Lavori Pubblici

Crisi, la Dec di Bari chiede il concordato preventivo

Massimiliano Scagliarini

La più grande impresa di costruzione del Sud, travolta dalla stretta creditizia e dalle inchieste giudiziarie, cerca di evitare la dichiarazione di fallimento. Cantieri bloccati

Debiti per oltre 700 milioni, l'effetto combinato della stretta creditizia e delle inchieste giudiziarie che ne hanno coinvolto i vertici: e così per la Dec di Bari è arrivato il momento del concordato preventivo. La società che fa capo alla famiglia De Gennaro, prima impresa di costruzioni del Mezzogiorno, presenterà una proposta «entro la prima metà di luglio», cioè prima che il Tribunale di Bari decida su una delle numerose istanze di fallimento depositate in questi mesi dai fornitori.

Una vera corsa contro il tempo. A marzo una inchiesta della procura di Bari su alcuni appalti del Comune ha portato agli arresti domiciliari due dei fratelli De Gennaro, Daniele (responsabile commerciale) e Gerardo (consigliere regionale eletto con il Pd). Il terzo fratello, Vito, all'epoca amministratore della Dec, è in attesa che il Riesame si pronunci sul ricorso della procura, che aveva chiesto l'arresto anche per lui. L'inchiesta (51 indagati, in maggioranza professionisti e funzionari di Comune e Regione) ha anche comportato il sequestro conservativo di beni per oltre 25 milioni di euro, restituiti solo in parte. E così la capogruppo, già in condizione di tensione finanziaria, si è trovata in difficoltà con il pagamento degli stipendi: questo ha causato il blocco di tutti i cantieri sparsi per l'Italia.

Da Genova (l'appalto di Grandi Stazioni), a Torino (il cantiere interrato di Porta Nuova), da Isernia (la Fondazione "Giovanni Paolo II") a Bari (la metropolitana per l'aeroporto) i lavori della Dec si sono congelati. Per quasi tutti i lavoratori dei cantieri («circa 200», secondo fonti sindacali) è scattata la cassa integrazione in deroga fino a 24 mesi, così come per i circa 80 impiegati della direzione amministrativa che si trova a Bari (dove l'azienda ha ri-trasferito anche la sede legale, che lo scorso anno era stata portata da Milano a Roma).

Nel frattempo lo studio romano Di Gravio sta predisponendo la proposta di concordato preventivo per Dec e per un'altra società della famiglia De Gennaro, la Istria Sviluppo. A quanto si apprende, sarà un concordato liquidatorio, ma verrà esplorata la possibilità di trasferire il portafoglio lavori (che ammonta a circa 150 milioni) in due newco (Nuova Dec e Nuova Istria) già costituite.

La situazione però è molto delicata. Viste le dimensioni dell'azienda (250 dipendenti, fatturato di circa 150 milioni) l'eventuale dichiarazione di insolvenza (il 18 luglio si discute l'istanza di fallimento presentata da un fornitore) farebbe infatti scattare le procedure della Prodi-bis, dunque il commissariamento che la famiglia De Gennaro vorrebbe evitare. Ecco quindi l'idea del concordato, che prevederà la cessione dei beni patrimoniali (forse anche quelli delle controllate) e del portafoglio ordini, mentre gran parte dei crediti risultano già factorizzati. Nel bilancio 2010 (ultimo approvato), Dec esponeva debiti per 726 milioni di cui 108 verso fornitori e 78 verso il sistema bancario, cifre che potrebbero essere ulteriormente cresciute negli ultimi 12 mesi.


© RIPRODUZIONE RISERVATA