzionale – ha confermato Ghella – non potrebbe essere migliore: c'è un'eccellente collaborazione con il Mae, così come con Sace e Simest, che confluiranno nella Cassa epositi ma già oggi sono strutture evolute e moderne. Dovremmo invece fare una "missione" alle sedi dell'Eni e dell'Enel: a differenza delle altre società europee a partecipazione statale, infatti, non danno priorità ai costruttori italiani nelle loro commesse all'estero».
Il Ministro Terzi ha sottolineato «la sempre maggiore caratterizzazione della Farnesina come "ministero economico". Per noi la crescita dell'economia italiana è un obiettivo fondamentale delle missioni all'estero».+


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