Lavori Pubblici

Il general contractor non piace più: niente bandi e proteste delle Pmi

Alessandro Arona, Alessandro Lerbini, Aldo Norsa

Fin dall'inizio la rosa ristretta di soggetti imprenditoriali abilitati a realizzare opere infrastrutturali di valore superiore a 250 milioni si è allargata al punto da affollare gare che avrebbero dovuto essere invece riservate ai pochi soggetti più blasonati

Tornano le polemiche, in Sicilia, tra le Pmi dell'Ance e le grandi imprese general contractor. Tuttavia questo tipo di appalti (legge obiettivo), non è ormai più utilizzata da nessuno dal 2009.
Le grandi opere ci sono, 77 bandi sopra i 50 milioni di euro in tre anni e mezzo, per un valore pari a 11,4 miliardi di euro nel 2009, 13,8 miliardi nel 2010, 15,5 mld nel 2011, e quest'anno (gennaio-agosto) viaggiano su un aumento del 25% circa.
I grandi numeri dei bandi recenti sono fatti soprattutto di project financing (si veda la tabella integrale qui a sinistra), opere che devono ancora dimostrare, in buona parte, di sapersi finanziare ed essere davvero realizzate, e di non produrre quegli scontri tra grandi e piccole imprese che vanno in scena con i general contractor. Poi ci sono, tra i bandi sopra i 50 milioni, appalti di sola esecuzione e appalti integrati, e anche leasing in costruendo.

Lo strumento
La vicenda dei general contractors dimostra quanto sia difficile in questo Paese impostare una politica industriale che faccia crescere l'offerta a livelli europei.
Infatti fin dall'inizio la rosa ristretta di soggetti imprenditoriali abilitati a realizzare opere infrastrutturali di valore superiore a 250 milioni si è allargata al punto (44 soggetti nella lista ufficiale del Ministero, di cui 38 effettivamente operativi) da affollare gare che avrebbero dovuto essere invece riservate ai pochi soggetti più blasonati.
Ecco che, a tutt'oggi, malgrado alcune uscite di scena, si contano ben 19 imprese di costruzioni generali (tutte incluse tra le prime 45 della classifica di «Edilizia & Territorio» che sarà pubblicata il 22 ottobre) con l'aggiunta di un solo colosso europeo (Strabag), che in Italia opera più direttamente tramite la controllata ex-Adanti. Ma si trovano anche nove società di ingegneria/impiantistica, solo due delle quali, Maire Tecnimont (che l'anno scorso ha scorporato l'impresa generale Tecnimont Civil Construction) e Ansaldo Sts, nei sette anni nei quali la legge è stata applicata, si sono assicurate uno dei 24 maxicontratti, di cui alla tabella qui sotto.
E si trova anche quella formula aggregativa che sono i consorzi stabili, che molti osservatori pensano essere una "scorciatoia" alla crescita imprenditoriale (rispetto, per esempio alle fusioni/acquisizioni) foriera di confusione anziché di chiarezza. Con l'eccezione, ovviamente, di un consorzio centenario e diverso come il cooperativo Ccc che da sempre svolge un ruolo commerciale di ottenimento dei contratti (e anche di centralizzazione degli approvvigionamenti).
Sul piano commerciale, a dieci anni esatti dall'emanazione del primo bando, è possibile un bilancio definitivo, dal momento che l'ultimo bando è stato pubblicato nel luglio 2009 e la più recente aggiudicazione data dal gennaio 2012.

Le polemiche
«Il sistema del general contractor in Italia non funziona: le grandi imprese non hanno capacità tecniche ed economiche e la negoziazione privata sta distruggendo tantissime medio-piccole realtà locali». Il grido di allarme lo lancia Salvo Ferlito, presidente dell'Ance Sicilia, diretto interessato delle difficoltà riscontrate al Sud da chi lavora nei macrolotti: «Solo Anas, Ferrovie e società come Snamprogetti – afferma – hanno le capacità di realizzare e gestire opere simili. Noi non abbiamo tutele: i cantieri parcellizzati permettono al contraente di mandarci via a loro piacimento e non siamo tutelati perché se facciamo causa un giudice, con la lentezza dei tribunali, non ci darà ragione prima di 10 anni, e nessuno di noi resisterà così a lungo. Le grandi imprese ci stanno strozzando e fanno la cresta su di noi. Per non parlare dei continui ritardi nei pagamenti. Sulla Siracusa-Catania in tanti hanno fallito».
Altra prospettiva per Dario Foschini, amministratore delegato di Cmc impegnata in due macrolotti sulla Ss 640 di Porto Empedocle: «Se ci fosse stato uno spezzettamento di bandi – dichiara – saremmo andati per le lunghe, senza contare i notevoli ribassi che sarebbero andati alle stazioni appaltanti. Il general contractor mette un valore aggiunto sui lavori e noi abbiamo assegnato tutto alle ditte locali. Il primo lotto è chiuso mentre stiamo per partire con il secondo. I ritardi nei pagamenti rientrano nella crisi generale che stiamo vivendo. Dobbiamo rimanere uniti per superare questa fase».

Gli enti
Rfi (Gruppo Fs) ha fatto quattro gare a contraente generale (legge obiettivo), tra il 2003 e il 2006, solo quando il Cipe glielo imponeva (Pietro Lunardi ministro). Dopodiché non l'hanno mai più scelto, preferendo per i maxilavori l'appalto integrato o anche, in alcuni casi, l'appalto di sola esecuzione. Autostrade per l'Italia, libera di scegliere, non si è mai avvalsa dello strumento general contractor.
Sia Rfi che Aspi sono in grado di gestire la direzione lavori, e preferiscono farla in proprio; e lo stesso vale per la progettazione, che sempre più tendono a spingere anche oltre il definitivo, tornando in qualche modo allo spirito originario della legge Merloni del 1994.


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