Lavori Pubblici

Project bond, rimane aperto il nodo delle garanzie

Giorgio Santilli

Tem pronta al "battesimo" del nuovo strumento finanziario con un'operazione da 1,5 miliardi. Assicurato lo stesso regime fiscale previsto per i titoli di Stato

Sui project bond per le infrastrutture il dado è ormai tratto. È il commento quasi unanime degli operatori che fanno da ponte fra i mondi della finanza, dei concessionari e dei costruttori. Si apre una nuova stagione nel finanziamento di lavori pubblici con capitali privati: la norma contenuta nell'articolo 1 del decreto legge sullo sviluppo porta a soluzione molti dei problemi che in questi anni hanno ostacolato o hanno reso poco appetibile l'effettivo decollo delle obbligazioni emesse dalle «società di progetto» che realizzano opere e impianti. In particolare, il «project bond all'italiana» consentirà di fare provvista di risorse finanziare nella fase della costruzione che non contempla cash flow derivante direttamente dallo sfruttamento dell'opera.

Resta ancora un problema da risolvere. Proprio il fatto che i project bond debbano essere emessi durante la fase di costruzione del progetto, rende questi prodotti ad alto rischio. È stata quindi prevista dalla disciplina legislativa, con l'obiettivo di limitare o eliminare il rischio in fase di costruzione, una garanzia specifica che prende il nome di «wrapping». Prima del credit crunch questo genere di garanzia veniva fornita da operatori specializzati, con prodotti specifici. Ora una nuova soluzione va trovata. Già il decreto legge 1/2012 ha previsto, all'articolo 41, comma 3, che questa garanzia sia prestata «dal sistema finanziario, da fondazioni e da fondi privati, secondo le modalità definite da decreto del ministro dell'Economia e delle finanze, di concerto con il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti». Questo decreto non ha ancora visto la luce.
Al recente convegno tenuto alla Bocconi, il viceministro alle Infrastrutture, Mario Ciaccia, ha fatto capire che una soluzione è vicina e ha espressamente citato la Cassa depositi e prestiti, sostenendo che le obbligazioni potranno essere garantite «da rating sostanzialmente pubblici». Un'altra ipotesi che pure è circolata è che a fornire queste garanzie possa essere Sace, che pure l'altro decreto legge approvato venerdì, quello sulle dismissioni, prevede in trasferimento alla Cdp.

L'articolo 1 del decreto legge sullo sviluppo risolve però, in materia di project bond, alcuni problemi non di poco conto. Oltre a garantire per queste obbligazioni lo stesso regime fiscale dei titoli di stato (12,50%) sugli interessi, che ha fatto litigare ancora in Consiglio dei ministri Corrado Passera e Vittorio Grilli, un passo avanti arriva per il trattamento fiscale delle garanzie stesse e in particolare per le operazioni che le riguardano, come surroghe, posterogazioni, frazionamenti e cancellazioni anche parziali: imposte di registro, ipotecarie e catastali in misura fissa. Altra evoluzione legislativa positiva è data dal comma 4 dell'articolo 1 che ammette l'emissione di project bond anche per due nuove finalità prima non previste: il rifinanziamento del debito precedentemente contratto per la realizzazione delle infrastrutture da parte dei concessionari già operativi; il finanziamento di opere connesse al servizio di pubblica utilità di cui l'emittente sia titolare.

Intanto sembra scontato che a tenere a battesimo i project bond, almeno sul fronte delle grandi opere di trasporto, sarà la tangenziale esterna di Milano (Tem) che sta studiando un'operazione fino a 1,5 miliardi. La società, che ha inaugurato i cantieri la settimana appena conclusa, è intenzionata ad andare avanti con l'operazione e ha messo al lavoro i propri consulenti legali e finanziari prima di formalizzare l'incarico a un advisor (in pole position sembra esserci Bnp Paribas).
Un tentativo di avviare il dossier lo hanno fatto anche le due pedemontane, veneta e lombarda, ma per il momento l'operazione non è andata avanti.


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