Lavori Pubblici

Anteprima classifiche 2012, andando all'estero i big «dribblano» la crisi

Aldo Norsa

Primi dati e prime analisi sui bilanci 2011 delle imprese di costruzione, di produzione e di impianistica/ingegneria

I volumi d'affari delle grandi imprese del mondo delle costruzioni sono più che mai sostenuti dall'estero, almeno per quelle realtà imprenditoriali che hanno potuto per tempo rivolgersi fuori confini (operando in loco, nel caso della costruzione e dell'impiantistica, esportando anche dall'Italia nel caso della produzione e dell'ingegneria). Non certo per quante si affannano oggi, quando le difficoltà nel mercato nazionale rischiano di essere un handicap insormontabile.

Esaminando insieme i tre settori in cui si articola l'offerta (su «Edilizia e Territorio» lo Speciale «Anteprima classifiche», nove pagine di tabelle e analisi), si nota che le crescite di fatturato maggiori interessano proprio le aziende più "esportatrici". Partendo dal vertice, nel 2011 campioni di crescita sono Salini Costruttori (già l'anno prima aumentato grazie alla fusione con Todini) e nell'impiantistica (siderurgica) Danieli, entrambi con proiezioni all'estero superiori ai tre quarti. Con tassi rispettivamente del +27,6% e +21,1 per cento. Questo motiva l'ambizione di Salini di accelerare ulteriormente la scalata al vertice italiano con una fusione con Impregilo. Anche se l'esclusione dell'attività nelle concessioni rischia di indebolire il campione che nascerebbe da questa ambiziosa operazione.

Altrettanto forti all'estero, e per questo parimenti votati alla crescita, sono i due gruppi alfieri del "made in Italy", Saipem (Eni) e Astaldi, che nell'ultimo esercizio registrano crescite di fatturato del 13 e 14,5 per cento. Astaldi, in particolare, pur limitando la quota estero nel bilancio 2011 al 54%, sta firmando contratti di tale importanza da portarla sicuramente ad almeno due terzi.
Il resto del campione, al vertice, ha tassi di crescita inferiori ma sempre rispettabili nella crisi attuale.

Il gruppo cooperativo Cmc, il quotato Trevifin (che nel 2011 è ormai più produttore di macchine che costruttore di opere, ovviamente per il sottosuolo), Cementir (che fa capo alla holding Caltagirone) hanno tutti tassi superiori al 10% (rispettivamente dell'11,7, 11,4 e 10,2%).
Un caso a sé è quello di Impregilo, che solo occasionalmente, nel 2011, perde la prima posizione delle costruzioni. Infatti la sua crescita "rimbalza" nel primo trimestre 2012 al 24,5% portando la quota estera all'83 per cento.

Dal punto di vista della redditività il gruppo che presenta il miglior rapporto tra risultato netto e cifra d'affari nel 2011 è Impregilo, che può vantare un net margin dell'8,4%, ma è l'impiantistica il settore che mediamente registra la situazione migliore con tutte i gruppi presi in esame in attivo e con i tre campioni del settore con net margin oltre il 6% (nello specifico Saipem 7,3%, Danieli 6,1% e Ansaldo Sts 6%).

Nell'esercizio 2011 scendono da sette a sei (su 30) i gruppi che presentano una posizione finanziaria netta attiva, nonostante la new entry in questo ristretto gruppo di Salini Costruttori, che però non controbilancia il passaggio all'indebitamento della holding Maire Tecnimont e, tra i gruppi di minor dimensione, del produttore di ascensori e scale mobili Nice. Gli altri gruppi "virtuosi", oltre al già citato Salini, si confermano Danieli, Ansaldo Sts e Rosetti Marino (tra gli impiantisti); Vianini Lavori (tra i costruttori) e De' Longhi (tra i produttori).
Al contrario sono tre i gruppi (tutti tra i costruttori) che mostrano a fine 2011 un rapporto di debt/equity che supera l'unità: Cmc (1,14), Impresa (5,54), fortemente "provato" dall'acquisto di un ramo d'azienda Btp e il più piccolo, specializzato in edilizia, Zh (Zimmerhofer) (3,37).

Quanto alla capitalizzazione, Italmobiliare, che fa capo al gruppo familiare Pesenti, si conferma la realtà più patrimonializzata (5,5 miliardi su 5 di fatturato) seguito da Saipem (4,8 miliardi su un fatturato quasi triplo) e da Buzzi Unicem (2,8 miliardi, solo di poco superiore al fatturato). I rapporti tra capitale e fatturato dei gruppi delle costruzioni sono molto più penalizzanti: nel caso di Impregilo il patrimonio vale poco più della metà.


© RIPRODUZIONE RISERVATA