Lavori Pubblici

Scoppia la crisi Pedemontana Lombarda: dimissioni a sorpresa dell'amministratore delegato. La Provincia non riesce a ricapitalizzare, a rischio i cantieri già avviati e quelli da avviare

Massimiliano Carbonaro

Pedemontana Lombarda sempre più una barca senza nocchiero: l'amministratore delegato Bruno Soresina, in carica dal dicembre 2011, si è dimesso. È il quarto Ad a saltare in meno di 3 anni. A farlo lasciare è la difficile situazione finanziaria in cui si trova in questo momento la nuova concessionaria che non trova nel suo socio di riferimento, la Provincia di Milano, un partner solido e affidabile.
La crisi della Provincia ha molte facce, si chiama TEM, dove in tempi brevissimi è chiamata a procurare 30 milioni di euro, ha il volto della SEA la cui cessione delle quote è uno dei temi meneghini più caldi (l'ente pubblico detiene il 14,56% della società che gestisce gli aeroporti di Malpensa e Linate), ma soprattutto ha l'aspetto di Pedemontana lombarda. La Provincia attraverso Asam, la holding che raccoglie le sue partecipazioni azionarie di cui possiede l'80,8% di azioni, controlla al 52,9% la Milano-Serravalle, che a sua volta è il principale socio della nuova autostrada lombarda con un 68% di partecipazioni.
La situazione è diventata incandescente proprio nei mesi estivi quando è diventato drammaticamente chiaro che gli istituti bancari non avrebbero concesso a Pedemontana Spa il prestito ponte di 150-200 milioni di euro ponendo sotto i riflettori appunto la presenza massiccia dell'ente guidato da Guido Podestà, ma soprattutto mettendo a rischio i cantieri relativi al primo lotto, lavori partiti a inizio 2010 per 629 milioni di euro da parte di un general contractor guidato da Impregilo, lavori che sono a questo punto a rischio chiusura, e la partenza del secondo maxi lotto per 1,7 miliardi di euro affidato lo scorso febbraio ad un'Ati capitanata dagli austriaci di Strabag.

Il nodo finanziario e l'equity insufficiente. Pedemontana costa 5 miliardi di euro compresi gli oneri, ma può godere di un contributo pubblico super pari a 1,2 miliardi di euro e di un'equity da 536 milioni di euro (il 10% del totale) invece considerato insufficiente da parte del mondo bancario che vorrebbe una partecipazione societaria di almeno un miliardo di euro. Il resto tocca al mercato sotto l'aspetto di vari interlocutori: in particolare le trattative sono in atto con Cassa depositi e Prestiti per un miliardo di euro e con la Bei. Il mancato arrivo del prestito ponte e il fatto che al momento l'equity a disposizione è solo di 200 milioni di euro rende le casse di Pedemontana molto traballanti. Tanto che per non arrivare al blocco dei lavori, la concendente Cal – la società mista Anas Regione Lombardia – si sta impegnando con un piano di emergenza che mette in gioco la stessa Impregilo disponibile ad anticipare 250 milioni e sopratutto si lavora alla possibilità di riuscire ad erogare il contributo pubblico all'80%, mentre finora questa quota era pari al 35% di ogni avanzamento lavori.

Una partita tutta politica. Il prestito ponte avrebbe consentito a Pedemontana di arrivare a metà 2013 con tranquillità e quindi riuscire a sciogliere i problemi societari e risolvere il tema del closing finanziario. Invece la concessionaria autostradale si trova senza ad in un momento delicatissimo, ma senza che ci fosse il reale bisogno che Soresina si dimettesse in questa fase visto che per l'11 settembre era già fissato un Cda, e che la Provincia stava appunto lavorando ad un piano di cessione delle sue partecipazioni e appunto Cal stava dispiegando il suo piano di salvataggio. Ma non è la prima volta che l'ad viene a mancare improvvisamente. Nel cimitero degli amministratori delegati di Pedemontana la prima lapide è quella di Fabio Terragni saltato il primo ottobre del 2009 in seguito alla più classica operazione di spoil system voluta dalla Provincia. Fu seguito da Salvatore Lombardo che resse questa carica fino al 28 aprile del 2011 quando di nuovo ci fu un cambio al vertice: al suo posto subentrò Bernardo Magrì che però non era destinato a durare a lungo. Il nuovo ad come nel calcio non arrivò a mangiare il panettone e l'11 dicembre 2011 troviamo su una poltrona diventata decisamente scomoda il dottor Soresina.

Massimiliano Carbonaro


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