Lavori Pubblici

Lavori all'estero, cresce dell'11% il fatturato per le grandi imprese

Alessandro Arona

Continua ad aumentare la propensione all'estero dei big delle costruzioni. Occasioni anche per le Pmi in Nord Africa ed Europa dell'est

I lavori all'estero continuano a svolgere, per i costruttori italiani, il ruolo di ancora di salvezza a fronte di un mercato italiano in sempre più drammatica contrazione (oltre -6% reale il calo degli investimenti previsto per il 2012).

La propensione internazionale è evidente e dimostrabile per le grandi imprese, dove il fatturato estero è cresciuto in valori assoluti e come quota percentuale anche nei bilanci 2011, come qui di fianco mostriamo (tabella correlata, dati raccolti ed elaborati dallo studio di Aldo Norsa). Molto meno certo è invece il successo all'estero delle medie e piccole imprese. L'Ance spinge moltissimo verso l'internazionalizzazione, con un calendario sempre più fitto di missioni (si veda la tabella qui correlata e i servizi sullo Speciale «Lavori all'estero» sulla versione cartacea di«Edilizia e Territorio») e in sempre nuovi Paesi, ma fatica poi a dimostrare che tutto questo si traduca in commesse e fatturato, e per quali imprese.

Non c'è dubbio però che decine e decine di imprese seguano l'Ance nelle sue missioni, e molte poi provino concretamente a radicarsi in mercati esteri. Le aree più appetibili per le Pmi restano la Romania e altri Paesi dell'Est Europa, dentro o ai confini della Ue (Croazia, Albania, Serbia) e il Nord Africa, seppure con le incognite legate a una transizione post-rivoluzionaria più controversa del previsto (prospettive di crescita in Tunisia e Marocco, grande potenzialità nella Libia e anche – forse – nell'Egitto, una realtà già molto consolidata l'Algeria). Grande seguito ha avuto la missione in Turchia, dove le grandi imprese, in primis Astaldi, sono in forte crescita, ma è difficile che questo si traduca in occasioni anche per le Pmi. Nuovi mercati potenziali sono stati individuati in Ucraina, Cile, Colombia, ma anche in questo caso soprattutto per le grandi imprese.

Tornando alle grandi imprese, i dati di bilancio (consolidati) 2011 segnalano per i primi dieci gruppi per fatturato estero una crescita dei ricavi fuori confine del 10,6%, da 6.078 a 6.723 milioni di euro. Per quasi tutte, fra l'altro, la quota estera cresce anche come percentuale sulla cifra d'affari complessiva.

Un vero boom è stato registrato da tre imprese: Salini, il cui fatturato estero è cresciuto nel 2011 da 725 a 1.144 milioni (+52%), con quota in aumento dal 64 al 77%; poi Pizzarotti, da 208 a 345 milioni (+66%) e una incidenza sul fatturato che sale dal 22 al 32%; infine Condotte, in crescita del 55% (da 195 a 302 milioni) e con quota che sale dal 26 al 39%, e che salirà tra quest'anno e il 2013 prima al 50 e poi al 60% grazie anche all'acquisizione di Inso.
Positivo, anche in termini di commesse, è comunque l'andamento all'estero di quasi tutti i big.
In difficoltà, tra i dieci "campioni internazionali", solo due imprese: Bonatti a causa soprattutto della crisi in Libia, dove era già molto presente, e Rizzani de Eccher, per la crisi internazionale dell'immobiliare e del credito.

IL MERCATO MONDIALE

Nel mercato mondiale delle costruzioni è avvenuto in questi anni un doppio sorpasso, in termini di valore degli investimenti: dell'Asia nei confronti dell'Europa (dal 2008, e con una forbice che continua ad aumentare) e delle infrastrutture rispetto al residenziale (dal 2011).
Tutto questo in un quadro di aumento degli investimenti complessivi, un trend previsto in accelerazione dal 2012 al 2016.
È quanto emerge dal report «Il mercato mondiale delle costruzioni» di Federcostruzioni e Made Expo (elaborato con il Cresme), presentato il 26 settembre e anticipato sullo Speciale «Lavori all'estero» di «Edilizia e Territorio» (scarica il testo rapporto Federcostruzioni-Made-Cresme a questo link )


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