Lavori Pubblici

Cattaneo (Terna): «Stiamo individuando i progetti che possono utilizzare questo tipo di finanziamento»

Giorgio Santilli

Dopo la pubblicazione in «Gazzetta» del decreto sul project bond, confermate le possibili applicazioni allo studio da parte di Terna, Tem e Ital Gas Storage

Decolla il project bond, l'obbligazione che potrà essere emessa dalla «società di progetto» per finanziare (o rifinanziare) sul mercato dei capitali una singola opera o un gruppo limitato di opere.

È stato pubblicato in Gazzetta ufficiale il decreto Grilli-Ciaccia che rende operativo il nuovo strumento, considerato dal ministero delle Infrastrutture una priorità assoluta per il passaggio all'era del finanziamento privato di infrastrutture.

Per completare il quadro normativo resta forse da correggere qualcosa con il secondo decreto interministeriale previsto - quello che estenderà la possibilità di dare garanzie alle fondazioni bancarie - soprattutto sui requisiti della garanzia che deve essere «esplicita, irrevocabile, incondizionata, scritta».

Alcuni di questi requisiti, finalizzati proprio a rafforzare l'appetibilità del bond sul mercato, rischiano però di tagliare fuori alcuni possibili "garanti" di mercato, soprattutto tra le banche. Un aggiustamento della norma, soprattutto su «irrevocabile» e «incondizionata», potrebbe garantire il risultato concedendo comunque maggiore autonomia ai soggetti garanti.

La pubblicazione del decreto rende comunque operativo lo strumento. In pole position restano quelle società che per prime hanno creduto allo strumento e si sono mosse per strutturare un'emissione in tempi rapidi: Ital Gas Storage, Tangenziale esterna Milano (Tem) e Terna, che aveva confermato il proprio interesse a luglio per voce del suo amministratore delegato, Flavio Cattaneo.

«Va giudicata positivamente - aveva sottolineato Cattaneo - l'introduzione dei project bond rispetto ai quali stiamo individuando i progetti che possono utilizzare questo tipo di finanziamento». C'è la convinzione che il project bond possa offrire condizioni vantaggiose di finanziamento.

Alla società della rete elettrica frenano però entusiasmi troppo facili sui tempi di emissione, mentre le voci di mercato parlano di un'emissione brownfield (cioè rifinanziamento di opere già finanziate) dell'ordine di un miliardo. «Abbiamo avviato con l'Autorità per l'energia e il gas - dice la società - gli approfondimenti sui necessari passaggi tecnici e regolatori». In particolare, si dovrà preventivamente definire la remunerazione degli asset e stabilizzarne il valore nel tempo.

Chi continua a puntare su tempi rapidi per il project bond è invece Tem che conta di risolvere con questo strumento anche i noti problemi di equity. Se i costi non lieviteranno ulteriormente, serve una provvista complessiva di 1,7 miliardi di cui 1-1,2 miliardi potrebbero arrivare dal project bond.
Era stato anche il viceministro alle Infrastrutture, Mario Ciaccia, padre dello strumento, a confermare l'intenzione di Tem di procedere speditamente e aveva assicurato tutto l'impegno del ministero per garantire un rapido decollo che risolvesse anche i problemi più generali di finanziamento di queste opere.

Tira dritto anche Ital Gas Storage che ha messo in programma investimenti in depositi di stoccaggio per 700 milioni nei prossimi tre anni.


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