Lavori Pubblici

Salini vince il primo round, ma la guerra per Impregilo rischia di danneggiare l'impresa

Aldo Norsa

L'infuocata assemblea di ieri è finita nel nulla. Il volto sulla revoca del Cda è stato rinviato di cinque giorni. La battaglia per la conquista del più grande player italiano delle costruzioni, si concluderà (forse) il 17 luglio

Salini vince il primo round nella sfida per la conquista di Impregilo, ma la battaglia in corso tra i contendenti rischia di avere pesanti ripercussioni sull'azienda.

Questo è il pericolo registrato assistendo al triste copione dell'assemblea di Impregilo a Milano ieri. I gruppi Salini e Igli (Gavio), entrambi a un soffio dal 30% del capitale, dopo essersi confrontati su piani industriali (incentrati il primo su una fusione imperniata nelle costruzioni, il secondo sulla diversificazione nelle concessioni, nelle quali Impregilo fattura già più del doppio dell'impresa generale inseguitrice Ghella) di fronte a una platea di piccoli azionisti attoniti si sono confrontati su questioni legali di reciproca delegittimazione, come se si fossero trovati nei tribunali (dai quali peraltro erano appena reduci senza risultati dirimenti). Ordine del giorno dell'assemblea era la revoca degli amministratori in carica (a partire dal presidente, Fabrizio Palenzona, e dall'amministratore delegato, Alberto Rubegni), chiesta da Salini, con successiva nomina di un nuovo consiglio di amministrazione.

A parte le schermaglie procedurali (con richiesta di rinvio dell'assemblea da parte di Gavio in attesa di chiarimenti giudiziari, messa in discussione delle deleghe di entrambi e contestazione di Salini a Gavio di «concerto occulto») la discussione è stata interessante. Il primo interrogativo che serpeggiava, soprattutto tra gli azionisti di più lunga data riguardava l'interesse improvviso natio per Impregilo, impresa nata nel 1994 dal progetto Concordia per fusione di cinque imprese, da allora quotata in Borsa e contendibile quando Gemina era socio di riferimento e poi quando, nel 2005, era subentrata Igli.

Il dubbio è che possa fare giola il "tesoretto" che, dopo l'incasso di crediti per 335 milioni del progetto Rsu Campania (con altri 200 attesi), si rinforzerà con i 763 milioni offerti dal gruppo Almeida per il 19% della società concessionaria brasiliana Ecorodovias (il cui "pacchetto" - 29% - ha decuplicato il valore dal 1998), nonché i più di 250 milioni pro quota dalle penali che un giorno o l'altro pagherà la società Stretto di Messina. Con questi numeri un'Opa lanciata tanto dallo sfidante Salini che dal "difendente" Gavio) potrebbe autofinanziarsi in quanto, ai corsi attuali, il 70% del capitale costerebbe poco più di un miliardo. Ma comporterebbe il rischio di lasciare l'azienda "svuotata" di un'invidiabile liquidità, come è per esempio avvenuto con Parmalat. Altro rischio è la paralisi decisionale fintanto che, come auspicato da molti, i due soci industriali (se nessuno vuole lanciare un'opa né vendere le sue azioni) non si siedano intorno a un tavolo per collaborare nell'interesse di tutti.


Intanto l'infuocvata assemblea di ieri è finita nel nulla. Il volto sulla revoca del Cda è stato rinviato di cinque giorni. La battaglia per la conquista del più grande player italiano delle costruzioni , si concluderà (forse) il 17 luglio.


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