Lavori Pubblici

Obiettivi lontanti per i fondi Ue: da usare ancora 3,5 miliardi

Giorgio Santilli

Il ministro Barca: «In 27 giorni 35 amministrazioni pubbliche regionali e nazionali devono compiere uno sforzo notevole. Se il target di ottobre non sarà centrato, il programma subirà un definanziamento automatico a favore di altri interventi»

Progressi ancora troppo lenti per la spesa dei fondi europei. Il monitoraggio trimestrale della spesa al 30 settembre rivela infatti un avanzamento rispetto a giugno limitato a 1,2 punti percentuali di crescita rispetto al complesso dei programmi: si passa dal 25,1% della precedente rilevazione al 26,3% di quella attuale. In termini assoluti, la spesa certificata in questi ultimi tre mesi è stata di soli 650 milioni.
È il dato che forse più degli altri ha fatto infuriare il ministro per la Coesione territoriale, Fabrizio Barca, che ha ricordato anche la distanza dagli obiettivi nazionali fissati per fine ottobre e da quelli comunitari fissati per fine anno, con il relativo rischio di una sforbiciata da parte di Bruxelles che potrebbe arrivare anche a 1,5-2 miliardi, in assenza di accelerazioni consistenti. In una fase delicatissima come quella attuale, dove la crisi si prolunga e i fondi Ue sono fra i pochi fondi pubblici disponibili subito anche per cassa – questo è il ragionamento del ministro – non utilizzare questa opportunità è uno spreco intollerabile.

Il comunicato del ministro ricorda anche i rischi persistenti di questa lentezza di spesa. Rispetto all'obiettivo nazionale fissato al 31 ottobre per i 52 programmi, nazionali e regionali, Fesr e Fse, siamo 1,6 punti percentuali sotto: 870 milioni di spesa che vanno certificati nei 27 giorni restanti di ottobre.
Rispetto all'obiettivo comunitario di fine anno, siamo sotto di 6,4 punti percentuali, pari a 3,47 miliardi. Lì scatterà la tagliola automatica, qualora gli obiettivi non siano raggiunti da ogni singolo programma. A sentire gli esperti ministeriali, il rush finale consentirà poi il consueto recupero di fine anno per quasi tutti i programmi. Resta però un rischio che, in assenza di accelerazioni, potrebbe riguardare una somma di 1,5-2 miliardi.

Al di sotto dei target fissati per ottobre risultano attualmente 35 programmi su 52. «Dai dati – ha detto ancora Barca – non emerge ancora il balzo che aspettiamo. In 27 giorni 35 amministrazioni pubbliche regionali e nazionali devono compiere uno sforzo notevole. Se il target di ottobre non sarà centrato, il programma subirà un definanziamento automatico a favore di altri interventi». Barca ricorda qui che non c'è solo la tagliola Ue di fine anno, ma che anche la legislazione nazionale prima e il «Patto di azione coesione» concordato con Bruxelles poi, a fine 2011, hanno introdotto target intermedi nazionali con azioni di riprogrammazione in caso di fallimento.
Dietro le medie nazionali si celano situazioni diverse da regione a regione. I nuovi dati confermano l'andamento accettabile della spesa nelle regioni più sviluppate (35,5%), mentre le Regioni meno sviluppate sono ferme al 22,6%, nonostante la riduzione del cofinanziamento statale abbia comportato, a fine 2011, un salto "contabile" di questa spesa, utile alla verifica degli obiettivi in sede Ue (Barca parlò di «marchingegno» pur avendo apprezzato e dato continuità al «Piano azione coesione» avviato dal suo predecessore Raffaele Fitto).

A guardare i singoli piani si scoprono novità interessanti. Per i fondi Fesr, più impegnativi e rilevanti ai fini delle spese di investimento, le Regioni del Sud balbettano, ma proprio il «Piano azione coesione» offre loro la via d'uscita per evitare il taglio. Caso sintomatico è la Puglia, che presenta sulla carta un grave ritardo: 25,3% acquisito rispetto al target di ottobre di 29,4 per cento. In realtà, la Regione guidata da Nichi Vendola ha già concordato con Governo e commissione Ue una «devoluzione» di 100 milioni al Piano di coesione, con la destinazione di quella somma a priorità nazionali sul territorio, come la ferrovia Napoli-Bari, ed è pronta a devolverne altri 600. In questo modo il rischio definanziamento è scongiurato.
Stesse azioni sono in corso per la Calabria (16,7% rispetto a un obiettivo di 19,6%) e la Sicilia (12,7% rispetto al 15,4%). La Regione più in ritardo è la Basilicata sul Fondo sociale europeo (39,1% rispetto al 47,6%) ma gli obiettivi erano molto alti. La Campania ha già raggiunto l'obiettivo Fesr, ridotto al 12,8% per una serie di «marchingegni» fra cui anzitutto il definanziamento e la presenza di grandi opere che consentono di rinviare per due anni gli obiettivi di spesa relativi.
Tra i programmi nazionali, ritardo cronico per gli «attrattori culturali», fermo al 24,2% contro il 31,2% previsto, mentre il Pon Trasporti, che contiene le grandi opere, mostra un ritardo contenuto (12,4% contro 13%), come il Pon ricerca (obiettivo praticamente raggiunto) e Pon sicurezza (ritardo di 1,2 punti percentuali).


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