Lavori Pubblici

Forte impatto del decreto sviluppo, ma resta il nodo dei pagamenti Pa

Giorgio Santilli

L'Ance si tiene stretto il decreto sviluppo, che consentirà, almeno nel 2013, di non produrre un nuovo dato negativo per il mercato delle costruzioni. Il ringraziamento del presidente Buzzetti al Governo Monti, in questo senso, non è formale: «un provvedimento molto positivo dopo tante politiche depressive» è un giudizio che non lascia spazio a ombre. All'ultimo momento l'Ance non ha voluto rivelare la stima dell'impatto del decreto sviluppo sul settore, ma è ragionevole pensare che nel 2013 si avvicini ai due punti percentuali di crescita degli investimenti in costruzioni, per un valore assoluto dell'ordine di 1,5 miliardi. Un impatto positivo e notevole, quindi.

Eppure la crisi si sta talmente avvitando che si ha l'impressione che ormai non basti più neanche il decreto sviluppo a ridare slancio e serenità al settore. Non sono tanto le richieste di ulteriori misure – come l'esenzione dell'Imu sull'invenduto – a trasmettere questa impressione. Né le previsioni che necessariamente, in questa prima fase, devono essere caute. Tanto meno le previsioni che scontavano già un peggioramento dello scenario. No, a preoccupare è piuttosto il fatto che anche in molti settori collegati all'edilizia non si percepisca la necessità di una frustata a tutto campo per ripartire.

La polemica montante sul bonus 55% per il risparmio energetico, che si sarebbe dovuto privilegiare, lasciando un'aliquota più vantaggiosa rispetto al generico bonus per le ristrutturazioni, è sbagliata e oggi può rispondere solo a interessi specifici. Senza negare la priorità del risparmio energetico e dell'innovazione tecnologica connessa, che in qualche modo andrebbero tutelate nel medio periodo, il bonus 50% consente – oltre alla frustata – anche investimenti di qualità, urgenti e importanti, per esempio nel campo della prevenzione antisismica.

Il punto vero dell'ombra che aleggia sul settore resta la difficoltà delle imprese ad andare avanti. Il bisogno di liquidità di imprese in credito con la pubblica amministrazione. Se il Governo vuole cominciare a vedere la luce fuori del tunnel, non può continuare a far finta che questo problema non esista o si possa risolvere con qualche momentaneo bluff. Va risolto alla radice, facendo emergere e pagando quanto lo Stato (nelle sue varie accezioni) deve alle aziende.


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