Lavori Pubblici

Project bond, l'Italia è primo Paese nell'Ue ad adottare norme e incentivi fiscali per finanziare le grandi opere

Giorgio Santilli

L'Italia punta a colmare il gap con l'Europa, grazie all'introduzione del project bond, le obbligazioni ad hoc per finanziare le opere pubbliche

Sul project bond l'Italiacerca di fare il triplo salto mortale: da cenerentola europea delle infrastrutture ad apripista continentale.

Il varo definitivo del decreto legge sviluppo al Senato ci mette, infatti, in una condizione assai particolare dello scenario europeo che consente al viceministro alle Infrastrutture, Mario Ciaccia, di parlare di «project bond italiano» distinto da quello che sta prendendo corpo neldibattito europeo: siamo l'unico tra i grandi paesi Ue ad avere ora una compiuta disciplina legale specifica per l'emissione e per le garanzie di queste obbligazioni rispetto a quella generale per le obbligazioni societarie; siamo l'unico paese ad avere un regime fiscale privilegiatorispetto alle altre obbligazioni societarie, con l'esenzione totale per gli investitori residentiin paesi «white list» e un'aliquota del 12,5% per altri investitori, pari a quella dei titoli di Statoper i project bond emessi nei prossimi tre anni; siamo anche l'unico paese convinto, non da oggi,chequesto strumento possa risolvere importanti problemi di finanziamento delle infrastrutture.

La differenza rispetto all'era di Giulio Tremonti, che pure fu il primo a rilanciare questa idea su scala europea, è che le cose ora si sono fatte e i project bond hanno un regime giuridico ad hoc che risolve molti dei nodi che finora avevano reso non conveniente o impossibile emetterli.

Anche in Europa qualcosa si muove: lo documenta un lavoro curato da Vinicio Trombetti, socio dello studio legale Simons&Simmons.

Il Senato france se ha elaborato lo scorso febbraio una definizione di project bond n cui si fa
riferimento a una segmentazione dell'emissione in due o più classi di titoli con diverso grado
di subordinazione e al rilascio di una garanzia pubblica per le classi subordinate. Il Parlamento
sta valutando quindi l'inserimento di regole specifiche per i bond. I francesi hanno sperimentato in passato un paio di operazioni sullo Stade de France nel 1998 e sull'autostrada A28 nel 2002, ma poi tutto si è fermato e il mercato non appare maturo oggi. Ancora più indietro la Germania, dove non esiste normativa specifica e gli unici tentativi di mercato sono stati quelli della Kfw, la cassa depositi e prestiti tedesca. Il trattamento fiscale è lo stesso delle obbligazioni societarie.

Discorso diverso per il Regno Unito, dove esiste un mercato dei project bond che però ha ancora significativi margini di crescita e soprattutto ha privilegiato finora le operazioni realizzate nella fase successiva alla fase di costruzione per rifinanziare prestiti erogati dal sistema bancario (opzione che è stata inserita ora anche in Italia con il decreto sviluppo).

Anche in Gran Bretagna, comunque, il trattamento fiscale non è agevolato, ma equiparato a quello delle obbligazioni societarie. Si discute, tuttavia, l'introduzione di un regime fiscale agevolato, a conferma che nel vecchio continente si va facendo strada l'idea che il PB possa risolvere non pochi problemi di finanziamento delle infrastrutture.

In Italia ora per il decollo manca solo il decreto interministeriale Economia-Infrastrutture che deve individuare i soggetti autorizzati a prestare la garanzia (il cosiddetto wrapping). La prima bozza individua come soggetti garanti le banche italiane e comunitarie, gli intermediari finanziari, le compagnie assicurative, la Cassa depositi e prestiti, la Sace, la Bei.

Tutto rinviato a un successivo regolamento, invece, per fondazioni bancarie e fondi privati.


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