Lavori Pubblici

Impregilo vara il piano Salini, attesi maggiori ricavi per 6,4 miliardi

Simone Filippetti

Approvato in Consiglio di amministrazione un accordo strategico di cooperazione organizzativa e commerciale con l'impresa romana, con l'introduzione di un meccanismo di partecipazione paritaria (50-50) alle gare d'appalto. Gavio prepara la controffensiva ed è pronto a chiedere che l'intesa passi al vaglio dei soci

A due mesi dalla vittoriosa conquista di Impregilo, ecco che Salini alza finalmente il velo sui piani futuri del gruppo, con il via libera all'accordo strategico tra i due costruttori, oggi accomunati da un azionista identico e dal medesimo capo-azienda (Pietro Salini, ad di Salini Costruzioni e Impregilo).

La maggiore novità è che si attendono fino a 6,4 miliardi di euro di maggiori nuove commesse da qui al 2017, un 20% in più di quanto fatto negli ultimi quattro anni. In più Salini pone le basi per un'integrazione industriale, con l'introduzione di un meccanismo 50-50 per le gare di appalto, e propone una soluzione per il nodo del conflitto di interesse, con la costituzione di un doppio comitato.

È un passo concreto verso quel matrimonio che Salini vuole fortemente, ma che il socio perdente Gavio osteggia e che intende bloccare in assemblea. Le prime anticipazioni, rivelate lunedì dal Sole 24 Ore, parlavano di 3,5 miliardi di sinergie. Numero che ha messo il turbo al titolo in Borsa (+1,83%), ancor prima che uscissero comunicati ufficiali dell'azienda. Piani molto ambiziosi secondo alcuni analisti che però vedono ancora margini di crescita per il titolo a Piazza Affari. Basti pensare che oggi capitalizza solo il valore della partecipata brasiliana Ecorodovias, mentre tutto il resto il mercato lo prezza zero. Ieri con il consiglio fiume terminato nel tardo pomeriggio, sono arrivati i primi numeri ufficiali della nuova Impregilo: da qui ai prossimi quattro anni, Salini punta ad acquisire maggiori lavori per una forchetta tra 4,7 e 6,4 miliardi. Una stima basata sulla percentuale di vittorie di gare delle sue singole aziende, ma l'assunto è che l'unione delle due aziende dovrebbe portare a incrementare il tasso di assegnazioni.

Tre le direttrici su cui si muove l'accordo: una commerciale, una sulla governance e il management; infine un'ultima sui costi. La prima punta a fissare strategie commerciali congiunte nei paesi dove Salini e Impregilo già operano o nei mercati futuri. Il tutto utilizzando le referenze acquisite nel corso degli anni dai due gruppi, ha spiegato una nota societaria, e il track record congiunto ai fini della partecipazione, in particolare, a gare di appalto per la realizzazione di opere di maggiore complessità e dimensione.

Fin dall'insediamento di Salini, il mercato ha puntato il dito sul conflitto di interesse. Per risolverlo Salini ha introdotto il principio secondo cui nelle nuove commesse, le due aziende parteciperanno in maniera paritaria (fatto salvo il diritto di ciascuna di ritirarsi ma a patto di specifiche condizioni e garanzie). Questo eviterà che una possa danneggiare economicamente l'altra. In più Salini fa nascere due strutture indipendenti: ciascuna azienda nominerà due responsabili dei progetti (uno per l'Italia e uno per l'estero) che dovranno a loro volta fare riferimento a due coordinatori, nominati dalle società di comune accordo. A questi ultimi è demandato il compito di collaborare - avvalendosi ciascuno dei propri uffici competenti e sulla base delle procedure interne vigenti: al fine di selezionare le iniziative commerciali da sottoporre al vaglio degli organi delle due società. Il principio alla base dell'accordo prevede che tutte le iniziative selezionate dai suddetti responsabili e coordinatori vengano perseguite congiuntamente e si concludano con la presentazione di un'unica offerta al cliente.

L'accordo che Salini e Impregilo vanno a stringere, e la conseguente instaurazione del rapporto di collaborazione, non imprigiona le due società, né le spoglia: non è previsto, in alcun modo, cessione, trasferimento o licenza di diritti di proprietà intellettuale o di know how, di cui ciascuna parte continuerà a rimanere rispettivamente l'unica proprietaria. Quanto all'ultimo punto, quello dei costi, Salini non avrebbe ancora quantificato le sinergie.

Il piano è articolato e ambizioso e il fronte di Gavio già minaccia opposizione: con i propri legali sta valutando di chiedere che l'accordo strategico passi per il voto in assemblea. Una sede, evidentemente, dove il gruppo di Tortona intenderebbe dare battaglia per provare a tornare in sella dopo il ko del luglio scorso.


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